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LA BALBUZIE APPROCCIO INTEGRATO

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LA BALBUZIE APPROCCIO INTEGRATO

Descrizione ed analisi del problema balbuzie

 

La balbuzie interessa circa il 1-2% della popolazione, con incidenza maggiore nel sesso maschile, su dieci casi di balbuzie, otto sono sicuramente di sesso maschile, interessando persone di ogni estrazione sociale e in ogni parte del mondo. Già questo aspetto potrebbe essere un importante motivo di ricerca nel cercare di dimostrare la valenza socio-relazionale del disturbo o, eventuali implicazioni di diverso ordine.

Il balbuziente sa quello che vuole verbalizzare ma non riesce ad esprimerlo, non c’è sinergia tra pensiero e parola. Nella maggior parte dei soggetti balbuzienti, per dei motivi estremamente variabili, esiste una disorganizzazione tra il pensiero ed il linguaggio. Troppo tempo passa tra ciò che c’è da dire e la possibilità di dirlo. Secondo il noto studioso spagnolo De Ajuriaguerra, la balbuzie è un disturbo di realizzazione della lingua parlata nell’ambito della relazione interpersonale.
Si può fare diagnosi precisa di balbuzie solo quando il meccanismo si è ormai consolidato nel modo e nel tipo di comunicazione del bambino, cioè quando si è: CRONICIZZATO. La balbuzie, da un punto di vista strettamente sintomatico, consiste in un insieme di alterazioni del ritmo e della fluidità dell’espressione verbale e viene vissuto da chi ne è affetto con grande sofferenza e disagio.

Un definizione molto utilizzata in campo diagnostico psicologico della balbuzie è quella che definisce tale disordine come un disturbo multifattoriale della personalità con rilevanti componenti psicologiche e ambientali. Ma è il Dott. Antonio Bitetti a dare un ulteriore contributo alla ricerca, attraverso l’introduzione del fattore controllo sulla fonazione, quale elemento centrale del problema balbuzie. Un meccanismo che scatta per frenare una sottostante energia aggressiva che il balbuziente ha difficoltà a gestire in maniera adeguata. Un aspetto frenante che va a compromettere la giusta capacità relazionale del soggetto balbuziente.

Soluzioni ed interventi proposti sulla base delle evidenze scientifiche

Attualmente, vi è una sostanziale contraddizione nell’offerta terapeutica riguardante la balbuzie. Difatti, tutte le tecniche fonatorie e rieducative del linguaggio, così massicciamente proposte, partono dal presupposto che questo disturbo sia di linguaggio. Ma in sostanza non è così, poichè come è stato già descritto, il balbuziente nel chiuso della propria stanza, non sottoposto a giudizio altrui, non balbetta mai. E’ evidente quindi che il balbuziente in cuor suo, sa di parlare bene, ma sa anche e vorrebbe spiegarlo a tutti, che il suo vero problema, è solo di relazione.

Già nel 1999, il Dott. Bitetti affermò questo concetto in un importante congresso di Foniatria e di Logopedia e nel 2000 ebbe a confrontarsi con il Prof.Yairi dell’Università di Chicago, il quale sosteneva la probabile origine genetica di tale problema. Il Prof. Bitetti, invece, sottolineava e tuttora sostiene la necessità di virare la ricerca su ben altri aspetti, poiché è ormai risaputo che il balbuziente parla benissimo, non ha bisogno di rieducazioni fonatorie, poiché il suo vero problema e lo sa riconoscere da solo, è il sofferto impatto con gli altri esseri umani, così come accade per il timido.

La sola differenza tra il timido ed il balbuziente è data dal fatto importante che il balbuziente esercita un potente meccanismo di controllo sulla sua bocca, tendente a frenare quella energia a matrice aggressiva, necessaria per competere normalmente con i propri simili. La balbuzie poggia su tre aspetti fondamentali: una idea  autosvalutativa di fondo, una proiezione sugli altri dello stesso tipo di giudizio negativo ed infine, quell’elemento di controllo, come aspetto finale, nel tentativo irrazionale di poter gestire l’intera situazione durante il sofferto impatto relazionale.

