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Presentazione Libro a Londra

 

Presentazione del libro del dott. Antonio Bitetti al pubblico londinese nella cornice di Hub Dot:

Stuttering an Integrated Approach.

 

Hub Dot

Anthropologie Store

Kings Road – Chelsea – London

Ho ancora nitido nella mia mente, il ricordo più doloroso di tutta la mia storia di balbuziente. Quando, davanti a tutta la classe, sono stato deriso per la mia balbuzie. Quel giorno ero molto più agitato di altre volte, non avrei voluto essere interrogato davanti a miei compagni di classe, ma non fu così. Il nostro insegnante volle interrogarmi e mi tocco affrontare una prova che quel giorno mi terrorizzava più del solito. Ricordo che balbettai tantissimo. I compagni cominciarono a ridere di me e la cosa più brutta, fu quando mi accorsi che rideva anche il nostro maestro, che era accanto a me, vicino alla cattedra. Volevo sprofondare per l’umiliazione e per la vergogna.

Tante volte ho sofferto per il mio problema, però non mi sono mai arreso, ho avuto la lungimiranza di guardare oltre le mie amarezze e le mie difficoltà, ho sempre pensato a quello che sarei diventato. Sono diventato uno psicologo-psicoterapeuta e mi occupo proprio di terapia della balbuzie. Ho superato completamente il mio problema, dopo aver fatto un percorso di gruppo analisi, durato cinque anni. Questa esperienza mi ha fatto comprendere che i problemi psicologici esistono dentro di noi, sotto forma di idee e convinzioni errate, dettate dalla necessità di rimanere ancorati ad un passato che ormai non esiste più. Solo per la paura di staccarsi da situazioni e relazioni intrafamiliari ormai improduttive e regressive.

Ho capito tante cose di me stesso e le ho viste confermate in anni e anni di lavoro terapeutico sui miei pazienti. Ho compreso bene delle resistenze che sono presenti in ognuno di noi e delle sforzo che ciascuno dovrebbe fare per emanciparsi dalla paura e delle difficoltà. Queste dinamiche interne al problema ho organizzate in un modello interpretativo e metodologico che ho definito:  “ Approccio Integrato” e le ho espresse nei miei libri, tradotti in inglese e tedesco.

Le mie riflessioni sulla balbuzie partono dal presupposto che il balbuziente pensa male di sé, non perché non abbia qualità, ma perché non sa canalizzare adeguatamente le sue energie interne, perché ha imparato da piccolo a trattenere le sue risorse emozionali. Poi tende a proiettare sugli altri lo stesso giudizio negativo e quindi, teme costantemente di essere giudicato male dagli altri. Infine, adotta una strategia improduttiva che io definisco: “controllo della fonazione”. Il balbuziente, a differenza degli altri, quando si relaziona, tende a frenare la propria energia e quindi trattiene quella forza necessaria per relazionarsi bene con gli altri.

E’ necessario sapere che il balbuziente quando è da solo, nel chiuso della sua stanza, non balbetta mai. Invece, quando parla in pubblico è fortemente condizionato, proprio perché vive costantemente il timore di essere giudicato male. Questo, perché pensa male di sé e il tutto parte da questo fattore. Per parlare bene è necessario pensare bene di sé. E’ necessario conoscere la propria forza interiore, ed indirizzarla con la giusta consapevolezza di essere una persona forte e decisa. Il nostro linguaggio è sostenuto da una certa dose di energia, così come tutto il nostro comportamento. Sapere indirizzare adeguatamente la propria energia caratteriale è alla base del nostro successo relazionale.

Dal 1997, le mie ricerche in questo campo hanno permesso di aprire uno scenario nuovo nella cura della balbuzie e adesso, posso affermare con una buona dose di certezze, che spostando adeguatamente il controllo dalla bocca e liberando il controllo su di sé, si liberano quelle energie adatte per confrontarsi liberamente e senza blocchi, a tutto vantaggio di una percezione forte di se e senza esitazioni.

 

ISTITUTO EUROPEO BALBUZIE - la balbuzie negli adulti dott. Bitetti - cura per la balbuzie - definizione di balbuzie

I still remember it as if it were yesterday. Standing in front of the class….. My hands sweating……. My heart racing. The Teacher called me to the blackboard to test my spelling. I wanted the floor to open up and suck me in. ….my mouth.. frozen… I couldn’t push any words out. The class started to  laugh…louder and louder…to make it worse… the teacher joined in. I sank into humiliation and shame. That is the most painful memory of my stammering history.

 

I grew up feeling socially isolated but that did not stop me from having ambition, getting a degree and becoming a psychologist with one passion and commitment – understand the nature of stammering. So, I have developed my own method, written books this is my English version and I have …and will continue to dedicate my whole life to helping teenagers  getting rid of this paralysing condition. Every human being deserves to have a voice and for that voice to be heard.

Stammering is the result of an incorrect idea and belief that we create in our head  dictated by our need to remain anchored in a past that no longer exists. When the stutterer is alone he does not stammer. But as soon as he is surrounded by others, he tends to project the same negative judgment he has of himself onto others.  He is constantly afraid of being misjudged, he is afraid of facing life, he doesn’t feel strong enough and so he adopts an unproductive strategy: “phonation control”. He thinks badly about himself, because he does not know how to channel his internal energies properly, because he has learned to hold back his emotional resources as a child.

