LIBRI SULLA BALBUZIE

LIBRI SULLA BALBUZIE

I LIBRI PUBBLICATI DAL DOTT. ANTONIO BITETTI

Il dott. Antonio Bitetti, psicologo-psicoterapeuta, ha vissuto in prima persona il problema della balbuzie. Fondatore dell’Istituto Europeo per la Balbuzie, è attivamente impegnato nella divulgazione di un metodo innovativo per la cura della balbuzie, denominato: Approccio Integrato.

La balbuzie è un problema che affligge molte persone e presenta tuttora molti lati oscuri. Con il suo primo libro, dal titolo: Analisi e prospettive della balbuzie, Ed. Positive Press, Verona,2001, il dott. Bitetti ci prospetta le linee guida del suo innovativo metodo di cura della balbuzie, traendo spunto dalla sua personale esperienza di guarigione.

Un nuovo metodo di cura della balbuzie diviene così, non solo un mezzo per risolvere il problema specifico, ma diventa una occasione per ristrutturare l’intero modo di pensare della persona che soffre di questo problema. Un pensiero positivo a tutto vantaggio di una comunicazione forte e sicura.

Nella prefazione al libro del dott. Bitetti, il dott. Cesare De Silvestri, Psichiatra, Didatta SITCC, Fellow e Supervisor dell’Institute for Rational-Emotive di New York, scrive:

Il libro del dott. Bitetti mi sembra importante ed utile proprio per questo. Specialmente le parti in cui narra in prima persona la sua esperienza talvolta dolorosa di balbuziente in cerca di guarigione, i suoi incontri, i suoi insuccessi e infine la sua guarigione.

Dopo la rilettura del testo, mi tornano continuamente davanti la figura e la storia di un personaggio: un balbuziente che non ha mai perduto la speranza di guarire, che si è dedicato con tenacia, con ostinazione, quasi con rabbia alla lotta senza quartiere contro la sua sofferenza. Che non ha mai voluto accettare la sia posizione di svantaggio, d’inferiorità, d’emarginazione e peggio. Ricordo una frase di Benedetto Croce e la cito a memoria:

poiché la linea del possibile si sposta grandemente davanti alla volontà che veramente vuole…….

Nel suo secondo libro sulla balbuzie, dal titolo: La Balbuzie. Un problema relazionale, Armando Editore, Roma, 2006, il dott. Bitetti approfondisce gli elementi interni della balbuzie, le difficoltà che il balbuziente vive nel momento in cui si relaziona.

Molto spesso, infatti, ci si sofferma più sull’aspetto manifesto e meno sul dinamismo interno. Questo volume è orientato ad una riflessione più psicologica del problema, a quel modo di pensare e di vivere l’esperienza del comunicare, tipico del balbuziente.

Esaminando il cammino personale dell’autore, ed anche le esperienze di personaggi più o meno noti che hanno sofferto di questo problema, il libro esplora le aree interne di quel complesso universo chiamato balbuzie. Il dott. Bitetti mette in rilievo quei meccanismi riscontrabili nell’interazione interpersonale, ed il suo linguaggio caratteristico, cogliendone interessanti elementi.

Emerge così un dato importante: la balbuzie può essere intesa come sintomo di un disagio nel relazionarsi, espressione di una difficoltà a posizionarsi adeguatamente in una interazione dialettica; un disturbo che può avere dunque un significato di copertura, un sintomo per distogliere l’attenzione dal suo vero significato profondo.

Una argomentazione che avvalora la tesi di coloro che sostengono la valenza eminentemente psicologica, rispetto a coloro che intravedono una base organica e genetica della balbuzie.

Con il suo terzo libro, dal titolo: La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, Milano, 2010, il dott. Bitetti diventa certamente un autore di punta nel panorama della ricerca e nell’interpretazione del problema balbuzie, non solo in Italia.

Partendo da alcuni passi della presentazione di questo libro, egli sottolinea la necessità di spiegare al vasto pubblico, che la balbuzie si può e si dovrebbe guarire, ma non in termini prettamente rieducativi, ma andando più in profondità, andando ad esplorare tutto quello che si nasconde dietro questo sintomo.

Il balbuziente molto spesso mette in dubbio la possibilità di una effettiva guarigione del suo problema, anche a causa di una cultura sbagliata che tende a vedere la balbuzie difficilmente affrontabile in età adulta.

Il balbuziente non ha bisogno di essere rieducato nel linguaggio, è lo sa benissimo, invece ha la necessità di migliorare sensibilmente la propria sicurezza nel rapporto con gli altri. Ha la necessità di espandere la propria sicurezza personale e la sua personalità in maniera genuina e serena, senza quella censura della componente energetica, essenziale per un adeguato confronto con gli altri.

Certamente, come afferma il dott. Bitetti, non si può affrontare in terapia un balbuziente adulto, se non lo si mette a confronto con il suo passato di bambino balbuziente, con tutto il suo tortuoso cammino evolutivo. A differenza dell’adulto, o dell’adolescente balbuziente, il bambino che balbetta non mostra forti resistenze, non è ancora fortemente legato al suo sintomo e quindi, coopera egregiamente nella terapia.

La balbuzie infantile invece rappresenta una fase mal riuscita di questa evoluzione, dal balbettìo al linguaggio sano ed efficace. Su questo blocco evolutivo, possono incidere importanti aspetti  relazionali. Per evitare questo rischio di cronicizzazione e quindi di balbuzie è necessario intervenire precocemente.

Di solito la balbuzie infantile, cioè la balbuzie del bambino di 3-4 o la balbuzie del bambino con meno di 5 anni, di solito non viene trattata, si tende ad aspettare che ci cronicizzi, per essere sicuri che la sintomatologia sia certa, su di una diagnosi sicura. Solitamente si tende a  pensare che possa regredire spontaneamente.

il dott. Bitetti è di parere diverso. Egli ha introdotto un interessante percorso terapeutico, adatto ai genitori di bambini con balbuzie di 3-4 anni. Non solo, ma anche nei bambini di 5 anni che balbettano ancora e che presentano aspetti suscettibili di diventare elementi di cronicizzazione della sintomatologia e quindi, di balbuzie vera. I pediatri sono cauti ed attendisti, i terapeuti del linguaggio rinunciano perché non hanno strumenti adatti per affrontare gli aspetti iniziali della balbuzie infantile.

