Balbuzie: cos’è e come affrontarla

Il termine “balbuzie” (dal latino bàlbus) si riferisce alle ripetizioni involontarie di suoni, soprattutto nella balbuzie di tipo clonica, ma comprende anche esitazione o pause prima di parlare, tipici della forma tonica, e il prolungamento di certi suoni, spesso come stratagemma per mascherare il problema e migliorare la fluenza.

LA BALBUZIE

Un innovativo metodo di cura denominato “Approccio Integrato”

Secondo il noto studioso spagnolo De Ajuriaguerra, la balbuzie è un disturbo di realizzazione della lingua parlata nell’ambito della relazione interpersonale. Secondo diverse statistiche, anche se non recentemente aggiornate, la balbuzie interessa circa il 2-3% della popolazione, con incidenza maggiore nel sesso maschile, interessando persone di ogni estrazione sociale e in ogni angolo del pianeta.

Questo disturbo copre un ampio spettro di gravità: può interessare persone con difficoltà appena percettibili, per cui il problema ha una valenza soprattutto di tipo estetico, così come soggetti con una sintomatologia estremamente grave, per cui il problema può effettivamente impedire la maggior parte della comunicazione verbale. Il rapporto di distribuzione del disturbo tra maschio e femmina è rispettivamente 4:1 e colpisce 70 milioni di persone in tutto il mondo.

La balbuzie è nota sin dall’antichità ed ha afflitto importanti personaggi in epoche storicamente diverse. Si narra che anche Mosè sia stato un balbuziente. E’ noto dalle Sacre Scritture che non era lui a parlare al suo popolo, ma il fratello Aronne. Nei passi biblici si parla di un suo ritardo di parola, ma è abbastanza facile credere che il suo ritardo nel parlare fosse da imputare ad un certo grado di difficoltà ad esprimersi, tipico di chi, pur sapendo cosa dire, non riesce a trovare la giusta sinergia tra pensiero e parola.

Ma il personaggio storico più importante che soffrì di balbuzie e che a differenza di altri illustri balbuzienti guarì dalla sua difficoltà, è certamente il famoso filosofo greco Demostene, che pur afflitto da tale difficoltà non si arrese di fronte alla sua difficoltà e la vinse, fino a diventare il più grande oratore della storia ellenica. Esempio importante per tanti balbuzienti, ma soprattutto per coloro che si spingono a credere che la balbuzie abbia delle implicazioni di tipo genetico e quindi irrisolvibile da una qualsiasi impostazione terapeutica.

Ciò che appare in tutta la sua evidenza è innanzitutto la grande variabilità con cui si manifesta questo disturbo, mentre successivamente notiamo che il predominare delle difficoltà di espressione crea un certo disagio all’interno dei rapporti sociali e familiari e rischia di modificare il comportamento e la personalità di chi balbetta.

Per la maggior parte dei soggetti balbuzienti, il disturbo si situa al momento dell’elaborazione del pensiero in linguaggio. I motivi possono accentuarsi anche per la mancanza di un vocabolario appropriato e per la povertà di linguaggio. A volte il linguaggio è disturbato da un’affluenza verbale disordinata che impedisce al balbuziente di organizzare in maniera corretta i termini che gli occorrono per esprimere il suo pensiero; altre volte il linguaggio interiore è disturbato perchè il soggetto balbuziente ha troppe cose da dire senza peraltro averne i mezzi.

Per alcuni, la dispersione mentale è tale che il soggetto non riesce a fissarsi su ciò che ha da dire; altri invece sono disturbati, inibiti, dalla presenza troppo marcata dell’immagine dell’interlocutore. Infine, la parola può presentare dei blocchi, senza manifestazione tonica apparente, che sono la conseguenza del vuoto del pensiero, o del controllo sulla fonazione, come afferma da sempre il dott. Antonio Bitetti. In ogni caso, per dei motivi estremamente variabili esiste una disorganizzazione tra il pensiero ed il linguaggio. Troppo tempo intercorre tra ciò che c’è da dire e la possibilità di dirlo.