Partendo da queste riflessioni, nel 1997, il Dott. Antonio Bitetti ha fondato con risorse proprie, l’Istituto Europeo per la Balbuzie e la Psicologia della Comunicazione. Nel 2010 è diventato editore, nell’intento di dare una svolta  nella divulgazione di concetti più evoluti e di  proporre una terapia innovativa, frutto delle sue intuizioni personali, dopo aver superato brillantemente la propria balbuzie con una esperienza di gruppo-analisi su suggerimento dell’Illustre Prof. Leonardo Ancona, allora Direttore della Cattedra di Psichiatria  dell’Università Cattolica di Roma e dopo ricerche di tipo cognitivo-comportamentale, condotte con il compianto Prof. Cesare De Silvestri, pioniere in Italia di questo importante filone di ricerca psicologica.

Sostenendo la matrice eminentemente relazionale di questo diffuso disturbo, è importante evidenziare un altro aspetto rilevante di tutta questa dinamica e cioè, che il balbuziente è condizionato anche dal feedback generato dall’ascolto del suo balbettare. Infatti, una importante ricerca dell’Università di Edimburgo ha prodotto negli anni’80 uno strumento tecnologico che permetteva di annullare, attraverso un cicalino, emesso durante  l’emissione, l’ascolto della propria voce (Edinburgh Masker).Questa ulteriore prova conduce inevitabilmente al fatto che il balbuziente è fortemente condizionato nella sua prestazione verbale, perché tende a subire la relazione umana, anziché gestirla in maniera propositiva e produttiva.

Tutto il dinamismo del balbettare si traduce in un dispendio imponente di risorse potenziali, di mancate affermazioni personali e che vanno a ripercuotersi sul dinamismo generale e soprattutto sociale. A volte si sottovalutano le tante risorse umane sprecate attraverso inutili e sterili atteggiamenti, ma non dovremmo continuare a chiudere gli occhi di fronte a tale annichilimento. La salute di un popolo è alla base della sua realizzazione e affermazione, poiché tutti concorrono a tale progetto. A questo intento è chiamato anche il balbuziente e non può più nascondersi dietro questo sintomo.

 

Proposta scientifica del metodo:  La Balbuzie Approccio Integrato

 

Fermo restando che il progetto “ La Balbuzie Approccio Integrato” è un modello ormai collaudato da circa venti anni, su scala nazionale ed internazionale e di cui hanno usufruito diverse migliaia di pazienti, di ogni fascia di età. L’idea di fondo è quella di renderlo ancora più fruibile, soprattutto da quella parte di popolazione, ormai la maggioranza, che fa fatica a trovare le risorse disponibili per accedervi.

Sul piano scientifico e dei risultati, questo approccio è di sicuro il più avanzato presente sul mercato nazionale poiché affronta la balbuzie a 360°. Difatti, l’intento del progetto riguarda anche la misurabilità data dal confronto tra il nostro modello terapeutico e le tecniche rieducative proposte dal SSN o da altre strutture similari presenti sul territorio italiano.

L’ideale sarebbe quello di creare una commissione scientifica e valutare le performance dell” Approccio Integrato” con tutte le altre metodologie e definire quella più efficace a ottenere risultati ottimali e duraturi. Per fare ciò è necessario attingere a risorse finanziarie che allo stato attuale delle cose, è difficile da ottenere ed anche perché vincere un bando di concorso ministeriale aumenterebbe sensibilmente la caratura ed il valore scientifico del lavoro del Dott. Bitetti, il quale da parte sua ha già dimostrato ampiamente le basi su cui poggia il proprio lavoro di ricerca e di cura della balbuzie.

La fattibilità è data soprattutto dai tantissimi pazienti che chiedono informazioni al libero mercato, riconoscendo una cronica carenza ed una latitanza delle istituzioni pubbliche nel dare risposte concrete ed efficace a chi soffre di questo disturbo della comunicazione, come già ampiamente descritto nelle pagine precedenti. Ed infine, e non di minore importanza, le continue richieste che arrivano a noi, da parte di addetti ai lavori che vorrebbero formarsi ad una cultura avanzata nell’approccio di cura della balbuzie. I tempi sono oramai maturi per un cambiamento nella impostazione di cura e da più parti si è pronti a recepire l’innovazione ed il cambio di passo, passando da una impostazione semplicemente rieducativa, ad una impostazione olistica, che tiene conto del sintomo, ma non trascura tutti quei fattori, interni ed esterni del problema.

