Cause della balbuzie

Cause della Balbuzie: le diverse teorie

Da sempre si è cercato di dare una spiegazione circa le cause della balbuzie. Sono state proposte diverse teorie: di tipo psicogenetico, neurologico o psicologico. Si tratta di teorie che si concentrano sul linguaggio, la lateralità e la dominanza di un emisfero sull’altro, oppure teorie che si concentrano sul ruolo della ereditarietà. È anche possibile ipotizzare una multifattorialità nella eziopatogenesi della balbuzie, ma senza tralasciare quello che sembra il fattore più incidente: emotività e condizione psicologica del balbuziente.

Tra le teorie più diffuse sui fattori che causano o hanno incidenza sulla balbuzie si ricordano:

  • La teoria genetica: legata alla ricerca di fattori congeniti che possano avere effetti sul linguaggio. In questo caso i dati raccolti non hanno prodotto risultati di rilevanza
  • La teoria neurologica: si tratta di un’ipotesi basata sulla predominanza di uno dei due emisferi sull’altro, fattore che secondo queste teorie causerebbe problemi nel linguaggio
  • La teoria psicologica: si tratta di un filone che si basa sulla semplice osservazione di comportamenti che indicano quanto il contesto emotivo abbia effetti sull’espressione orale

La Teoria Genetica

Da un punto di vista medico c’è una tendenza ad interpretare su base organica i problemi di difficile comprensione. In effetti, non si può dar torto a chi, intravedendo una indubbia complessità interpretativa della balbuzie, tende a credere ad un’implicazione organica o genetica.

Difatti, in un importante simposio internazionale sulla balbuzie, svoltosi a Roma nel 2000, a Palazzo Barberini, il celebre Prof. Yairi, dell’Università di Chicago (USA), sosteneva con una certa dose di sicurezza che la balbuzie potesse avere una solida base genetica. Egli intravedeva la scoperta del gene, o dei geni implicati in questa problematica. A distanza di molti anni, ne sono passati addirittura 19 di anni, nessun gene è stato scoperto come causa della balbuzie, né in maniera diretta né con implicazioni indirette.

Tale ipotesi organicistica o genetica, va comunque e sempre a naufragare contro l’evidente fluidità di parola che il balbuziente manifesta nella quiete della propria stanza. In qualunque contesto dove non è soggetto allo sguardo ed al giudizio altrui il balbuziente parla senza nessuna difficoltà.

La cosa strana è che da diversi anni si susseguono notizie provenienti da fonti diverse e che parlano di identificazioni genetiche del problema. Annunciano imminenti spiegazioni genetiche della balbuzie, ma dopo un po’ di tempo tutto passa nel dimenticatoio e si aspetta la notizia successiva.

Un esempio recentissimo è questo articolo, tratto da fonte AGI:

(AGI) – Washington, – La balbuzie può avere implicazioni genetiche?. Un gruppo di ricercatori del National Institutes of Health americano ha identificato tre mutazioni genetiche che influenzano il modo in cui il cervello elabora il discorso e che sono molto comuni nelle persone che balbettano. I risultati sono stati presentati in occasione del meeting dell’American Association for the Advancement of Science in corso a Washington. “È chiaro che questi difetti non sono la sola causa del disturbo”, ha precisato Dennis Drayson, scienziato che ha coordinato lo studio. “Una grande frazione del disturbo – ha continuato – non è probabilmente genetica per tutti, ma questi geni ci stanno fornendo un sacco di sorprese”. Questo studio è lontano dalla tesi prettamente psicologica, come sostiene il Dr. Antonio Bitetti nei suoi lavori editoriali, 2001,2006,2010,2016.

Balbuzie e Genetica: lo studio dei topi

È evidente che lo studio sui topi è ben diverso dallo studio sull’uomo, anche perché i topi non hanno sviluppato il linguaggio. C’è una sostanziale differenza dagli esseri umani che sono le uniche creature a possederlo, con la ben chiara implicazione relazionale che il linguaggio comporta. Sono informazioni ad orologeria, mai documentate seriamente e mai espresse dettagliatamente, attraverso l’identificazione del gene o dei geni che causano la balbuzie.