L’Approccio Integrato alla sintomatologia del bambino balbuziente di 3-4 anni, o 5anni, a differenza del modello terapeutico rivolto a pazienti più grandi, è focalizzato a correggere principalmente gli atteggiamenti dei genitori, ed è rivolto espressamente ad essi, senza la presenza del bambino, per evitargli paure immotivate. Questo lavoro si basa sulle intuizioni e su ricerche d’avanguardia circa le cause della balbuzia infantile, in età prescolare.

Viene affrontata la dinamica comunicativa intra familiare e vengono corrette tutte quelle difficoltà che il dott. Bitetti ritiene essere fondamentali nel chiarire tutta la dinamica in questione, per permettere di recuperare quella serenità di fondo nel bambino, necessaria per parlare bene ed allontanarsi il prima possibile dal rischio che diventi balbuzie vera e propria.

Questa importante ricerca del Dott. Bitetti sulla balbuzie infantile, sostenuta da testimonianze di genitori di bambini sottoposti al trattamento, sarà oggetto di divulgazione su alcune riviste scientifiche americane del settore e fanno parte di una ricerca più ampia e dettagliata  del suo ultimo libro, che affronta il meccanismo del controllo sulla parola e su altri disturbi similari, dal titolo: Emozioni, Comportamento e Controllo, IEB Editore, Milano 2016.

 

IL CONTROLLO DELLE EMOZIONI NEL DINAMISMO DELLA BALBUZIE

 

IL CONTROLLO DELLA PAROLA

Il controllo della bocca che osservo sistematicamente nei miei pazienti affetti da balbuzie, nasconde una tendenza a trattenere emozioni intrise di rabbia e di aggressività. E’ possibile  notare anche una forte tendenza a trattenere le emozioni positive, fatte di gioia e di abbandono fiducioso alla vita. Come se il balbuziente vivesse il tutto in una dimensione di forte rigidità, con la propensione a chiudere il rubinetto energetico, nella irrazionale paura di chissà quali effetti.

Nella letteratura scientifica riguardante le ricerche sulla balbuzie, non vi sono studi specifici che mettono in relazione il meccanismo di controllo dell’apparato fonatorio e la sintomatologia del balbettare. Io ho cominciato a parlarne già molti anni fa (Bitetti A. Analisi e prospettive della balbuzie, Verona, 2001) e ho continuato le mie ricerche, anche attraverso il lavoro costante con il modello di terapia da me ideato e denominato:  “Approccio Integrato” (Bitetti A. La Balbuzie Approccio Integrato, Milano, 2010).

Se dovessi definire in maniera pratica cos’è il problema della balbuzie, direi con una certa sicurezza, dettata da una ventennale esperienza di lavoro in tale settore, che il balbuziente balbetta, perché adotta una strategia psicologica antitetica al normale funzionamento della fonazione.

Affermare questo non è semplice, neanche per me che curo balbuzienti da molti anni, perché non è semplice pensare che un meccanismo di controllo possa essere così diretto ad influenzare negativamente il linguaggio; eppure, le prove a mia disposizione orientano tutte in questa direzione.

Difatti, qualsiasi strategia che distolga l’attenzione dal controllo sulla parola, permette rapidamente al balbuziente di esprimersi normalmente. Il controllo nella balbuzie è una cattiva abitudine appresa e mantenuta viva per parecchio tempo. Siamo in presenza di un apprendimento sbagliato, ma probabilmente adattativo in una esperienza ritenuta critica in un dato periodo dell’infanzia. Il problema nasce quando quel comportamento viene protratto nel tempo, credendo che l’emergenza debba durare necessariamente al di là di quel periodo.

 

IL NORMOLOQUENTE NON CONTROLLA IL SUO LINGUAGGIO

Mentre il normoloquente, cioè colui che non balbetta, non controlla la bocca in nessuna circostanza della vita di relazione, il balbuziente, invece, controllando massicciamente il suo linguaggio nel momento in cui si relaziona, condiziona negativamente il suo linguaggio. Quando è da solo, nel chiuso della propria stanza, il balbuziente non attua questo meccanismo di controllo e quindi, parla liberamente. Questo, perché tale meccanismo è strettamente connesso al timore di essere giudicato negativamente dagli altri, poiché molto probabilmente è già forte il giudizio negativo verso se stesso.

Tante volte, soprattutto nella balbuzie di tipo tonico, dove il controllo è davvero eccessivo, il corpo fa scattare dei meccanismi di compensazione, comunemente chiamate sincinesie. Questi, sono dei meccanismi  involontari della muscolatura facciale, che servono ad antagonizzare quella sensazione di vuoto che il balbuziente avverte nel momento in cui, da una parte vorrebbe parlare liberamente e dall’altra, frena questa possibilità.

Potremmo accostare questo concetto ad un esempio pratico, quale il meccanismo di pescaggio di un liquido attraverso una pompa. Se il motore della pompa funziona bene ed il liquido è presente nella vasca di estrazione, non ci dovrebbero essere problemi a trasferire il liquido dalla vasca all’esterno. Ma, se la cannula di pescaggio, per un problema qualsiasi avesse una ostruzione, allora la pompa agirebbe inutilmente, producendo un tipico rumore di un meccanismo non funzionante, che potremmo definire “meccanismo a vuoto”.

Il vuoto che si viene a creare durante il blocco della parola, fa avvertire una sensazione di impotenza,  espressione tipica di una persona che si chiede cosa stia succedendo, ma che non riesce a dare una spiegazione adeguata. La spiegazione sta nel fatto che, una parte della personalità vorrebbe agire in maniera produttiva e propositiva, mentre dall’altra, opera una forza antagonista che frena questa possibilità. Lo stupore che prova il balbuziente è da attribuire a quella parte di sè che si chiede: “chi e perché ha frenato il mio linguaggio?”.

Sta proprio in quest’ultimo passaggio il vero concetto di controllo sulla propria parola, vero ed autentico problema del balbuziente. Tale potente meccanismo di controllo limita la possibilità di quella libertà espressiva caratteristica invece di chi non ha mai sofferto di balbuzie e che può permettersi invece di vedere nel proprio linguaggio un potente strumento di comunicazione e di affermazione sociale.

Nella mia lunga pratica professionale, utilizzando tecniche di depolarizzazione del controllo della bocca, da me messe a punto, ho maturato prove evidenti  che confermano chiaramente tutto questo. Più si controlla e più si balbetta, la sintomatologia del balbettare è direttamente proporzionale al grado di controllo, che diventa una zavorra.