 

Criticità culturale e balbuzie

 

La criticità è rappresentata soprattutto dal fattore culturale. Dopo diversi decenni di cultura rieducativa, il mondo sanitario, a vari livelli, indirizza i pazienti affetti da balbuzie verso soluzioni terapeutiche rieducative o riabilitative, trascurando i tanti aspetti sopraelencati.

Si è strutturata nel tempo, una cultura e in maniera stereotipata, la si ritiene la più adatta, semplicemente perché storicamente è quella proposta dalla sanità pubblica. In tutti questi anni non si è mai fatta ricerca seria e questo ha facilitato anche il pullulare di risposte di cura tra le più strane e disparate, basterebbe dare una occhiata su internet, a tutto svantaggio della qualità e dell’efficacia del servizio offerto.

Vi è la necessità di un cambiamento culturale e metodologico, ma questo richiede proposte e soprattutto, una formazione che spinga ad una visione moderna del problema. Ma come tutti sappiamo non è facile adattarsi ad un nuovo modello, soprattutto se non è supportato da evidenze statistiche e di risultati. Ecco la necessità di una sperimentazione capillare che coinvolga le strutture già presenti sul territorio, ma che abbiano a cuore l’interesse della popolazione bisognosa di cure, le migliori presenti sul territorio.

 

 

A VIBO VALENTIA L’APPROCCIO INTEGRATO

A VIBO VALENTIA UNA STRUTTURA CHE SI OCCUPERÀ DI BALBUZIE ATTRAVERSO L’APPROCCIO INTEGRATO.