The key to speak well is to think well about yourself. To think well of ourselves we need to stop controlling our emotions and start expressing them without fear.

Parents ask me all the time ‘Antonio…..what is the secret for teenagers to grow into confident adults?’ – and I’ll give you my answer ….straight from the heart. We need to stop pretending that life is always perfect and happy and stop filtering and shielding them. Talk to your kids talk talk talk …… about your successes, your defeats and your fears and your struggles – don’t give the illusion that life is always positive. When they see that you – their role model – have experienced the full spectrum of emotions – that you are real

only then they will reach their full potential. Thank you!!.

 

LA BALBUZIE IN ETA’ PRESCOLARE

LA BALBUZIE IN ETA’ PRESCOLARE – UN MODELLO DI TERAPIA

 

 

LA BALBUZIE INFANTILE – TERAPIA ED INNOVAZIONE

Di solito, quando una famiglia con un figlio affetto da balbuzie primaria si rivolge alle strutture pubbliche, si sente rispondere che è necessario attendere l’età scolare per poter intervenire. Difatti, fino a poco tempo fa bisognava attendere il raggiungimento dei 6 anni per poter essere preso in carico dai professionisti della voce per ricevere le prime cure.  Fino a quel periodo, le famiglie e i loro figli dovevano pazientare e soffrire in silenzio.ISTITUTO EUROPEO BALBUZIE - la balbuzie negli adulti dott. Bitetti - cura per la balbuzie - definizione di balbuzie

Da alcuni anni non è più così. Attraverso le ricerche d’avanguardia condotte dal dott. Antonio Bitetti, psicologo-psicoterapeuta, ricercatore nel campo della balbuzie e della psicologia della comunicazione, anche i bambini piccoli, o molto piccoli, possono superare serenamente il loro disagio usufruendo delle cure specifiche da lui introdotte per primo in Italia e in Europa.

L’Approccio Integrato, finalizzato alla cura della cosiddetta balbuzie primaria, fase iniziale di balbuzie, affronta completamente il problema, sul nascere. Tale approccio, previene il fenomeno della cronicizzazione del disturbo, evitando inutili e sterili sofferenze, sia nel bambino che vive direttamente il disagio e sia nella famiglia, spettatrice passiva della situazione.

Gli studi condotti dal dott. Bitetti rappresentano una novità assoluta nel panorama  attuale delle ricerche sulla balbuzie infantile e saranno esposte al prossimo Congresso della American Psychological Association, di cui egli fa parte da alcuni anni. Questa terapia è rivolta espressamente ai genitori e non al bambino disfluente, il quale riceve il beneficio dell’approccio terapeutico, direttamente da loro, guidati nel cammino terapeutico dal dott. Bitetti. I risultati fino a questo momento sono a dir poco eccezionali e tutti i casi trattati rimarcano il valore di questo tipo di intervento.

Adesso, anche i bambini di 3-4 e 5 anni affetti da balbuzie primaria, o balbuzie infantile come altri la definiscono, possono essere curati senza nessuna controindicazione e anche le famiglie possono così ritrovare la loro serenità. Come si dice spesso in questi casi: “ E’ meglio prevenire che curare” e in effetti, affrontare precocemente tale disturbo evita ripercussioni negative, sia nel bambino e sia nei genitori.

COME CURARE UN ADULTO BALBUZIENTE

COME CURARE UN ADULTO BALBUZIENTE

 

 ISTITUTO EUROPEO BALBUZIE - la balbuzie negli adulti dott. Bitetti - cura per la balbuzie - definizione di balbuzie

LA BALBUZIE NEGLI ADULTI

Come molti balbuzienti adulti sanno, da troppo tempo si tenta di curare la balbuzie con tecniche rieducative che andrebbero nel migliore dei casi ad armonizzare l’utilizzo della bocca, nel tentativo di curare il disturbo. A volte, accompagnandosi anche con esercizi di respirazione, o con tecniche di rilassamento. Questo tipo di atteggiamento curativo, fa capire chiaramente che in questo campo si brancola nel buio, offrendo delle strategie generiche, nella “ pia illusione” di curare la balbuzie che attanaglia l’adulto.

Nel nostro paese, dove non esistono regole certe su chi può o, non può operare in campo sanitario, molti operatori sono addirittura sprovvisti di una laurea specifica o, addirittura senza nessun titolo di studio universitario. Eppure, tentano di curare con le più disparate tecniche, illudendo i pazienti su un percorso facile e di indubbia efficacia. Solo guardando su internet ci si rende conto di questo fenomeno e di quanti centri vengono fortemente pubblicizzati nella cura della balbuzie. Se si va a guardare con attenzione e leggendo con cura nei loro curriculum, non esiste nessun elemento formativo al riguardo, eppure tanti balbuzienti si affidano senza nessun tipo di riflessione.

L’adulto balbuziente che vuole curare veramente il proprio problema deve necessariamente fare delle considerazioni che esulano dal semplice utilizzo del linguaggio. La parola è sostenuta da emozioni, ed anche la relazione stessa è sostenuta da emozioni. Il problema vero di chi balbetta è la sua difficoltà a gestire adeguatamente le proprie emozioni nel momento topico della relazione sociale.