La bocca va lasciata libera, non ha necessità di essere controllata in continuazione, invece ostacolando questa libertà si ha un effetto contrario alla normale fisiologia umana. Di suo, il controllo è un meccanismo antitetico alla libertà di azione e preclude la possibilità di dare al balbuziente la possibilità di parlare liberamente.

 

IL RAPPORTO TRA BALBUZIE ED ESPRESSIONE

Il balbuziente è molto più attento, anzi esageratamente attento, al modo in cui si esprimerà nel momento della interazione. Come quando si guarda un quadro importante: “si è più attenti al dipinto o alla cornice?”. Certamente anche la cornice ha il suo valore, anche estetico, ma l’opera pittorica rappresenta indubbiamente l’elemento centrale di quello che si sta ammirando.

Ovviamente, non possiamo affermare che il balbuziente sottovaluti il contenuto che esprime, ma è estremamente attento alla cornice. Nella pretesa perfezionistica di trovare la migliore elaborazione concettuale ed espressiva, inciampa, ed è il caso di dirlo, proprio nel risultato opposto e quindi, balbetta.

Non è possibile mantenere lo stesso livello di attenzione per ogni azione, è una questione di economia psichica, come nel caso del bambino piccolo che sta iniziando ad imparare a camminare. Nelle prime fasi muove le gambe con difficoltà, alcune volte ha paura di cadere, ma una volta acquisita la capacità di camminare, essa va da sé, non si ha più nessun motivo di prestare la stessa attenzione di prima.

Questo vale anche per il linguaggio, che pur essendo una capacità innata nell’uomo ha bisogno di un certo periodo di tempo per poter esprimere appieno tutta la propria potenzialità. (ChomskyN.,1971). Una volta portato a termine il processo di acquisizione, il bambino si sente sufficientemente sicuro e comincia, con il procedere degli anni, a crearsi una meta più alta e cioè, l’arricchimento del repertorio lessicale e grammaticale.

E’ importante tener presente che il controllo, in un quadro generale di economia psichica ha dei costi, proprio in termini di dispendio energetico, perché non solo va ad invalidare la qualità dell’azione che si vorrebbe attuare, come nel caso del linguaggio, ma il meccanismo frenante, in se per se ha anch’esso un valore energetico e quindi, vi è una somma di effetti negativi su tutto il quadro energetico complessivo.

Del perché il balbuziente frena durante la relazione e non frena il proprio linguaggio nella classica situazione in cui è da solo, è un motivo che ho più volte analizzato nei miei precedenti lavori editoriali (Bitetti A., 2001, 2006, 2010, 2016). L’essere chiamato ad interagire scatena tutta una serie di meccanismi psichici e reazioni fisiologiche.

La paura di balbettare porta ad una costante attenzione su come si vuole esprimere, sul controllo in termini di previsione del giudizio altrui ed infine, su quello più realistico e logico che riguarda ciò che si vuole dire. Con una tale sequenza di pensiero, a dir poco eccessiva, è facile incappare in uno stato d’ansia compromettendo l’eloquio stesso.

 

L’AGGRESSIVITA’ COSTRUTTIVA

L’aggressività costruttiva ha un ruolo fondamentale nell’evoluzione personale e sociale di ogni individuo. Questo tipo di energia ha lo scopo prevalente di crearsi spazi operativi nella dinamica relazionale e sociale. Essa, permette all’individuo di penetrare nella rete di rapporti, aumentando considerevolmente le probabilità di affermazione e di successo personale e professionale. Se questa energia subisce delle distorsioni cognitive, invalida successivamente le emozioni e i comportamenti che ne conseguono, ponendo le basi per l’instaurarsi di una difficoltà.

Sono pienamente d’accordo sull’interpretazione data da (Frielingsdorf K., 2002, pag.17) il quale in un suo saggio, parla della valenza positiva della aggressività, come di una forza vitale per valorizzare la propria capacità di relazione. Egli facendo una distinzione tra diversi tipi di forze aggressive che lui definisce aggressioni, si sofferma soprattutto su quelle aggressioni che promuovono la vita. Le aggressioni che promuovono la vita e la relazione, operano come forze creative, costruttive e formative che fondano la vita e la relazione ed infine sono indirizzate all’amore, che a sua volta libera nuove energie.

Pensare in termini positivi di sé e delle proprie qualità di base, aumenta prima a livello cognitivo e poi a livello emotivo l’energia vitale, con una conseguente sensazione di benessere. Il linguaggio, come ogni altro elemento umano si avvale di questo flusso energetico, come linfa vitale, creando i presupposti per un tipo di comunicazione forte ed incisiva. Perché dunque avere paura di parlare, perché controllare la bocca e di conseguenza la parola, conoscendo già gli automatismi appresi del linguaggio?

Quando si ha paura di sbagliare, perché soggiogati da un sottostante senso di autosvalutazione, oppure ingabbiati da una pretesa perfezionistica, è facile esporsi al rischio di pensare di poter gestire l’intera situazione attraverso un meccanismo di controllo. Purtroppo, accade l’esatto contrario poichè, anziché facilitarne la gestione, la penalizza, andando a sottrarre quelle importanti risorse energetiche adatte ad un comportamento più deciso ed efficace.

Sembra che il balbuziente viva a metà la sua carica aggressiva e il suo sintomo esplicita chiaramente il suo problema. In tante circostanze, quando il balbuziente è fortemente adirato riesce a parlare bene: l’importante è che non metta in atto il meccanismo di controllo. In pratica, quando è fortemente arrabbiato e pensa esclusivamente al dimostrare il suo disappunto, la sua protesta, riuscendo a sganciarsi dal meccanismo di controllo sulla parola, questa diventa fluida e potente. Altre volte, ove permane il controllo, anche se c’è rabbia, può balbettare (Bitetti A., La Balbuzie Approccio Integrato, Milano, 2010). L’elemento che fa la differenza è senza dubbio l’attenzione costante, il controllo che rivolge alla sua bocca e simbolicamente alla sua parola, al significato relazionale che questa rappresenta nella dinamica sociale.

Ma il balbuziente, nella sua pratica di controllo abituale, ha una “ambizione” ancora maggiore. In tutti questi anni del mio lavoro ho indagato su un altro aspetto davvero interessante e cioè, egli tende a controllare non solo la dinamica precedentemente esposta ma tende a controllare anche il pensiero dell’interlocutore, molto probabilmente per tentare di prevenire atteggiamenti di derisione da parte di chi lo sta ascoltando e guardando.