Incontriamo il dott. Antonio Bitetti per approfondire un mondo affascinante, quello della balbuzie, e del suo Approccio Integrato che, a breve, arriverà anche nella provincia di Vibo Valentia e sarà il punto di riferimento per la Calabria e anche per la vicina Sicilia.1. Prima di addentrarci nell’argomento principale, potrebbe darci qualche informazione sul suo percorso professionale?
Mi sono laureato in Psicologia presso l’Università “ La Sapienza” di Roma e ho effettuato un percorso di gruppo-analisi con il compianto Prof. Leonardo Ancona, pioniere in Italia di tale metodica, presso il Policlinico “A. Gemelli”. Sono abilitato alla professione di psicoterapeuta e oltre alla abilitazione presso l’Ente Federale Svizzero della sanità a Berna, sono membro associato della American Psychological Association. Inoltre, sono professore a contratto presso l’Università degli Studi Roma TRE. Ho lavorato nel campo della riabilitazione e della formazione, come trainer di docenti in diverse scuole italiane, nel campo della dispersione scolastica e del bullismo, sia a scuola e sia nelle dinamiche di gruppo. Sono specializzato in ippoterapia e ho maturato esperienza anche nel campo delle tossicodipendenze. In Italia sono conosciuto soprattutto per i miei studi sulla balbuzie attraverso il mio modello interpretativo e metodologico, denominato: “ Approccio Integrato”.2. Può spiegarci, brevemente, che cos’è la balbuzie?
La balbuzie, secondo la mia ventennale esperienza di ricercatore e di terapeuta è un problema di relazione, anche se l’aspetto più rilevante è la difficoltà di linguaggio, che rappresenta il sintomo di maggiore evidenza. Difatti, il balbuziente nel chiuso della propria stanza, non sottoposto a giudizio esterno parla benissimo. Purtroppo, da decenni prevale una cultura rieducativa di tale disturbo, sostenuta dalla più evidente difficoltà manifesta. Si è più portati a credere che la balbuzie possa essere un disturbo di linguaggio perché si è fatta poca ricerca in tal senso e perché non si è studiato abbastanza il dinamismo sottostante di questo disturbo. Molti anni fa in un simposio internazionale svoltosi a Roma, mi sono confrontato con il Prof. Yairi dell’Università di Chicago, il quale sosteneva l’ipotesi genetica della balbuzie, ma è giusto rilevare che il balbuziente non solo non balbetta sempre e nella stessa intensità, ma da solo e ad alta voce, parla senza nessun intoppo verbale. Un problema genetico non può avere tutte queste variazioni, è troppo strutturato su base organica e la balbuzie secondo me non ha elementi di vera organicità, tranne, forse per alcuni aspetti accessori, o di supporto all’instaurarsi del disturbo. Nell’arco di circa vent’anni ho pubblicato tre libri sulla balbuzie, nei quali ho spiegato ampiamente le dinamiche emozionali e relazionali della balbuzie. A tal proposito, sono stato invitato alla convention dell’American Psychological Association dello scorso anno, a Denver, in Colorado (USA), per illustrare le mie ricerche ai colleghi di diversi Paesi.3. Lei sostiene da tempo una tipologia di intervento definita “Approccio integrato”, in che cosa consiste?
Ho definito “ Approccio Integrato” il mio modello di intervento terapeutico sulla balbuzie, proprio per le caratteristiche di intervento, sia sul sintomo della disfluenza e sia sulle difficoltà che il balbuziente manifesta nelle diverse fasi della sua vita di relazione. E’ un approccio d’avanguardia che interviene nei diversi aspetti della problematica e non sull’unico aspetto della difficoltà verbale, come i tanti si soffermano a trattare, da sempre. A tal proposito ho richiesto una commissione scientifica presso il Ministero della Sanità, per cercare di fare un significativo passo avanti nella terapia della balbuzie nel nostro Paese.4. Il suo “Approccio Integrato” è ormai ampiamente diffuso su tutto il territorio nazionale, e ha anche varcato i confini italiani per approdare in tutto il mondo, quali sono i suoi punti di forza?
I punti di forza sono soprattutto la ricerca approfondita delle dinamiche sottostanti al problema e l’analisi di tutti quegli aspetti riguardanti le idee irrazionali che il balbuziente si è creato nei primi anni di insorgenza del suo disturbo. C’è da premettere che tutti abbiamo vissuto la fase del cosiddetto balbettìo, tipico del bambino che inizia ad esercitarsi con il significato e il valore del proprio linguaggio, così come avviene nel processo di apprendimento dell’attività motoria. I miei studi si sono concentrati su un aspetto che vado studiando da molti anni e che riguarda il meccanismo di controllo sulla fonazione. Difatti, a parer mio e sulla base di migliaia di casi trattati in Italia e all’estero, il bambino candidato a diventare un ragazzo o un adulto balbuziente, fa una cosa che non dovrebbe fare e cioè, controlla il suo linguaggio nel momento in cui si relaziona con gli altri, per una sottostante paura del giudizio altrui. C’è da chiedersi cosa controlla e perché controlla. La risposta la troviamo in quelle dinamiche aggressive sottostanti al disturbo. Di sicuro il balbuziente trattiene emozioni forti che non riesce ad esprimere e quindi, controlla e blocca sul nascere questa possibilità, poiché ne ha paura. A questo punto, è ovvio che il trattamento del problema non può essere limitato alla semplice rieducazione, come abitualmente si fa da sempre, ma è necessario far capire alle famiglie con bambini balbuziente e ai balbuzienti adulti che il loro disturbo va affrontato in maniera completa, proprio come faccio da sempre con il mio “Approccio Integrato”. Il mio ultimo libro sulla balbuzie, dal titolo: “ La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, 2010” è stato tradotto anche in inglese e tedesco.5. Come reagiscono i pazienti a questo tipo di approccio?
Quando il balbuziente capisce di essere di fronte ad un modello terapeutico che coglie tutti gli aspetti del suo problema, si sente risollevato, compreso e in buone mani. In cuor suo, il balbuziente capisce qual è la dinamica del suo problema, ma non riesce ad inquadrarla in maniera completa ed organizzata, ed è per questo che il mio è un modello completo di terapia e viene apprezzato da subito. Infatti, sono stato il primo in Italia a spiegare la necessità di superare le tecniche rieducative di tipo fonetico o fonatorio o respiratorio, poiché sono tecniche che non completano il processo di verifica e di interpretazione del disturbo chiamato balbuzie. Se non si affrontato le ansie e le paure che il balbuziente vive, è difficile pensare che una semplice tecnica possa risolvere completamente il problema. Ed è per questo che dal 2001 al 2016 ho pubblicato quattro libri su questo argomento, i primi tre sulla balbuzie e il quarto, sul meccanismo del controllo (A. Bitetti. Emozioni, Comportamento e Controllo, IEB Editore, 2016), come elemento centrale di tutta la questione, con l’intento di creare una nuova cultura di approccio alla balbuzie su tutto il territorio nazionale.

6. Ci sono degli indicatori sulle percentuali di casi di balbuzie nella nostra regione?
Non ci sono dati aggiornati al riguardo. Due anni fa, una giornalista spagnola della TVSE di Madrid che voleva intervistarmi, mi diceva che in Spagna sono più di 800.000 le persone affette da balbuzie e secondo l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) nel mondo si calcola una media dell’1-2 dell’ intera popolazione mondiale. Sono dati che fanno riflettere.