Ecco perché il balbuziente non balbetta mai quando si trova da solo, nel chiuso della propria stanza, o in ambienti dove non è condizionato da altre persone. E’ il tono emozionale che condiziona chi balbetta, soprattutto nel soggetto adulto che da troppo tempo vive e sperimenta giornalmente questa situazione. La via più facile sarebbe una tecnica, o un rimedio, ma la realtà dei fatti invece ci dice il contrario. Non è possibile curare la balbuzie con delle semplici tecniche rieducative, dato il significato profondo di questo disturbo.

La profondità è data dalla storia personale del balbuziente. L’aver convissuto per molti anni con questo tipo di condotta ha creato un solco profondo nel modo di ragionare e di relazionarsi del balbuziente. Non potrà mai esercitare un effetto terapeutico un rimedio tecnico, che sia la rieducazione, la fonetica, la respirazione o altri artifici vari.

La spiegazione la offre il dott. Antonio Bitetti attraverso i suoi libri sulla balbuzie, i suoi articoli scientifici e con il suo “ Approccio Integrato”. Egli offre un’interpretazione più ampia del problema. Tale modello di intervento mira a riequilibrare quelle che sono le basi emozionali del balbuziente, andando a mitigare le distorsioni cognitive, ed emotive che sono alla base delle sue ansie profonde. Modelli errati appresi nell’infanzia e portati avanti per anni creano nella mente del balbuziente una barriera difensiva nei rapporti interpersonali, diventando disfunzionali e inadatti ad una sana dinamica sociale e relazionale.

Psicologo certificato per la balbuzie

L’Approccio Integrato è avanti ad altri modelli di intervento, sia sul piano interpretativo e sia nella cura della balbuzie, poiché va ad affrontare tutti gli aspetti della personalità del balbuziente adulto. Egli ha la necessità di capire adeguatamente tutte le insidie che di solito vanno a sabotare il suo desiderio di parlare bene in ogni situazione della vita sociale. Il balbuziente è tiranneggiato da una componente negativa che va a neutralizzare i buoni propositi della parte sana della sua personalità.

Il modello terapeutico del dott. Bitetti, da oltre vent’anni rappresenta una svolta importante nella cura dell’adulto balbuziente, perché si propone il compito risolutivo di affrontare tutti gli aspetti che intervengono nel complesso dinamismo della balbuzie nell’adulto.

INTERVENTO PRECOCE NEL BAMBINO CHE BALBETTA

INTERVENTO PRECOCE NEL BAMBINO CHE BALBETTA

 

 

BAMBINO BALBUZIENTE A SCUOLA

La scuola rappresenta il contesto più importante dove il bambino inizia a relazionarsi, dove impara a competere con gli altri bambini  e ad interagire in maniera idonea per raggiungere obiettivi ben precisi e dove, la valutazione in rapporto alla prestazione, fa la sua prima comparsa. Il bambino a scuola deve necessariamente misurarsi con il giudizio, non solo dell’insegnate, ma della classe intera. In tal senso per sentirsi integrato nella dinamica scolastica, è necessario che il bambino abbia una buona percezione di sé e di conseguenza, una buona autostima.

L’autostima è data dalla capacità di saper riconoscere le proprie potenzialità, le propri qualità, e dalla capacità di canalizzarle in maniera adeguata nel contesto della relazione interpersonale. La comunicazione umana rappresenta il veicolo principale per indirizzare nel miglior modo possibile le proprie potenzialità. Attraverso il linguaggio gli essere umani veicolano idee, progetti, stati d’animo e tutte queste capacità, le quali, unite alla comunicazione non-verbale, creano i presupposti per una sana e proficua relazione sociale.

La balbuzie, come sintomo di una condizione di fondo a bassa autostima, va a compromettere la vita sociale del bambino, all’interno della vita scolastica. Il contesto dove dovrebbe vivere serenamente la dinamica sociale e competitiva, diventa un contesto di ansia e di giudizio negativo. Come sostiene il dott. Antonio Bitetti nelle sue ricerche sul fenomeno balbuzie, il balbuziente pensa male di sé e tende a proiettare sugli altri lo stesso metro di giudizio che rivolge verso se stesso. In questo dinamismo improntato alla negatività si crea un circolo vizioso che imprigiona il bambino balbuziente e lo può limitare nella sana dinamica di gruppo.

Mentre la cultura dominante su questo disturbo si concentra massicciamente sulla disfluenza, utilizzando metodi correttivi di tipo foniatrico, nessuno si occupa, o si occupa molto meno, delle problematiche che il bambino vive nella sua interiorità. Molti pensano che sia la balbuzie a compromettere il livello emozionale del bambino, ed invece sono le paure non risolte la vera causa della sua balbuzie.

E’ importante diffondere queste informazioni, soprattutto nella scuola, ambito primario di crescita sociale e culturale del bambino. E’ necessario superare lo stereotipo del bambino balbuziente in difficoltà sul piano delle relazioni all’interno del gruppo, andando ad esplorare quelle dinamiche emotive, ed affettive che trattengono non solo la parola ma, soprattutto, l’emozione necessaria per esprimere la propria forza caratteriale.