Al telefono, per esempio, il balbuziente ha più difficoltà del solito. Molti adulti balbuzienti da me trattati hanno confermato di delegare ad altri, richieste di vario genere. Fare delle prenotazioni o chiedere informazioni al telefono, diventa un vero serio problema per chi balbetta.

Mancando il feed-back visivo, il balbuziente si fa venire tutta una serie di idee, prevalentemente negative, su quello che potrà fare, pensare o immaginate l’interlocutore. Siccome le sue idee sono prevalentemente di tipo negativo durante la relazione, prova forte difficoltà ad accettare tale esperienza. Attraverso questo atteggiamento di controllo, crede di poter gestire meglio la sua già difficile situazione durante l’impatto relazionale. Crede che studiando il comportamento altrui, possa creare i presupposti per gestire a suo vantaggio, qualsiasi risposta da parte dell’interlocutore.

Nella mia esperienza di terapeuta della balbuzie ho sempre sostenuto e sostengo ancora, l’importanza del meccanismo di controllo di quelle dinamiche a forte valenza aggressiva nell’eziopatogenesi della balbuzie.

E’ un tentativo maldestro da parte del balbuziente di gestire una situazione a forte significato autosvalutativo. Non essendo in grado di dirigere le sue energie in maniera adeguatamente competitiva, il che gli darebbe una sensazione di forza e di sicurezza nell’affrontare gli altri, si difende. Il meccanismo del controllo in questo caso è un meccanismo chiaramente difensivo, che invece di aiutarlo, lo paralizza di più e gli rafforza l’idea che non abbia capacità di gestione. Almeno è questo che egli crede e di cui è convinto.

Ecco perché il balbuziente è in difficoltà nell’esprimere la sua energia, egli tende a bloccare la parte propulsiva di sé, come se ne avesse timore, non sapendo che quella energia interna è il motore energetico di tutte le attività umane, compreso il linguaggio. L’energia è vita e il fluire positivamente di essa, permette una buona tonicità psichica, con la relativa sensazione di benessere fisico, predisponendo ad una buona concezione di sé, di forza e favorendo così un rapporto paritario con gli altri. (Bitetti A., La Balbuzie Approccio Integrato, Milano, 2010, pag.98,).

Nel balbuziente questa energia sembra bloccata o viene vissuta a tratti, frequentemente in relazione ad esperienze positive che aumentano solo momentaneamente la buona percezione di se. Manca la continuità, non c’è piena consapevolezza della propria forza e le azioni, i progetti, possono assumere carattere abortivo. Tipico il discorso di molti miei pazienti balbuzienti che mi chiedono come mai in alcune circostanze parlano bene ed in altre invece balbettano.

Non si rendono conto che avendo maturato nel tempo una convinzione circa il proprio disturbo e quindi, convinti di avere un problema di questo tipo, si abituano a viverlo passivamente, in balia di come esso potrà agire nell’arco della giornata. Non sono ancora pronti a recepire il concetto che se non si supera il controllo sulla bocca e non si creano a quel punto, migliori atteggiamenti propulsivi, che vanno nella direzione di valorizzazione di sè, risulta difficile contrastare positivamente il problema.

 

LIBERARE IL CONTROLLO PER LIBERARE IL LINGUAGGIO

Invece, superando il controllo, si aprirebbero prospettive energeticamente più produttive. E come se si aprisse una valvola, permettendo di fare uscire una energia maggiore, questa diventa più disponibile per un utilizzo adatto, prima di tutto verso una migliore percezione di sè e successivamente, verso una migliore utilizzazione a livello interpersonale.

Il liberare energie interne offrirebbe inevitabilmente una sensazione di forza, la stessa che ognuno di noi avverte nei momenti di gioia e di positività. Si avvertirebbe una sensazione di espansione, che spingerebbe all’azione e a fare di più.

Sul piano affettivo, il balbuziente può temere il coinvolgimento profondo e tende a posticipare la scelta, soprattutto quando sente di doversi prendere appieno le proprie responsabilità. Affronta meglio le situazioni quando sente di potersi poggiare su di un’altra persona, sia sul campo affettivo e sia su quello professionale.

Ad una prima osservazione sembra avere delle propensioni a progettare alla grande e può realisticamente possedere delle buone, se non ottime basi di partenza, in termini di intelligenza e di creatività. Ma una indagine più accurata, fa emergere la presenza di paure di fondo, o la carenza di quel supporto in termini di grinta e determinazione che necessariamente rappresentano la giusta carburazione di ogni progetto. Quel dinamismo, che alcuni psicoanalisti di scuola francese hanno definito: “impotenza orale” (Anzieu A.e D.,1980).

 

Bibliografia:

Anzieu A., in Psicoanalisi e linguaggio, Didier Anzieu, Bernard Gibello, Roland Gori, Annie  Anzieu, Michel Mathieu, Editore Borla,1980

Bitetti A., Analisi e prospettive della balbuzie, Positive Press, Verona, 2001

Bitetti A., La balbuzie. Un problema relazionale, Armando Editore, Roma, 2006

Bitetti A., La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, Milano, 2010

Bitetti A., Emozioni, Comportamento e Controllo, IEB Editore, Milano, 2016

Brown R., Social psychology, New York, Free Press of Glencoe,1965

Chomsky C., The acquisition of sintax in children from 5 to10, Cambridge, MIT Press,1969

Chomsky N., A review of verbal behavior by B.F. Skinner. Language

Chomsky N., The formal nature of language. In E. Lenneberg, Biological foundations of language,  New York, Wiley,1967, pag.(397-442)

Clark A.J., Defense mechanisms in the counseling process, Sage Publications, 1998.

Euvres M., psychanalytiques, la relation d’objet, 1967 Payot, Paris

Fenichel O., Trattato di psicoanalisi delle nevrosi e delle psicosi, Astrolabio, Roma,1953

Frielingsdorf K., L’aggressività positiva, Edizioni San Paolo, 2002

Hayes, Strosahl & Wilson Acceptance and Commitment Therapy: An experiential approach to behaviour change. New York: Guildford Press, (1999).

Harris M., La nostra specie, natura e cultura nell’evoluzione umana, Rizzoli, Milano, 2002

Horney K., Nevrosi e sviluppo della personalità, Astrolabio, Roma, 1981.