7. La sede nazionale si trova a Milano (via S. Antonio, 5), perché ha avvertito la necessità di creare un punto di riferimento anche nella provincia di Vibo Valentia?
Ho trattato molti pazienti calabresi che mi hanno raggiunto a Milano, o in altre città più vicine alla Calabria e ho scoperto attraverso il mio lavoro degli amici, amici veri, che mi hanno invitato a creare delle premesse di fattiva collaborazione, mettendo a disposizione una moderna ed efficace struttura. Per questo, nel dare risposte terapeutiche più immediate ed efficaci, ai tanti pazienti della Calabria che vorranno usufruire del mio modello terapeutico, si è pensato di creare un punto di riferimento, in pianta stabile, senza la necessità di fare grossi spostamenti. In più, nel far convergere pazienti della vicina Sicilia, che potranno trovare più comodo incontrarmi e chiedere consigli sul problema di cui stiamo argomentando. Vibo Valentia, si presta bene come centro geograficamente ben posizionato sul territorio.

8. Sono previsti corsi di formazione permanenti sulla terapia della balbuzie anche in Calabria?
Certamente si, la sede di Vibo Valentia dovrebbe diventare un punto di riferimento regionale e come dicevo prima, anche per quelle famiglie della vicina Sicilia che vorranno usufruire del mio “Approccio Integrato”. Si farà terapia individuale e di gruppo, sia nei bambini, nei ragazzi adolescenti e sia negli adulti affetti da balbuzie. La sede dovrebbe diventare anche la location per iniziative di divulgazione degli ultimi due libri su tutto il territorio, così come si è già fatto in altre regioni d’Italia e tra poco anche all’estero. Lo scopo è di creare un punto di riferimento stabile e funzionale a tutto vantaggio di coloro che usufruiranno del servizio messo a disposizione.

9. Quale messaggio vuole lasciare ai professionisti calabresi? E quale a chi soffre di balbuzie?
Un messaggio intriso di fiducia e di ottimismo nella cura della balbuzie. Il balbuziente va curato in tutta la sua manifestazione e non in maniera parziale o parcellizzata. Dobbiamo superare paure ed ostacoli, perché un linguaggio forte e sicuro offre più possibilità di affermazione nella vita. Quindi, l’intento è anche quello di creare e di radicare una cultura più forte e più completa riguardo alla balbuzie e se si creeranno i presupposti, sono disposto ad organizzare corsi di formazione per specialisti del settore, soprattutto rivolto a logopediste, psicologi, medici foniatri e altri.

RICERCA SCIENTIFICA E BALBUZIE

Sul problema specifico della balbuzie, la ricerca scientifica da troppo tempo stenta a decollare, anzi, per dirla tutta, in questo campo siamo molto lontani da un modello di ricerca interdisciplinare e su vasta scala che dovrebbe tendere a dare risposte adeguate sulle implicazione di aspetti cognitivi ed emozionali del linguaggio.

Sarebbe opportuno produrre nuovi dati statistici, che potrebbero rappresentare un importante serbatoio da dove attingere risposte adeguate per screening a breve, medio e lungo termine.

Sarebbe di notevole interesse per la ricerca anche un confronto tra le diverse scuole interpretative e metodologiche, per cercare di dare un nesso causale tra eventuali aspetti organici del problema, ovvero la predisposizione o la familiarità del disturbo e tutti quegli aspetti psicologici ed ambientali che condizionano la prestazione verbale in contesti diversi.

Se ci mettessimo nei panni di una famiglia che ha un figlio balbuziente, ci troveremmo a che fare con una realtà decisamente complessa in cui la proposta di intervento è soprattutto quella logopedica, almeno nelle strutture pubbliche.

I professionisti che operano con questa impostazione, da sempre quella di riferimento nell’ambito della sanità pubblica, certamente si impegnano a fare al meglio il loro lavoro, ma ammettono candidamente di non avere i requisiti formativi, oltre che interpretativi del disturbo che sono chiamati a trattare.

Anche lo specialista medico, punto di riferimento del settore, non ne sa di più e solitamente, per prassi, delega l’intervento alle logopediste. Manca la visione d’insieme da molti auspicata e fortemente richiesta, soprattutto da chi vive in prima persona la difficoltà del problema.