Da diverso tempo, il dott. Bitetti ha iniziato a descrivere in maniera dettagliata le sue ricerche in diverse scuole del territorio nazionale, parlando ai genitori e agli insegnanti, che sempre di più vogliono conoscere come si manifesta la balbuzie e perché. Uno degli ultimi incontri-seminario è stato tenuto a Cagliari, nell’Istituto Comprensivo di Via Stoccolma,1   –    caic86800v@istruzione.it

LA BALBUZIE E’ EREDITARIA?

Molte mamme si chiedono e ci chiedono se la balbuzie è ereditaria. Giusta domanda e giusta riflessione. Spesso in terapia si evince che ad essere affetti da balbuzie non è solo il bambino, o l’adolescente in cura, ma ha sofferto di balbuzie anche un genitore, più spesso il papà e a volte, anche un nonno.

A questo punto è necessario chiedersi in che cosa consiste un problema di tipo genetico, quale caratteristiche dovrebbe avere. Certamente il termine stesso ci aiuta a comprendere che un gene, sicuramente individuato, è responsabile del problema è viene trasmesso in maniera ereditaria.

Qual è la differenza tra malattie ereditarie, genetiche e congenite?

Che differenza passa tra malattie ereditariemalattie genetiche e malattie congenite? Spesso si sente parlare di malattie ereditarie e/o genetiche e/o di malattie congenite. I termini vengono spesso confusi o, peggio ancora, usati come sinonimi. Una malattia ereditaria è senz’altro genetica: può in effetti essere definita come una malattia causata da una mutazione genetica che è stata trasmessa dai genitori ai propri figli. Il termine congenita, invece, si riferisce semplicemente a una malattia che è presente fin dalla nascita. Tuttavia non è affatto detto che una patologia congenita sia anche genetica e se genetica, possa essere ereditaria o trasmissibile.

Difetti genetici non ereditati e non trasmissibili

Esistono in realtà anche casi intermedi, caratterizzati da difetti genetici che, per la loro genesi particolare, non è completamente appropriato classificare come ereditari. Esempio classico: la patologia cromosomica de novo. Le sindromi malformative di origine cromosomica sono dovute ad aberrazioni cromosomiche de novo, cioè non presenti nel genitore e dovute ad eventi pre o post-zigotici di riarrangiamento cromosomico. A meno che il difetto cromosomico non sia presente in una certa quota di spermatozoi o cellule uovo del genitore (mosaicismo germinale, cosa per altro impossibile da escludere con certezza), è improprio definire queste sindromi come ereditarie. Inoltre, poiché in molti casi queste sindromi impediscono all’individuo affetto di riprodursi, la patologia non è trasmissibile.

Da sempre si è cercato di dare una spiegazione riguardanti le cause della balbuzie

Sono state proposte diverse teorie riguardo alle cause della balbuzie: di tipo psicogenetico, neurologico, teorie che si concentrano sul linguaggio, la lateralità e la dominanza di un emisfero sull’altro, oppure teorie che si concentrano sul ruolo della ereditarietà. E’ anche possibile ipotizzare  una multifattorialità nella eziopatogenesi della balbuzie.

In un importante simposio internazionale sulla balbuzie, svoltosi a Roma nel 2000, a Palazzo Barberini, a cui ha partecipato anche il Dott. Antonio Bitetti, il celebre prof. Yairi, dell’Università di Chicago ( USA) sosteneva con una certa dose di sicurezza che la balbuzie potesse avere una solida base genetica, ed intravedeva la scoperta del gene o dei geni implicati in questa problematica. A distanza di molti anni, ne sono passati addirittura 18 di anni, nessun gene è stato scoperto come causa diretta o indiretta della balbuzie.

Tale ipotesi organicistica o genetica circa le cause della balbuzie, va comunque e sempre a naufragare contro la evidente fluidità di parola che il balbuziente manifesta nella quiete della propria stanza o in qualunque altro contesto dove non è soggetto allo sguardo ed al giudizio altrui. La cosa strana è che da diversi anni si susseguono notizie provenienti da fonti diverse e che parlano di identificazioni genetiche della balbuzie, annunciando imminenti terapie geniche, ma dopo un po’ di tempo tutto passa nel dimenticatoio e si aspetta la notizia successiva.

Un esempio recentissimo è questo articolo, tratto da fonte AGI:

(AGI) – Washington, – La balbuzie è genetica. Un gruppo di ricercatori del National Institutes of Health americano ha identificato tre mutazioni genetiche che influenzano il modo in cui il cervello elabora il discorso e che sono molto comuni nelle persone che balbettano. I risultati sono stati presentati in occasione del meeting dell’American Association for the Advancement of Science in corso a Washington. “E’ chiaro che questi difetti non sono la sola causa del disturbo”, ha precisato Dennis Drayson, scienziato che ha coordinato lo studio. “Una grande frazione del disturbo – ha continuato – non e’ probabilmente genetica per tutti, ma questi geni ci stanno fornendo un sacco di sorprese”. “A occhio e croce – ha detto Drayson – circa la meta’ delle balbuzie e’dovuta a quello che ereditiamo dalla famiglia”. Al momento gli scienziati americani hanno creato in laboratorio un topo geneticamente modificato che ha le mutazioni genetiche individuate. Ora i ricercatori sono convinti di poter trovare una cura per trattare la balbuzie genetica.