In un importante congresso di foniatria il dott. Bitetti affermava che l’aspetto più importante nella balbuzie è la variabilità in rapporto alla presenza dell’interlocutore. E’ l’impatto con gli altri che scatena tutta una serie di idee che condizionano poi la componente emotiva e comportamentale.

Da un sottostante senso di autosvalutazione, si innesca un temuto giudizio altrui e procede con un controllo sulla parola, nell’idea irrazionale di poter gestire al meglio la situazione. Elementi cognitivi errati che una volta appresi, possono permanere nell’età adulta condizionando negativamente la normale fluidità verbale.

Il concetto di radicalità della balbuzie che da tanti Autori viene visto come organicità del problema, sta nella profondità e nella complessità del sintomo stesso e può rappresentare una copertura simbolica di un conflitto di matrice eminentemente psicologica ( Bitetti A. Abstracts, XXXIII° Congresso di Foniatria e Logopedia,1999).

Definizione  di balbuzie

 Secondo una definizione dell’OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità, 1977) la balbuzie viene definito un disordine del ritmo della parola nel quale il soggetto sa con precisione quello che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo. Viene considerato come uno dei più diffusi disturbi del linguaggio. Consiste in un insieme di alterazioni del ritmo e della fluidità dell’espressione verbale e viene vissuto da chi ne è affetto con grande sofferenza e disagio, perché il rallentamento nel parlare non riguarda assolutamente il pensiero.

Un’altra definizione più utilizzata in campo diagnostico psicologico è quella che definisce tale disordine come disturbo multifattoriale della personalità con rilevanti componenti psicologica e ambientale.

Sintomi delle balbuzie

Secondo quanto riportato dal DSM IV (la quarta revisione del Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) si può fare diagnosi di balbuzie quando ci si trova di fronte a:

  1. Un’anomalia del normale fluire e della cadenza dell’eloquio (che risultano inadeguati per l’età del soggetto) caratterizzata dal frequente manifestarsi di uno o più dei seguenti elementi:
    • ripetizione di suoni e sillabe;
    • prolungamento di suoni;
    • interiezioni;
    • interruzioni di parole (cioè pause all’interno di una parola);
    • blocchi udibili o silenti (cioè, pause del discorso colmate o non colmate);
    • circonlocuzioni (sostituzione di parole per evitare parole problematiche);
    • parole emesse con eccessiva tensione fisica;
    • ripetizione di intere parole monosillabiche.
  2. L’anomalia di scorrevolezza interferisce con i risultati scolastici o lavorativi, oppure con la comunicazione sociale.
  3. Se è presente un deficit motorio della parola o un deficit sensoriale, le difficoltà nell’eloquio vanno al di là di quelle di solito associate con questi problemi.

Il linguaggio del soggetto affetto da balbuzie è quindi spesso interrotto dalla ripetizione (che può essere continua o intermittente) di sillabe, suoni, vocaboli, frasi intere alternate a pause di silenzio durante le quali il soggetto è di fatto incapace di produrre un qualsiasi tipo di suono. Il linguaggio caratteristico del soggetto balbuziente viene definito, da un punto di vista medico, disfluenza verbale.

In un primo momento la balbuzie può essere clonica e successivamente diventare tonica, così le due forme risultano associate. In ogni caso, la balbuzie avrà un’evoluzione diversa a seconda del comportamento del soggetto, dell’ambiente circostante, degli avvenimenti più o meno traumatizzanti della vita di relazione.

Tuttavia è molto raro che un balbuziente balbetti in tutti i momenti della giornata e in tutte le situazioni. Vi sono sempre dei momenti di tregua per ogni individuo, anche nel corso di periodi di balbuzie intensa. E’ indubbio che la forma tonica risulti molto più penosa ai balbuzienti, anche perché a queste difficoltà di linguaggio si associano in maniera più o meno appariscente delle sincinesie che non possono passare inosservate a chi parla e tantomeno a chi ascolta.