Persino il pediatra, che a volte è lo specialista di prima istanza consultato dalla famiglia non dice tanto, si sofferma a dare delle rassicurazioni. Ipotizzando che la balbuzie possa avere una evoluzione positiva con il passare del tempo, tende a tranquillizzare i genitori, nell’attesa che eventi occasionali modifichino in meglio la condizione.

Si sa che la balbuzie, ed è un dato statistico, una volta consolidata, cronicizzata, con l’entrata del bambino a scuola, tende a permanere nel repertorio comportamentale, fino ad incitarsi nella personalità, diventando quel disturbo complesso appena descritto.

 

CAUSE DELLA BALBUZIE

 

Da un punto di vista medico c’è una tendenza ad interpretare su base organica i problemi di difficile comprensione. In effetti non si può dar torto a chi, intravedendo una indubbia complessità interpretativa della balbuzie, tende a credere ad una implicazione organica.

Tale ipotesi organicistica o genetica, va a naufragare contro la evidente fluidità di parola che il balbuziente manifesta nella quiete della propria stanza, o in qualunque altro contesto dove non è soggetto allo sguardo ed al giudizio altrui.

Da diversi anni si susseguono notizie da fonti diverse e che parlano di identificazioni genetiche del problema, annunciando imminenti terapie geniche, ma dopo un po’ di tempo tutto passa nel dimenticatoio. Difatti, il gene o i geni responsabili della balbuzie non sono stati mai individuati e persino le aree neurologiche coinvolte non trovano esaurienti spiegazioni.

Un esempio recentissimo è questo articolo, tratto da fonte AGI:

(AGI) – Washington, 21 feb. – La balbuzie e’ genetica. Un gruppo di ricercatori del National Institutes of Health americano ha identificato tre mutazioni genetiche che influenzano il modo in cui il cervello elabora il discorso e che sono molto comuni nelle persone che balbettano. I risultati sono stati presentati in occasione del meeting dell’American Association for the Advancement of Science in corso a Washington.

“E’ chiaro che questi difetti non sono la sola causa del disturbo”, ha precisato Dennis Drayson, scienziato che ha coordinato lo studio. “Una grande frazione del disturbo – ha continuato – non e’ probabilmente genetica per tutti, ma questi geni ci stanno fornendo un sacco di sorprese”. “A occhio e croce – ha detto Drayson – circa la meta’ delle balbuzie e’ dovuta a quello che ereditiamo dalla famiglia”. Al momento gli scienziati americani hanno creato in laboratorio un topo geneticamente modificato che ha le mutazioni genetiche individuate. Ora i ricercatori sono convinti di poter trovare una cura per trattare la balbuzie genetica.

Emblematico il caso di un altro ricercatore, il dottor Dennis Drayna, del National Institute on Deafness and Other Communication Disorders che in un’ intervista, affermava che: “molti aspetti sono stati suggeriti essere causa del disturbo, ma nessuno di loro ha confermato però di essere vero. Per la prima volta, oggi, conosciamo una delle cause del disordine”. Continua dicendo: “Le persone che sono aiutate da un tipo di terapia possono essere persone con una mutazione in uno di questi geni, mentre persone che sono aiutate da un’altro tipo di terapia possono essere persone con una mutazione in un altro dei geni che abbiamo identificato. Per la prima volta possiamo chiederci: perchè alcune cure funzionano bene per certuni e non per altri ?”

La scoperta necessita ulteriori studi, ma riaccende la luce della speranza, con l’obiettivo di riuscire ad affrontare il disturbo con terapie sempre più efficaci, inoltre, come dice bene Jane Fraser, presidente della Stuttering Foundation of America: “I genitori non causano la balbuzie, e questa ricerca dovrebbe togliere il fardello della colpa dalle loro spalle”.

E’ evidente però che lo studio sui topi è ben diverso dallo studio sull’uomo, anche perché i topi non hanno sviluppato il linguaggio, a differenza degli esseri umani che sono le uniche creature a possederlo, con la ben chiara implicazione relazionale che il linguaggio comporta.

Sono informazioni ad orologeria, mai documentate seriamente e mai espresse dettagliatamente, attraverso l’identificazione del gene o dei geni che causano la balbuzie. Si ha il sospetto che da diverse parti si voglia spostare l’interesse verso un settore di intervento su base medica, con quella cultura riabilitativa che di per sé è obsoleta, tentando maldestramente di mantenere fermo un dominio curativo che ormai è ampiamente datato.