Lacan J., Lo stadio delle specchio, in Scritti, Einaudi, Torino,1974

Lacan J., Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi, Einaudi, Torino, 1974

Miceli M., Castelfranchi C., Le difese della mente, NIS, Roma, 1995.

Mussen P.,Conger J., Kagan J., Child Development and personality, Harper & Row Publisher,1974

Naranjo C., Carattere e nevrosi, Astrolabio, Roma, 1996.

Polster E., Polster M., Gestalt Therapy Integrated, Vintage Books, New York, 1973

Restak R., Il cervello modulare, Longanesi, Milano, 1998.
Robertson I., Il cervello plastico, Rizzoli, Milano, 1999

Sassaroli, Lorenzini & Ruggiero Psicoterapia Cognitiva dell’Ansia. Raffaello Cortina Editore (2007).

Sassaroli & Ruggiero International Journal of Child and Adolescent Health, 2, 229-242 (2008).
Winnicott D., Gioco e realtà, Armando, Roma, 1974

Winnicott D., Oggetti transizionali e fenomeni transizionali, in Gioco e realtà, Armando, Roma, 1974

 

 

BALBUZIE E STAMPA ITALIANA

Da oltre vent’anni, il dott. Antonio Bitetti ha introdotto nel nostro Paese un modello interpretativo e terapeutico decisamente innovativo, riguardo alla cura della balbuzie: l’Approccio Integrato.

A VIBO VALENTIA L’APPROCCIO INTEGRATO

A Vibo Valentia una struttura che si occuperà di Balbuzie attraverso l’Approccio Integrato

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DEL DOTT. BITETTI A LONDRA

Presentazione del libro del dott. Antonio Bitetti al pubblico londinese nella cornice di Hub Dot:

Stuttering an Integrated Approach.

Hub Dot

Anthropologie Store

Kings Road – Chelsea – London

Ho ancora nitido nella mia mente, il ricordo più doloroso di tutta la mia storia di balbuziente. Quando, davanti a tutta la classe, sono stato deriso per la mia balbuzie. Quel giorno ero molto più agitato di altre volte, non avrei voluto essere interrogato davanti a miei compagni di classe, ma non fu così. Il nostro insegnante volle interrogarmi e mi tocco affrontare una prova che quel giorno mi terrorizzava più del solito. Ricordo che balbettai tantissimo. I compagni cominciarono a ridere di me e la cosa più brutta, fu quando mi accorsi che rideva anche il nostro maestro, che era accanto a me, vicino alla cattedra. Volevo sprofondare per l’umiliazione e per la vergogna.

Tante volte ho sofferto per il mio problema, però non mi sono mai arreso, ho avuto la lungimiranza di guardare oltre le mie amarezze e le mie difficoltà, ho sempre pensato a quello che sarei diventato. Sono diventato uno psicologo-psicoterapeuta e mi occupo proprio di terapia della balbuzie. Ho superato completamente il mio problema, dopo aver fatto un percorso di gruppo analisi, durato cinque anni. Questa esperienza mi ha fatto comprendere che i problemi psicologici esistono dentro di noi, sotto forma di idee e convinzioni errate, dettate dalla necessità di rimanere ancorati ad un passato che ormai non esiste più. Solo per la paura di staccarsi da situazioni e relazioni intrafamiliari ormai improduttive e regressive.

Ho capito tante cose di me stesso e le ho viste confermate in anni e anni di lavoro terapeutico sui miei pazienti. Ho compreso bene delle resistenze che sono presenti in ognuno di noi e delle sforzo che ciascuno dovrebbe fare per emanciparsi dalla paura e delle difficoltà. Queste dinamiche interne al problema ho organizzate in un modello interpretativo e metodologico che ho definito: “ Approccio Integrato” e le ho espresse nei miei libri, tradotti in inglese e tedesco.

Le mie riflessioni sulla balbuzie partono dal presupposto che il balbuziente pensa male di sé, non perché non abbia qualità, ma perché non sa canalizzare adeguatamente le sue energie interne, perché ha imparato da piccolo a trattenere le sue risorse emozionali. Poi tende a proiettare sugli altri lo stesso giudizio negativo e quindi, teme costantemente di essere giudicato male dagli altri. Infine, adotta una strategia improduttiva che io definisco: “controllo della fonazione”. Il balbuziente, a differenza degli altri, quando si relaziona, tende a frenare la propria energia e quindi trattiene quella forza necessaria per relazionarsi bene con gli altri.

E’ necessario sapere che il balbuziente quando è da solo, nel chiuso della sua stanza, non balbetta mai. Invece, quando parla in pubblico è fortemente condizionato, proprio perché vive costantemente il timore di essere giudicato male. Questo, perché pensa male di sé e il tutto parte da questo fattore. Per parlare bene è necessario pensare bene di sé. E’ necessario conoscere la propria forza interiore, ed indirizzarla con la giusta consapevolezza di essere una persona forte e decisa. Il nostro linguaggio è sostenuto da una certa dose di energia, così come tutto il nostro comportamento. Sapere indirizzare adeguatamente la propria energia caratteriale è alla base del nostro successo relazionale.

Dal 1997, le mie ricerche in questo campo hanno permesso di aprire uno scenario nuovo nella cura della balbuzie e adesso, posso affermare con una buona dose di certezze, che spostando adeguatamente il controllo dalla bocca e liberando il controllo su di sé, si liberano quelle energie adatte per confrontarsi liberamente e senza blocchi, a tutto vantaggio di una percezione forte di se e senza esitazioni.

I still remember it as if it were yesterday. Standing in front of the class….. My hands sweating……. My heart racing. The Teacher called me to the blackboard to test my spelling. I wanted the floor to open up and suck me in. ….my mouth.. frozen… I couldn’t push any words out. The class started to laugh…louder and louder…to make it worse… the teacher joined in. I sank into humiliation and shame. That is the most painful memory of my stammering history.

I grew up feeling socially isolated but that did not stop me from having ambition, getting a degree and becoming a psychologist with one passion and commitment – understand the nature of stammering. So, I have developed my own method, written books this is my English version and I have …and will continue to dedicate my whole life to helping teenagers getting rid of this paralysing condition. Every human being deserves to have a voice and for that voice to be heard.