Qualunque sia l’aspetto che assume la balbuzie, le difficoltà non derivano da una anomalia organica degli organi dell’apparato fonatorio, né riguardano una parola o una struttura di frasi nettamente definita, ad eccezione di quando il soggetto presenta la “ fobia” di certe lettere o parole che incomincia a temere soltanto dopo aver avuto il tempo di percepirle. D’altra parte, il ritmo e la melodia della parola sono disturbate da continue interruzioni intempestive, da inceppi, ripetizioni, rallentamenti imprevisti, che come conseguenza, alterano il linguaggio a volte, a un punto tale da rendere estremamente difficili i rapporti con gli altri, dal momento che la balbuzie non si manifesta che in presenza di un interlocutore.

Esistono poi altri tipi di sintomi associati alla balbuzie e tra questi i due più importanti sono: il farfugliamento e la tachilalia.

Farfugliamento: per farfugliamento si intende un disturbo del linguaggio frequentemente associato alla balbuzie. Si presenta soprattutto in soggetti che sono stati condizionati sul piano linguistico. Sono presenti difficoltà ad esplicitare il proprio linguaggio che risulta di conseguenza pieno di costruzioni illogiche, di lapsus, o di esitazioni verbali. In questi casi il ritmo appare irregolare, frettoloso, ed il parlare troppo veloce e a tratti incomprensibile.

Tachilalia: questo disturbo si aggiunge alle difficoltà caratteristiche della balbuzie, come fattore associato, soprattutto con quei soggetti in cui il ritmo interiore risulta poco ordinato, che non riescono a gestire adeguatamente il proprio linguaggio. A volte hanno il timore irrazionale di arrestarsi e di non essere poi in grado di riprendere il filo del discorso. Nel soggetto tachilalico l’accelerazione del linguaggio crea delle modificazioni nella durata delle sillabe, che risultano più brevi rispetto al loro tempo normale. Inoltre, si verifica anche una soppressione di determinati accenti, parole o pause.

 Tipologie di balbuzie

Esistono anche definizioni più prettamente foniatriche e logopediche della balbuzie infantile.

  • balbuzie tonica (caratterizzata da un arresto all’inizio della parola –fonema o sillaba iniziali- con prolungamenti del suono)
  • balbuzie clonica (caratterizzata da ripetizioni o del fonema iniziale o di tutta la parola)
  • balbuzie mista (sono presenti sia la forma tonica che la forma clonica con prolungamenti e ripetizioni)
  • balbuzie palilalica (caratterizzata da un ripetizione spasmodica di una sillaba che non ha attinenza con la frase che si intende pronunciare)

e quella in relazione alla localizzazione anatomica del blocco:

  • balbuzie labio-coreica (caratterizzata da movimenti involontari di lingua e labbra –corea, danza delle labbra- con conseguenti difficoltà nella produzione delle consonanti labiali p e b, delle consonanti labio-dentali f e v e delle consonanti dentali t e d)
  • balbuzie gutturo-tetanica (caratterizzata da rigidità dei muscoli della faringe e della laringe –spasmi- che rendono particolarmente difficoltosa la pronuncia delle consonanti gutturali c, g e k).

La principale classificazione della balbuzie è comunque quella che suddivide tale disordine in balbuzie primaria e balbuzie secondaria. Tale classificazione prende in considerazione il momento d’insorgenza del disturbo e le caratteristiche del disturbo stesso.

Balbuzie primaria

(nota anche come balbuzie di rodaggio o pseudobalbuzie) è un disturbo piuttosto comune; si stima, infatti, che il problema interessi il 30% degli infanti, in particolar modo di sesso maschile; di norma la balbuzie primaria scompare spontaneamente senza che sia necessario ricorrere a logopedia o riabilitazione del linguaggio.