Anche perché e bisogna sottolinearlo, se fosse vera la causa genetica, tutte le cure logopediche e riabilitative del linguaggio adesso praticate su larga scala, non avrebbero senso ed utilità. Per capire meglio i meccanismi intrinseci della balbuzie consigliamo la lettura dell’ultimo libro del Dott. Bitetti incentrato sul meccanismo del controllo emozionale. (A.Bitetti, La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, Milano,2010)

ISTITUTO EUROPEO BALBUZIE - la balbuzie negli adulti dott. Bitetti - cura per la balbuzie - definizione di balbuzie

 

Nella stragrande maggioranza dei balbuzienti è certa la conoscenza di quella variabilità del problema in rapporto alla presenza di persone, soprattutto di estranei o ritenute importanti. La sintomatologia del balbettare è variabile a seconda del contesto dove il balbuziente viene ad interagire e a seconda delle persone con cui si relaziona.

Ad esempio, il bambino balbuziente teme fortemente l’interrogazione a scuola, oppure, se è chiamato a ripetere un argomento già esposto. E’ in un continuo stato di fibrillazione nel timore di essere chiamato ad esprimersi davanti ai suoi compagni. Invece è facilitato nel rapporto con persone amiche, che non lo impegnano molto sul piano del valore personale e preferibilmente, non protese a giudicarlo.

A volte, se la sintomatologia è forte, può essere addirittura esonerato dalla lettura ad alta voce, con ripercussioni sulla propria autostima e con una conseguente stigmatizzazione di tutta la sua condizione.

Nell’adolescente balbuziente, la difficoltà di linguaggio può avere forti ripercussioni sulla normale evoluzione caratteriale, già di per se difficile a quella età. Possono instaurarsi momenti di isolamento nel non potersi esprimere adeguatamente con il gruppo dei pari, manifestando note anche di forte autosvalutazione e a volte anche di autocommiserazione, con marcate tinte depressive.

Tutti aspetti che devono far riflettere sulla importanza di un problema, che si estrinseca sul linguaggio come dato finale della sintomatologia, ma che investe una sfera molto più ampia, quella della propria personalità e soprattutto, del modo di pensare di se in rapporto agli altri.

Non intervenendo processi di effettivo cambiamento, il bambino o l’adolescente balbuziente, rischia fortemente di diventare un adulto balbuziente, con grave compromissione dell’assetto relazionale, ai vari livelli operativi di tutta la personalità.

Ecco perché è fortemente riduttivo pensare al problema della balbuzie, come ad un semplice problema di linguaggio. Pensare ciò, limita fortemente tutto il discorso e trascura l’importanza del significato psicologico e relazionale che il linguaggio rappresenta per l’essere umano nella sua interazione quotidiana.

Coloro che sono fermi a credere che la balbuzie rappresenta solo un semplice disturbo della fluenza verbale, come di solito accade nella cultura di impostazione rieducativa, tendono a  perdere di vista il valore fortemente psicologico del linguaggio, strumento estremamente sofisticato che il genere umano ha elaborato per veicolare pensieri ed emozioni.

La presenza di una vasta popolazione di balbuzienti adolescenti ed adulti, la dice lunga sul fatto che più di tanto non si è potuto fare nell’infanzia, o non si è saputo fare. Va da se che molte rinunce sono state fatte dalle famiglie con bambini balbuzienti, proprio nella impossibilità di trovare risposte adeguate nei tempi idonei per tentare di invertire la condizione. Ma in cuor suo, chi balbetta sa che la situazione interna non è così semplice come la si vuole far credere.

Il balbuziente conosce le sue paure interne, le posizioni rigide da un punto di vista cognitivo, la irrazionalità di alcune sue idee e che vanno a pregiudicare la possibilità realistica di avere un adeguato rapporto interpersonale. La comunicazione umana non dovrebbe essere una esperienza sofferta, come lo è nel caso del balbuziente, che a volte non è capace di fare una semplice telefonata, o provare grande sofferenza anche nel chiedere una semplice consumazione al bar.

Sul piano della comunicazione interpersonale, quello che è semplice e a volte piacevole per il normoloquente, diventa pura sofferenza per il balbuziente. Tale stato di cose pregiudica il balbuziente dal poter investire adeguatamente le proprie risorse culturali ed umane nell’ambito sociale, ed è per questo che il problema balbuzie può diventare un limite nella realizzazione personale, a scapito anche della ricchezza di tutto il contesto del gruppo di riferimento.