Stammering is the result of an incorrect idea and belief that we create in our head dictated by our need to remain anchored in a past that no longer exists. When the stutterer is alone he does not stammer. But as soon as he is surrounded by others, he tends to project the same negative judgment he has of himself onto others. He is constantly afraid of being misjudged, he is afraid of facing life, he doesn’t feel strong enough and so he adopts an unproductive strategy: “phonation control”. He thinks badly about himself, because he does not know how to channel his internal energies properly, because he has learned to hold back his emotional resources as a child.

The key to speak well is to think well about yourself. To think well of ourselves we need to stop controlling our emotions and start expressing them without fear.

Parents ask me all the time ‘Antonio…..what is the secret for teenagers to grow into confident adults?’ – and I’ll give you my answer ….straight from the heart. We need to stop pretending that life is always perfect and happy and stop filtering and shielding them. Talk to your kids talk talk talk …… about your successes, your defeats and your fears and your struggles – don’t give the illusion that life is always positive. When they see that you – their role model – have experienced the full spectrum of emotions – that you are real

only then they will reach their full potential. Thank you!!.

BALBUZIE E ATTUALITA’

Cosa si dice del problema balbuzie

La definizione di “Approccio Integrato” è stata introdotta dal Dott. Antonio Bitetti molti anni fa, precisamente nel 1997, con lo scopo di meglio definire l’atteggiamento terapeutico da adottare nella cura della balbuzie, sia nella balbuzie infantile e sia nella balbuzie degli adulti.

Fu poi successivamente presentato dal Dott. Bitetti nel 1999, in occasione del XXXIII Congresso Nazionale di Foniatria e Logopedia, che in quella circostanza si svolse a Bari, dove fu invitato dal comitato scientifico per tenere una comunicazione sulla balbuzie alla vasta platea scientifica lì convenuta.

Soprattutto il termine di Approccio, successivamente ripreso da tanti altri, a volte in maniera inadatta, va a collocarsi in quello che il Dott. Bitetti definisce il modo più preciso e significativo riguardo al modo di porsi nel trattamento e nella cura del problema balbuzie.

Questo modo di porsi però può risultare sterile, se non è sostenuto da una profonda conoscenza di tutte quelle dinamiche interne e relazionali che stanno alla base del problema. Non ci dobbiamo fare abbagliare dalla continua proposta di tecniche di cura della balbuzie. Ricordiamoci che questo disturbo non è possibile curarlo con una tecnica, poiché ha in essere tutta una serie di dinamiche che vanno focalizzate e chiarite.

Molti balbuzienti, sottoposti a tecniche, molto simili tra di loro, basate soprattutto su tecniche fonatorie e respiratorie trovano giovamento iniziale e danno la sensazione di poter superare definitivamente il problema, spingendosi ad affermare di essere completamente guariti. Invece, con il passare del tempo, iniziano ad avvertire i segni di un ritorno della sintomatologia, che come il Dott. Bitetti afferma da sempre, sono i segnali di un ritorno al passato, segnali tipici di una non vera guarigione.

Per il Dott. Bitetti, guarire dalla balbuzie significa allontanarsi dall’idea di controllo sulla fonazione e dal pensiero negativo che attanaglia il balbuziente nel suo modo di pensare, senza tralasciare il fatto di dover recuperare anche le capacità di relazionarsi senza difficoltà, perse con il procedere degli anni.

Pensare di avanzare da queste difficoltà con semplici tecniche, o strategie, soprattutto proposte da persone inesperte, è una pia illusione. ( A. Bitetti, Emozioni Comportamento e Controllo, IEB Editore, Milano 2016).
Per salvaguardare l’intenso lavoro di ricerca del Dott. Bitetti, svolto in tanti anni di sperimentazione e studio, è stato pubblicato il volume dal titolo chiaro e significativo: La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, Milano, 2010.

Non essendoci ricerca seria sul problema della balbuzie, spinge molti ex-balbuzienti a porsi come “terapeuti”, a volte senza nessun titolo specifico, senza preparazione seria e qualificata, il tutto, condito solo da una buona dose di marketing e pubblicità. Chi ne fa le spese è il balbuziente stesso, o le famiglie dei balbuzienti.

La balbuzie dovrebbe diventare un terreno di ricerca vera, basata su dati attendibili e verificabili. Inoltre, dovrebbe essere più chiaramente definita nella sua sintomatologia e sul significato vero e profondo, non soffermandosi unicamente sulla disfluenza del linguaggio, come da sempre si fa, in tanti ambiti.

124th A.P.A. Annual Convention – Denver, Colorado ( USA )

In occasione della prossima Convention dell’American Psychological Association, che si terrà a Denver, in Colorado ( USA ) è stato invitato il Dott. Antonio Bitetti. In qualità di membro effettivo della prestigiosa associazione degli psicologi americani avrà la possibilità di presentare un suo nuovo libro, in  imminente uscita.

Questo suo nuovo sforzo editoriale, in continuità rispetto alle sue ricerche nel campo della balbuzie, sarà incentrato sulle complesse dinamiche del controllo emozionale. Vero baluardo del problema balbuzie e di altre difficoltà psicologiche.

La convention americana sarà la giusta cornice per presentare alla vasta platea americana, l’ampio lavoro che il Dott. Bitetti da molti anni sta facendo nel campo della ricerca e della terapia sulla balbuzie e non solo, in Italia e all’estero.

“Il MIO EROE E’ DEMOSTENE!” – Intervista ad Antonio Bitetti

Intervista su TicinoLive.ch ad Antonio Bitetti, definito: ” il dottore dei balbuzienti”

Intervisto oggi per i lettori di Ticinolive uno specialista della cura della balbuzie: profondo conoscitore della materia, autore di libri, terapeuta di grande esperienza. Il dottor Antonio Bitetti, psicologo e psicoterapeuta, proviene dalla Puglia, precisamente da Santeramo in Colle ( Bari), e da poco tempo si è stabilito a Lugano. È stato lui stesso balbuziente e dalla balbuzie è guarito. Un’intenso racconto di grande interesse.

Un’intervista di Francesco De Maria.

Francesco De Maria Che cos’è la balbuzie?

Antonio Bitetti A differenza di quanti pensano che la balbuzie sia un problema di linguaggio, io ritengo che la balbuzie sia un problema di relazione, pur manifestandosi sul piano terminale a livello di linguaggio. Difatti, il balbuziente quando è solo parla benissimo e senza intoppi verbali. La balbuzie può essere di tipo clonico o di tipo tonico, in relazione alla sintomatologia manifesta, ma più spesso e di tipo misto, con la presenza di entrambe le caratteristiche.