E’ evidente che lo studio sui topi è ben diverso dallo studio sull’uomo, anche perché i topi non hanno sviluppato il linguaggio, a differenza degli esseri umani che sono le uniche creature a possederlo, con la ben chiara implicazione relazionale che il linguaggio comporta. Sono informazioni ad orologeria, mai documentate seriamente e mai espresse dettagliatamente, attraverso l’identificazione del gene o dei geni che causano la balbuzie.

Si ha il sospetto che da diverse parti si voglia spostare l’interesse verso un settore di intervento su base medica, con quella cultura riabilitativa che di per sé è obsoleta, tentando maldestramente di mantenere fermo un dominio curativo, che ormai è ampiamente datato. Nella stragrande maggioranza dei balbuzienti invece, è certa la conoscenza di quella variabilità del problema in rapporto alla presenza di persone, soprattutto di estranei o ritenute importanti.

Cause genetiche della balbuzie o un problema psicologico?

Già nel 2006, il dott. Antonio Bitetti, con il suo libro “ La Balbuzie un problema relazionale, Armando Editore, Roma” spiegava il problema della balbuzie sul piano delle difficoltà che il balbuziente vive nei rapporti interpersonali e partiva da un ragionamento molto semplice. Sappiamo che il balbuziente da solo, nel chiuso della propria stanza e quindi non sottoposto a giudizio esterno, parla benissimo, non ha alcun sintomo riconducibile alla balbuzie.

La differenza principale tra un problema genetico e un problema psicologico-relazionale è che il primo problema ha una base strutturale, ed organica e non può essere influenzabile da stati d’animo o relazionali. Nel secondo problema, invece, si riscontra questa variabile. Il balbuziente sembra abbia due personalità: sereno e loquace quando è da solo, o con persone che ritiene amiche, invece diventa contratto e balbettante quando incontra i suoi simili. A voi le riflessioni.

Ma c’è di più. Sono proprio coloro che danno valore alla spiegazione genetica che rimarcano l’utilizzo delle cure rieducative, quali la logopedia o tecniche riabilitative della fonazione, della dizione, o della respirazione. Ma tutti sanno che un problema genetico non ha facilità di essere curato con tecniche riabilitative, caso mai possono avere un valore di supporto, ma non le potremmo definire terapie risolutive. A questo punto ci si dovrebbe rassegnare a convivere con la balbuzie, in attesa di una cura di tipo genetico, che risolva il problema direttamente sul gene responsabile di tale difficoltà.

Il dott. Bitetti ha superato la sua balbuzie con una esperienza formativa di gruppo-analisi, una terapia basata sulla comunicazione interpersonale e senza mai utilizzare tecniche rieducative, di nessun tipo. Tra gli addetti ai lavori, in Italia e in molte altre parti del mondo, è l’unico che può vantare tale esperienza e lo sanno tutti i colleghi.

La sua lunga esperienza con “ l’Approccio Integrato” confermano la sua tesi che le cause della balbuzie siano di tipo eminentemente psicologico e molto profonde, radicate nelle prime esperienze emozionali e bloccate sotto forma di controllo. Si manifestano esternamente sotto forma di balbuzie, ma hanno origine nel nucleo interno delle emozioni.

MENTAL TRAINING

Testimonianze ex balbuzienti

Il Mental Training è un programma articolato di allenamento psicologico, che nasce soprattutto in ambito sportivo. Esso è composto da diverse aree tematiche, selezionate in base alla specificità della disciplina sportiva, con l’intento di raggiungere obiettivi, sulla base delle caratteristiche di personalità del singolo atleta.

Le origini del Mental Training sono da ricercarsi come branca della Psicologia dello Sport, la quale si occupa di studiare gli aspetti psicologici, psicofisiologici legati all’attività sportiva. Si possono far risalire le origini alla fine dell’800, ma è soprattutto negli ultimi decenni che ha conosciuto una larghissima diffusione.

Nel 1965, è nata a Roma, l’International Society of Sport Psychology, attraverso la quale si è voluto dare impulso a ricerche e sperimentazioni sul miglioramento della prestazione sportiva, sulla personalità e sulla motivazione degli atleti.

Il moderno concetto di Mental Training ci spinge ad analizzare tutte quelle caratteristiche umane che vanno dall’aspetto motivazionale, all’aspetto cognitivo ed emozionale del soggetto. Da queste basi si allarga lo studio non solo allo sportivo, ma anche alla persona non addetta a pratiche sportive di tipo agonistico.

Il Mental Training riguarda la gestione delle risorse psicologiche dell’individuo, andando ad analizzare come vengono utilizzate le risorse energetiche per meglio affrontare gli impegni sia dello sportivo e sia nel quotidiano. In questo senso è importante comprendere le strategie di controllo delle emozioni, sia negative e sia positive e se eventualmente un atteggiamento eccessivo di controllo va ad influire sulla gestione produttiva delle proprie risorse emozionale.