Se è vero il concetto che la emancipazione e la partecipazione alla vita di relazione creano ricchezza, una forte limitazione di tali possibilità certamente crea impoverimento, a scapito ovviamente, di tutta la collettività. A questo punto è legittimo pensare che la balbuzie non rappresenta più un disturbo solo soggettivo, della sfera personale. L’atteggiamento del singolo, con le sue paure e le sue incertezze a comunicare, creando un blocco di quella energia psicologica e relazionale, porta ad un certo impoverimento nel processo di crescita collettiva.

Ecco perché è importante limitare l’incidenza di questo problema sin dall’infanzia, cercando di dare le migliori possibilità al bambino balbuziente. Non permettendo di superare la soglia della adolescenza, limite importante, affinché non diventi elemento grave di difficoltà relazionale e quindi, adoperandosi molto per sganciarsi da questo modello comunicativo nel più breve tempo possibile.

NUOVO MODELLO TERAPEUTICO

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 UNA CURA DELLA BALBUZIE, SIA IN ETA’ PEDIATRICA E IN ETA’ ADULTA

Nel nostro modello di intervento terapeutico si parte dal presupposto che il balbuziente va aiutato a comprendere che il suo linguaggio alterato è frutto di un modello di pensiero e di emotività che ha radici nella propria personalità. Va sempre sottolineato che il balbuziente, bambino o adulto che sia, nel chiuso della propria stanza, protetto dal temuto giudizio negativo da parte degli altri, parla bene e senza nessun sintomo evidente.
Nelle ricerche del dott. Bitetti, il problema balbuzie viene visto essenzialmente come un sintomo, frutto di una scarsa propensione del balbuziente a canalizzare al meglio le proprie risorse emozionali.

Per più di cinquant’anni si è assistito a dei modelli di intervento di tipo rieducativo, perché si tendeva a credere e in parte lo si crede tuttora, che il balbuziente fosse un soggetto da rieducare nella parola, protesi a credere che il problema vero fosse l’evidente difficoltà ad estrinsecare parole. Soffermarsi sulla parte periferica del problema, sulla manifesta difficoltà di linguaggio, tende a far perdere di vista, o peggio, a non tener conto del valore relazionale e del significato psicologico del problema balbuzie.

La “madre di tutta la questione è il pensare male di sé”

Non perché il balbuziente non possiede qualità, ma perché è abituato a controllare esageratamente le proprie risorse. Va in controtendenza rispetto alle reali esigenze della vita quotidiana. Questa censura , per i soggetti predisposti alla balbuzie, è un processo appreso  sin da piccoli e che ostacola la possibilità di espansione, inibendo così la libertà di relazione.

Nel balbuziente è forte la paura del giudizio degli altri, ma che in fondo è il giudizio negativo che egli esprime verso se stesso e questo, solo nel momento del rapporto interpersonale.

Ecco perché il balbuziente quando è solo sta bene, è sereno, proprio perché non mette in gioco se stesso e quindi, parla bene. e inibisce la possibilità di espansione, generando una forte paura di un eventuale giudizio negativo da parte degli altri, ma che di fondo non è altro che un proprio giudizio negativo rivolto a se stessi. Questo diventa l’elemento ansiogeno più caratteristico e radicato, che segna nel profondo il modello di pensiero irrazionale di chi balbetta

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Nell’approccio al bambino si è sempre pensato esclusivamente alla sua disfluenza, alla sua evidente difficoltà ad articolare le parole. Così si è dato largo spazio a tutte quelle strategie di correzione del linguaggio, con estenuanti sedute di rieducazione ma, senza mai calibrare una strategia di comprensione sul piano prettamente relazionale della dinamica in questione.
E’ evidente che il settore in cui si dovrebbe maggiormente intervenire è l’area della relazione umana e non della fonazione e della articolazione delle parole, anche se quest’ultima rappresenta la parte manifesta del problema balbuzie.
Per comprendere bene bisogna capire cosa comprendere, dove si vuole comprendere e come comprendere, ovvero avere una strategia di intervento. Ma questa, facendo riferimento alla sola area della fonazione, difficilmente potrà andare al cuore del problema e alla sua vera risoluzione.