Balbuzie secondaria

(anche balbuzie vera) è un problema decisamente più serio della balbuzie primaria. Essa si manifesta, di norma, in quel periodo dell’esistenza che va dai 6 ai 14 anni di età. È molto improbabile (anche se non impossibile) che la balbuzie vera si manifesti in età adulta.

Il problema balbuzie interessa circa l’1-2% della popolazione mondiale (tasso di prevalenza), anche se il tasso di incidenza è 5 volte superiore; sono cioè molte di più le persone che nel corso della vita hanno sofferto di balbuzie. La differenza fra il tasso di prevalenza e quello di incidenza si spiega con il fatto che la condizione di balbuzie tende, come già accennato, a regredire spontaneamente nel giro di un anno, un anno e mezzo dal momento in cui si è registrata la sua insorgenza (l’età media di insorgenza della balbuzie è 32 mesi).

Come già detto in tante altre occasioni, la balbuzie è un disturbo della lingua parlata: il balbuziente sa quello che vuole verbalizzare, ma non riesce ad esprimerlo, non c’è sinergia tra pensiero e parola. Nella maggior parte dei soggetti balbuzienti, per dei motivi estremamente variabili, esiste una disorganizzazione tra il pensiero ed il linguaggio. Troppo tempo passa tra ciò che c’è da dire e la possibilità di dirlo.

Le teorie relative all’eziologia della balbuzie sono divergenti secondo i paesi e secondo le scuole di pensiero, invece tutti concordano nel riconoscere a questo disturbo due diverse forme:

  • Balbuzie – Forma Clonicala cui caratteristica è la ripetizione di una sillaba o di una lettera.
  • Balbuzie – Forma Tonica, che presenta un aspetto spasmodico della parola, con dei blocchi più o meno gravi sia nell’iniziare che nel corso del discorso e che a volte può essere accompagnata anche da sincìnesie, ovvero movimenti involontari della mimica facciale in funzione di compensazione per il vuoto verbale che si viene a creare.

Esiste poi una terza forma di balbuzie, che comprende entrambe le due forme sopra citate e che viene chiamata: Forma Mista   

Si incomincia a parlare di balbuzie vera e propria non prima dei 5 o 6 anni, una leggera forma in età inferiore, può essere quella che viene chiamata Forma Transitoria  ed è in rapporto ad una fisiologica evoluzione della normale acquisizione linguistica.

In effetti, si può fare diagnosi precisa di balbuzie solo quando il meccanismo si è ormai consolidato nel modello e nel tipo di comunicazione del bambino, cioè quando il modello si è cronicizzato.

Di solito lo si può evidenziare maggiormente a scuola, dove il bambino inizia ad interagire su un più ampio piano di relazione ed anche di competizione.

Diagnosi di balbuzie

Non tutti sanno che il balbuziente nel chiuso della propria stanza, non condizionato da eventuale giudizio esterno, parla benissimo. Tale aspetto si evince in qualunque balbuziente ed in tutte le diverse forme, anche in quei soggetti affetti dalle forme più gravi.

Da un punto di vista medico c’è una tendenza ad interpretare su una base organica molteplici problemi di difficile comprensione. In effetti non si può dar torto a chi, intravedendo una indubbia complessità interpretativa della balbuzie, tende a credere ad una implicazione organica. Tale ipotesi organicistica o genetica, va a naufragare contro la evidente fluidità di parola che il balbuziente manifesta nella quiete della propria stanza o in qualunque altro contesto dove non è soggetto allo sguardo altrui.

La sintomatologia del balbettare è variabile a seconda del contesto dove il balbuziente viene ad interagire e a seconda delle persone con cui si relaziona.

Il Dott. Antonio Bitetti ha affermato e ribadito in diversi convegni e simposi scientifici che è necessario un approccio integrato nella cura della balbuzie, per superare le tante insidie che questo disturbo presenta, soprattutto nelle sue dinamiche relazionali.

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