Si ha il sospetto che da diverse parti si voglia spostare l’interesse verso un settore di intervento su base medica, con quella cultura riabilitativa che di per sé è obsoleta. Vi è un tentativo maldestro di mantenere fermo un dominio curativo, che ormai è ampiamente datato. Nella stragrande maggioranza dei balbuzienti invece, è certa la conoscenza di quella variabilità del problema in rapporto alla presenza di persone, soprattutto di estranei o ritenute importanti.

La Teoria Neurologica

Nel corso della storia degli studi sulla balbuzie, sono state ipotizzate teorie che non hanno avuto modo di essere verificate. Si è ipotizzato, per esempio, che la causa della balbuzie fosse dovuta ad una mancata lateralizzazione dell’emisfero cerebrale connesso al linguaggio, ma è una teoria in disuso da molti anni. Come anche la teoria del mancinismo contrastato. Ad oggi non esistono elementi certi che spingono verso una conferma di cause organiche per spiegare l’origine e le cause della balbuzie su base organica.

L’Approccio Psicologico: il ruolo delle emozioni

Perché dunque aver paura di parlare, perché controllare la bocca e di conseguenza la parola, conoscendo già i meccanismi appresi del linguaggio?1

Un ruolo importante nel dinamismo della balbuzie è svolto dalle emozioni e soprattutto dal come vive le sue emozioni chi balbetta. Ci sono emozioni che spingono a comportamenti di apertura, ed emozioni che spingono a comportamenti di chiusura. Le prime offrono maggiori possibilità di ottenere vantaggi e le seconde danno più possibilità di ottenere svantaggi. In ognuno di noi c’è la libertà di scelta sul come vivere. Abbiamo sempre davanti a noi questa duplice possibilità del vantaggio, o dello svantaggio, il dono della possibilità di decidere.

Il ragionamento è semplice: se il balbuziente quando è solo non balbetta e balbetta invece in presenza dell’interlocutore è ovvio che la sua difficoltà di linguaggio non si può imputare ad altre cause, se non a cause interne a chi balbetta.

Balbuzie: Cause e Fattori psicologici

I fattori psicologici, che possono svilupparsi in maniera più o meno grave nel corso dei conflitti e delle situazioni emozionali, rischiano di generare delle gravi modificazioni nello sviluppo mentale del soggetto e nel suo comportamento futuro.

Spesso ci si è posto il problema di indagare sul ruolo che gioca l’imitazione nell’insorgenza della balbuzie. Non bisogna considerarlo come un fattore scatenante in un soggetto che non è predisposto alla balbuzie. In questo caso, l’imitazione non è che un gioco di cui primo poi il bambino si stanca e tutto rientra nell’ordine. Invece, il bambino che vive in un ambiente tachilalico o con uno dei familiari che balbetta, avrà molte difficoltà a dominare la sua velocità di linguaggio ed i suoi inceppi, se egli stesso è predisposto alla balbuzie.

Occorre evidenziare la correlazione esistente tra la balbuzie e i disturbi dell’elaborazione del linguaggio, come ad esempio il ritardo nell’insorgenza della parola, la dislessia, o la disortografia. Queste possono presentare una evidente parentela. Alcuni affermano che questa prevalenza sia dovuta al ritardo dello sviluppo del linguaggio nei maschi rispetto alle femmine.

Nel suo lavoro di ricerca sulla balbuzie, o balbuzia, come qualcun altro la definisce, il Dott. Bitetti afferma che dietro le cause della balbuzie si nasconde un tentativo di trattenere delle dinamiche emotivamente complesse. Bambini o adulti che balbettano non si possono concedere di eliminare il controllo sulla fonazione, perché reputano che questo controllo sia troppo potente rispetto alle proprie capacità. Il balbuziente crede di non farcela. Ecco perché il balbuziente parla bene quando è da solo, perché quando è da solo il meccanismo del controllo non ha senso, poiché viene meno il fattore che lo attiva e cioè: l’interlocutore2.

 

[1] Bitetti A., La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, Milano, 2010

[2] Bitetti A.,  2001, 2006, 2010, 2016