Il controllo diventa un aspetto negativo nell’utilizzo delle proprie emozioni e può pregiudicare il buon funzionamento di quelle risorse a matrice aggressiva, che se ben indirizzate, aumentano sensibilmente la capacità di ottenere migliori prestazioni, soprattutto nell’atleta.

Quando si parla di agonismo, si fa riferimento proprio a quella capacità di impegno nel raggiungimento degli obiettivi e liberare risorse a tale finalità, crea sicuramente vantaggi.

Il Dottor Antonio Bitetti, da molti anni, attraverso le sue ricerche in ambito cognitivo, ha evidenziato i tanti aspetti del meccanismo del controllo su diverse problematiche del comportamento umano, sviluppando concetti innovativi riguardo all’analisi di tali aspetti e a prospettive nell’ambito di cura.

( A. Bitetti, Emozioni, Comportamento e Controllo, IEB Editore, Milano, 2016)

TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE E BALBUZIE

ISTITUTO EUROPEO BALBUZIE - la balbuzie negli adulti dott. Bitetti - cura per la balbuzie - definizione di balbuzie

La Terapia Cognitivo Comportamentale viene sempre più frequentemente utilizzata come strumento per trattare la balbuzie, ma spesso trascurando un elemento fondamentale di approccio al problema, ed è quello di non tener conto del fattore controllo, come aspetto centrale della balbuzie.

Sin dagli inizi del suo lavoro di terapeuta della balbuzie, era il 1997, il dottor Antonio Bitetti si era confrontato molte volte con il compianto dottor Cesare De Silvestri, allievo storico del famoso Prof. Albert Ellis, ed unico e vero pioniere della Terapia Cognitivo Comportamentale in Italia, chiamata nello specifico, spesso con il termine di RET    ( Rational Emotive Therapy). Aveva stabilito con lui un continuo e proficuo lavoro di collaborazione e di ricerca nel campo dell’applicazione dei concetti cognitivo comportamentali nella cura della balbuzie.

Difatti, il dottor Cesare De Silvestri ha da sempre sostenuto le ricerche del dottor Antonio Bitetti, divenendo amici e nel 2001, anno della pubblicazione del suo primo libro sulla balbuzie ( A. Bitetti, Analisi e prospettive della balbuzie, Positive Press, Verona, 2001), ne cura la prefazione, sostenendo che probabilmente, da sola la terapia cognitivo comportamentale non possa riuscire a curare in maniera ampia e completa la balbuzie, in funzione degli importanti aspetti relazionali del problema e con le forti implicazioni sociali del disturbo.

L’Approccio Integrato del dottor Bitetti è un modello di cura della balbuzie, sia nei bambini e sia negli adulti, molto più avanzato, perchè si prefigge lo scopo di affrontare la balbuzie da più aspetti, apparentemente diversi, ma legati tra di loro radicalmente, sia nella sintomatologia manifesta e sia nel significato interno del problema. Ma, soprattutto è un modello di cura che affronta anche in età pediatrica, tutte quelle dinamiche comunicative e sociali del linguaggio umano, che hanno importanti implicazioni nella vita quotidiana.

CURA PRECOCE DELLA BALBUZIE

ISTITUTO EUROPEO BALBUZIE - la balbuzie negli adulti dott. Bitetti - cura per la balbuzie - definizione di balbuzie

Per evitare una cronicizzazione della disfluenza è necessario apportare delle importanti modifiche nell’assetto emotivo del bambino, soprattutto, cercando di evitare che l’elemento di controllo sulla fonazione diventi un comportamento abituale nel modo di parlare del bambino disfluente ( A. Bitetti, Emozioni, Comportamento e Controllo, IEB Editore 2016).

Molti genitori preoccupati e a volte, a giusta ragione, si rivolgono a figure storiche nel panorama rieducativo, ma solitamente non ricevono le giuste risposte, in quanto la ricerca in questo campo è ferma da tempo e gli operatori non hanno al momento a disposizione, nè elementi conoscitivi riguardo a questa problematica e neanche strumenti di intervento idonei a correggere la situazione.

L’ atteggiamento di solito assunto è quello dell’attesa passiva, cioè aspettare che eventi esterni possano ricreare le condizioni di normalità precedentemente interrotti. Questo atteggiamento di attesa passiva può avere delle ripercussioni sul futuro del bambino, perchè non tutti riescono a superare produttivamente questa situazione e rimangono bloccati da una condizione che in molti casi crea cronicizzazione e a lungo andare, di solito dopo qualche anno, la balbuzie vera e propria.

Quando sentiamo parlare di balbuzie, questa non è altro che una cronicizzazione di quella iniziale difficoltà verbale, che è stata trascurata nel tempo, minimizzata e spesso sottovalutata, che è diventata una costante nel repertorio comportamentale del bambino.

Il dottor Antonio Bitetti,  da alcuni anni ha approntato una strategia di intervento terapeutico, specifico per bambini al di sotto della fascia di età, tradizionalmente, non gestita da nessuna figura professionale del settore. Egli è stato il primo in Italia ad interessarsi a questo tipo di intervento terapeutico preventivo, ipotizzando l’importanza dell’intervento precoce, evitando così situazioni che ostacolano la normale evoluzione psicologica e relazionale del bambino.