Qual è la causa della balbuzie?

AB Dopo una mia personale esperienza di balbuzie brillantemente superata e dopo venti anni di esperienza professionale sul campo, posso affermare che la componente psicologica e relazionale, supera di gran lunga la tesi di quanti ipotizzano un coinvolgimento genetico nella eziopatogenesi di questo disturbo. Ho sostenuto in diversi simposi e convegni scientifici che la causa principale del problema sta in una forte componente autosvalutativa del balbuziente, tendente a proiettare sugli altri gli elementi negativi e infine lo strutturarsi di un meccanismo di controllo sulla parola, che diventa una zavorra del linguaggio e che va a condizionare tutta la prestazione verbale.

Quanti ne soffrono? La diffusione più o meno elevata del disturbo dipende dal gruppo etnico che si considera?

AB Da statistiche Dell’OMS , peraltro non aggiornate, si evince che la balbuzie incide i sul 2-3% della popolazione mondiale, in ogni angolo e latitudine del pianeta, ma è più presente nel sesso maschile: su dieci casi, otto sono maschi. Probabilmente gli elementi culturali incidono massicciamente sul dinamismo del problema. Difatti, il maschio è più della donna esposto a dover estrinsecare quella energia a matrice aggressiva, che è uno degli altri elementi importanti delle mie ricerche sul problema.

Quali sono i principali metodi terapeutici della balbuzie (anche in una visione storica)?

AB Se consideriamo il secolo scorso come inizio della moderna medicina, quella ad orientamento veramente scientifico e l’inizio della ricerca psicologica ad ampio raggio, possiamo affermare che da quel periodo e fino ad oggi la balbuzie è stata trattata sempre con la logopedia, cioè con tecniche rieducative e sintomatiche, senza mai incidere su quelle dinamiche sopra descritte. Il balbuziente è stato sempre visto in maniera ambigua dagli addetti ai lavori, proprio in funzione di questa variabilità del suo problema. Non vi è stata mai una vera ricerca scientifica su questo disturbo, addirittura possiamo affermare che qualcosa si è mosso solo grazie a delle iniziative personali di balbuzienti o ex-balbuzienti che come me hanno dato qualche contributo di idee e di ricerca.

La medicina e le istituzioni hanno fatto poco e niente in questo campo e, onestamente lo riconoscono pure loro, in quanto organismi deputati ad offrire risposte concrete ai tanti che soffrono di balbuzie.

Qualche anno fa mi sono confrontato con il Prof. Yairi di Chicago e lui sosteneva la teoria di una base genetica del disturbo, ma ho diverse prove cliniche di miei pazienti gemelli omozigoti, in cui uno aveva la balbuzie e l’altro non ne era affetto. Addirittura, casi in cui la balbuzie ha esordito prima in un fratello gemello e poi questo ha passato il testimone all’altro.

Nel panorama delle tecniche e si parla solo di tecniche, negli ultimi decenni hanno preso piede e si sono diffuse a macchia d’ olio, tecniche di cura basate sul canto o l’ utilizzo della melodia canora per curare la balbuzie.

Poi vi sono tecniche basate sul rilassamento per curare l’ ansia connessa con il problema ed infine tecniche sulla respirazione.

Una menzione a parte merita l’ipnosi che il maestro S. Freud aveva già utilizzato nella sua prima fase clinica, anche per curare una ragazza affetta da balbuzie, ma poi abbandonò tale metodica aprendosi alla strategia delle libere associazioni ed all’ interpretazione dei sogni.

Lei ha studiato a lungo il fenomeno e sull’argomento ha scritto ben tre libri. Nelle sue opere ci sono idee innovative? Quali? Ha elaborato un suo metodo originale di cura?

AB Le mie molteplici esperienze, personali e professionali, dopo una esperienza di gruppo analisi che mi ha condotto a fare luce su aspetti importanti del nostro dinamismo mentale, mi hanno fatto intravvedere idee che mi hanno portato a fare tanta sperimentazione clinica, fino a giungere a conclusioni che ho descritto e che secondo me sono le basi su cui poggia il problema della balbuzie.

A parte quello che ho già anticipato precedentemente, la mia ricerca più importante riguarda il meccanismo del controllo, vero fattore destruente di tutto il problema.

Ho descritto nei miei libri il fattore determinante di questo meccanismo che, appreso in età infantile, se non affrontato e curato può diventare parte integrante del repertorio caratteriale e comportamentale del balbuziente.

Altra mia importante ricerca è lo studio di quelle dinamiche aggressive che sottendono il dinamismo relazionale di chi balbetta. Difatti, secondo le mie ricerche, il balbuziente ha imparato a trattenere la sua rabbia e sbaglia, quindi controlla e trattiene una importante risorsa energetica determinante per la normale vita quotidiana.

Quando comunemente parliamo di grinta, di determinazione, parliamo proprio di questi aspetti, di una energia fondamentale che invece sia il balbuziente, ma anche il timido o il depresso, trattengono o negano, privandosi così di risorse importanti nella vita di ogni giorno.

Il mio modello di terapia l’ho definito ” Approccio Integrato” proprio perché ritengo che il problema vada affrontato in maniera completa e organizzata, partendo dal fatto che la balbuzie è un meccanismo complesso, così come è complessa la nostra personalità, e che risente di diversi aspetti: personali, culturali, sociali.

Lei ha curato moltissime persone. Quanto dura un trattamento? In quante/quali fasi si articola?

AB Nella mia vasta casistica clinica, ho curato diverse migliaia di balbuzienti di ogni età e in diversi Paesi, ho la conferma che un approccio integrato offre migliori garanzie di risultato. Il mio corso base dura dieci-dodici giorni e può proseguire con sedute di mantenimento, sia in gruppo e sia individualmente.

Importante far riconoscere al partecipante la necessità di un suo impegno, poiché tende a sottovalutare la determinazione al cambiamento. Difatti, e sono sempre mie ricerche, vi è una componente della personalità del balbuziente che lo spinge a delegare, a posticipare, e questi sono aspetti che nella mia prassi terapeutica vengono affrontati da subito, senza lasciare spazio alla passività e alla indecisione.

La mia terapia spinge inevitabilmente a un viraggio da una zona di negatività a una zona di forte positività, poiché solo pensando bene di se è degli altri è possibile relazionarsi con fiducia ed efficacia. Questo concetto vale molto per il balbuziente, ma vale anche per ciascuno di noi.