Il linguaggio è uno strumento estremamente importante nell’essere umano e soprattutto in età pediatrica, non può essere caricato inutilmente di condizionamenti controproducenti. Se è possibile un intervento specifico, è più saggio non attendere. A volte l’attesa è dettata da una scarsa conoscenza su cosa fare e su come intervenire. In tal senso, le ricerche del dott. Bitetti offrono a tutti questo tipo di opportunità e sempre nel rispetto della libertà di decidere da parte dei genitori del bambino.

Queste ricerche saranno portate a breve in diversi convegni e simposi nazionali ed internazionali riguardo alla balbuzie e in qualità di membro associato dell’APA ( American Psychological Association) saranno divulgati ad una platea specialistica, per promuovere una cultura avanzata e offrendo al  lavoro di ricerca del dottor Antonio Bitetti, il giusto riscontro.

BALBUZIE E LA STAMPA ITALIANA

Da oltre vent’anni, il dott. Antonio Bitetti ha introdotto nel nostro Paese un modello interpretativo e
terapeutico decisamente innovativo, riguardo alla cura della balbuzie: l’Approccio Integrato. Da sempre, la
balbuzie viene curata con modelli rieducativi del linguaggio, basandosi su concetti periferici, dato che
l’aspetto finale del problema, risulta essere la difficoltà a parlare normalmente come tutti gli altri.

Ma, è importante sottolineare che il balbuziente, bambino ragazzo o adulto che sia, nel chiuso della propria
stanza, parla benissimo, non manifesta nessun tipo di difficoltà di linguaggio. Questo, ha spinto il dott. Bitetti ad approfondare quelli che sono i veri motivi che stanno alla base di questo diffuso disturbo, che ricordiamolo, interessa il 2-3 % della popolazione nazionale.

In una recente intervista da lui rilasciata ad una emittente televisiva spagnola, la giornalista ricordava che in Spagna ci sono almeno 800.000 persone affette da balbuzie.

Il balbuziente sa molto bene quello che intende dire, ma non riesce ad esprimerlo in maniera fluida e
serena, come invece fa la stragrande maggioranza della popolazione. A questo punto, è naturale chiedersi
del perché il balbuziente ha difficoltà di linguaggio quando si relaziona con gli altri, ed invece non balbetta
quando è da solo. La risposta non può essere semplice e banale, poiché investe quegli aspetti cognitivi,
emotivi e relazionali che il linguaggio ha in se.

Attraverso il linguaggio gli esseri umani creano collegamenti, esprimono emozioni, idee, progetti e quindi,
noi tutti riconosciamo il valore intrinseco di questo potente strumento. Il linguaggio ha una base strutturale
o genetica e una base acquisita, di tipo culturale o ambientale( N. Chomsky). In età infantile il bambino vive
una fase importante nel suo delicato periodo evolutivo ed è chiamata fase del balbettìo, in cui il bambino si
cimenta nella ricerca migliore possibile per far convergere aspetti strutturali e aspetti culturali.

Lo stesso avviene nella deambulazione, il bambino impara gradualmente a coordinare i suoi movimenti, in
funzione di una serie di prove ed errori, anche sulla base di un processo di rafforzamento del proprio
sistema muscolo-scheletrico. Una volta acquista l’intera sequenza, il bambino saprà camminare da solo e
senza l’aiuto dei grandi. Il linguaggio segue la stessa logica, ma a differenza dell’attività motoria, il
linguaggio ha una importante valore relazionale, poiché attraverso di esso siamo capaci di estrinsecare
emozioni, a volte, in alcune esperienze negative o traumatiche, anche a forte valenza aggressiva.

Queste ricerche del dott. Bitetti, che peraltro è autore di tre libri sulla balbuzie ( 2001,2006, 2010) l’ultimo
tradotto anche in inglese e tedesco, si sono concentrate sul meccanismo del controllo emozionale e nel
caso di chi è affetto da balbuzie, diventa un controllo della parte periferica del linguaggio, ossia, la parola.

La stragrande maggioranza della popolazione non controlla la parola mentre parla, sa che sarà un processo
automatico, così come avviene nella deambulazione. Nessuno si sognerebbe di controllare e di verificare i
movimenti delle gambe durante una passeggiata o durante una corsa, se lo facessimo, rischieremmo di
bloccarci o di condizionare fortemente l’attività spontanea.

Pertanto, è il controllo il vero elemento negativo di chi balbetta ( A. Bitetti, Emozioni, Comportamento e
Controllo, IEB Editore, 2016) ed è un aspetto appreso da bambino, in concomitanza di eventi a forte valenza negativa, quale la nascita di un fratellino, la conflittualità tra genitori o esperienze diverse in cui predomina
frustrazione e conseguente aggressività. Se lasciato libero di consolidarsi, a lungo andare, il meccanosmo
del controllo può creare un disturbo cronico, comunemente chiamato balbuzie.

Se mantenuto attivo, questo disturbo rischia di compromettere la normale crescita relazionale ed emotiva
del bambino, fino a fargli acquisire da adulto, quello che il dott. Bitetti definisce: “l’abito del balbuziente”.
La balbuzie, o meglio il balbettìo, nelle fasi iniziale è un meccanismo adattativo che dovrebbe essere
abbandonato in tempi brevi, ecco perché è necessario intervenire precocemente, soprattutto prima del
periodo adolescenziale, ancora meglio prima che si cronicizzi in maniera definitiva.