La cura può talvolta concludersi in un insuccesso?

AB Certo che l’ insuccesso sta in ogni aspetto terapeutico, sia in medicina e ancora di più nella cura psicologica, perché le variabili sono maggiori e dove l’aspetto motivazionale risulta fondamentale per il buon esito della terapia. Il terapeuta dovrebbe essere un esperto preparato a conoscere benissimo il problema, ma importante è la motivazione e la determinazione del paziente. Un capitolo a parte merita il bambino balbuziente che nella mia pratica clinica viene sempre accompagnato da un genitore o da entrambi ; essi partecipano al dinamismo terapeutico.

A volte, paradossalmente, i genitori sono coloro che offrono le maggiori resistenze al cambiamento, a differenza dei bambini, che invece sono i migliori candidati a superare brillantemente la loro balbuzie e che di solito seguono con entusiasmo il mio programma terapeutico.

Come organizza lei concretamente la sua attività terapeutica?

AB Di solito in Italia effettuo dinamiche di gruppo, piccoli gruppi, per diverse città, ovviamente le più importanti. Da un paio di anni mi avvalgo della tecnologia SKIPE e ho pazienti che seguo online, con un miglioramento nell’organizzazione e nei costi.

Adesso ho pazienti anche sud-americani che altrimenti non avrei potuto curare con le precedenti modalità organizzative. Comunque offro sempre un ventaglio di opportunità a tutto vantaggio dell’utenza, ma non trascurando l’ottimizzazione del tempo e dei costi.

Lei ha l’intenzione di esercitarla anche in Svizzera?

AB Sì. Mi sono trasferito a Lugano e credo possa diventare la giusta location per una forte espansione in Europa Centrale e soprattutto nei Paesi di lingua tedesca a forte cultura psicologica. Avendo tradotto il mio ultimo libro in tedesco, la Svizzera si sposa benissimo con tale mio progetto culturale e professionale. Mi auguro di avere interessanti risposte.

Conosce personalmente qualche specialista della balbuzie che già operi sul nostro territorio?

AB No, purtroppo ancora no, ma ho preso contatto con istituzioni locali e cantonali per avviare un dialogo ed offrire le mie ricerche a una popolazione che da sempre è attenta alla propria salute e al proprio benessere. In Svizzera la ricerca viene vista come un valore aggiunto e non come in altri posti dove questo non accade o accade con forte ritardo. e sono qui è perché credo in questo territorio e nella sua gente.

Immagino che uno dei suoi film preferiti sia “Il discorso del Re”…

AB Beh, a dire il vero, sul piano strettamente legato alla balbuzie, mi è parso scarso di contenuti, a parte la descrizione del vissuto del protagonista non ho intravisto altro. Resta comunque un gran bel film. Ma il mio preferito e che consiglio ai miei pazienti è ” Il Gladiatore” con Russel Crowe. In quel film è descritta tutta quella serie di elementi di personalità che ritengo importanti da apprendere per superare la balbuzie, soprattutto in età adulta.

Demostene, Cicerone (!), Virgilio, Napoleone, il matematico Tartaglia, Bruce Willis, Marilyn Monroe… Una lista di nomi illustri (l’ho presa da Wikipedia), che potrebbe essere molto più lunga. Che cos’avevano in comune questi – molto diversi, almeno all’apparenza – personaggi?

AB Per me Demostene è il balbuziente che prima di tutti ha capito cosa si nasconde dietro al problema e questo mi ha spinto a conoscerlo meglio, fino a dedicargli un intero capitolo del mio ultimo libro. Demostene aveva sperimentato su di sé gli stessi concetti che io esplicito nel mio Approccio Integrato ed è per questo che io lo ammiro più di altri personaggi, E’ stato coraggioso ed intuitivo, passando così alla storia, fino ad essere definito: il più grande oratore della storia greca. Semplicemente fantastico!

Esclusiva di Ticinolive. Riproduzione consentita citando la fonte.

http://bit.ly/IntervistaTicinoLive

INTERVISTA BALBUZIE su MyBestLife

La balbuzie, MyBestLife (26/04/2000)

La balbuzie affligge l’1,5% della popolazione italiana con un’incidenza maggiore sugli uomini. Sono per lo più persone che non hanno fiducia in se stesse e nelle proprie capacità: si autosvalutano, o meglio, tendono a trattenere le proprie energie, a scapito della competizione.

Si tratta di un blocco del normale fluire del linguaggio causato da un controllo ossessivo su di esso che provoca ansia la quale si manifesta con la balbuzie, appunto; è chiaramente un sintomo dalla palesi cause caratteriali e psicologiche. Nella maggior parte dei casi viene infatti affrontato basandosi su questi dati, altrimenti, l’alternativa è quella di rivolgersi ad un logopedista.

Spesso i risultati però non sono soddisfacenti poiché il problema viene affrontato considerando uno solo degli aspetti che caratterizzano il problema, mentre invece si dovrebbero considerare tutte le componenti del disturbo. A tal proposito il Prof. Antonio Bitetti ha ideato un sistema che prende in esame tutte queste componenti e che lo ha denominato “Approccio Integrato”.

 

Da un lato il problema si affronta con una terapia psicologica breve e mirata, lavorando sul carattere, sulla scarsa valutazione che il paziente ha di se stesso, aiutandolo a riacquistare fiducia; contemporaneamente si cerca di allontanare l’attenzione del paziente dalla bocca, quello che il Prof. Bitetti definisce “controllo sulla bocca” e di focalizzarla su zone del corpo neutre e periferiche del corpo. Di recente affermazione il lavoro su genitori di bambini molto piccoli, non ancora affetti da balbuzie consolidata, ma a scopo preventivo, per evitare la cronicizzazione dei primi episodi di balbettìo, il tutto attraverso una tecnica motoria che induce a depolarizzare il controllo.

Si tratta di una terapia da seguire sia individualmente e sia in gruppo poiché consente di condividere con altre persone i propri problemi ed i loro sviluppi. Il gruppo è costituito da pochi individui formati e selezionati da un terapeuta che valuta sulla base di elementi psicodiagnostici e motivazionali. Il trattamento si articola in incontri giornalieri della durata di 4-5 ore ciascuno per 10-14 giorni consecutivi; il proseguimento dipende poi dall’evoluzione personale di ogni singolo paziente, ma si calcola di ottenere una risoluzione del problema nel corso di alcuni mesi.