L’approccio Integrato è una terapia d’avanguardia, una tecnica risolutiva, nel vero senso della parola. Non
ç’è terapia più precisa e profonda di questa, proprio perché va nella giusta direzione, che è poi quella di
risolvere i delicati meccanismi interni ed esterni del problema. La divulgazione dei libri sulla balbuzie sono
un completamento di un processo di approfondimento, di un disturbo che non va assolutamente
sottovalutato.

Il dott. Antonio Bitetti, inoltre, ha esteso il suo modello di intervento di cura anche in maniera preventiva,
in quei bambini al di sotto dei 4-5 anni, che hanno mantenuto attivo il balbettìo, ma non possono essere
definiti bambini balbuzienti. Questa estensione del suo Approccio Integrato è una conquista e una novità
assoluta nel panorama nazionale e si rivolge ai genitori che vorrebbero intervenire in tempi rapidi, ma non
ricevono risposte adeguate da nessun ambito in Italia

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A VIBO VALENTIA L’APPROCCIO INTEGRATO

A VIBO VALENTIA UNA STRUTTURA CHE SI OCCUPERÀ DI BALBUZIE ATTRAVERSO L’APPROCCIO INTEGRATO.

Incontriamo il dott. Antonio Bitetti per approfondire un mondo affascinante, quello della balbuzie, e del suo Approccio Integrato che, a breve, arriverà anche nella provincia di Vibo Valentia e sarà il punto di riferimento per la Calabria e anche per la vicina Sicilia.1. Prima di addentrarci nell’argomento principale, potrebbe darci qualche informazione sul suo percorso professionale?
Mi sono laureato in Psicologia presso l’Università “ La Sapienza” di Roma e ho effettuato un percorso di gruppo-analisi con il compianto Prof. Leonardo Ancona, pioniere in Italia di tale metodica, presso il Policlinico “A. Gemelli”. Sono abilitato alla professione di psicoterapeuta e oltre alla abilitazione presso l’Ente Federale Svizzero della sanità a Berna, sono membro associato della American Psychological Association. Inoltre, sono professore a contratto presso l’Università degli Studi Roma TRE. Ho lavorato nel campo della riabilitazione e della formazione, come trainer di docenti in diverse scuole italiane, nel campo della dispersione scolastica e del bullismo, sia a scuola e sia nelle dinamiche di gruppo. Sono specializzato in ippoterapia e ho maturato esperienza anche nel campo delle tossicodipendenze. In Italia sono conosciuto soprattutto per i miei studi sulla balbuzie attraverso il mio modello interpretativo e metodologico, denominato: “ Approccio Integrato”.2. Può spiegarci, brevemente, che cos’è la balbuzie?
La balbuzie, secondo la mia ventennale esperienza di ricercatore e di terapeuta è un problema di relazione, anche se l’aspetto più rilevante è la difficoltà di linguaggio, che rappresenta il sintomo di maggiore evidenza. Difatti, il balbuziente nel chiuso della propria stanza, non sottoposto a giudizio esterno parla benissimo. Purtroppo, da decenni prevale una cultura rieducativa di tale disturbo, sostenuta dalla più evidente difficoltà manifesta. Si è più portati a credere che la balbuzie possa essere un disturbo di linguaggio perché si è fatta poca ricerca in tal senso e perché non si è studiato abbastanza il dinamismo sottostante di questo disturbo. Molti anni fa in un simposio internazionale svoltosi a Roma, mi sono confrontato con il Prof. Yairi dell’Università di Chicago, il quale sosteneva l’ipotesi genetica della balbuzie, ma è giusto rilevare che il balbuziente non solo non balbetta sempre e nella stessa intensità, ma da solo e ad alta voce, parla senza nessun intoppo verbale. Un problema genetico non può avere tutte queste variazioni, è troppo strutturato su base organica e la balbuzie secondo me non ha elementi di vera organicità, tranne, forse per alcuni aspetti accessori, o di supporto all’instaurarsi del disturbo. Nell’arco di circa vent’anni ho pubblicato tre libri sulla balbuzie, nei quali ho spiegato ampiamente le dinamiche emozionali e relazionali della balbuzie. A tal proposito, sono stato invitato alla convention dell’American Psychological Association dello scorso anno, a Denver, in Colorado (USA), per illustrare le mie ricerche ai colleghi di diversi Paesi.3. Lei sostiene da tempo una tipologia di intervento definita “Approccio integrato”, in che cosa consiste?
Ho definito “ Approccio Integrato” il mio modello di intervento terapeutico sulla balbuzie, proprio per le caratteristiche di intervento, sia sul sintomo della disfluenza e sia sulle difficoltà che il balbuziente manifesta nelle diverse fasi della sua vita di relazione. E’ un approccio d’avanguardia che interviene nei diversi aspetti della problematica e non sull’unico aspetto della difficoltà verbale, come i tanti si soffermano a trattare, da sempre. A tal proposito ho richiesto una commissione scientifica presso il Ministero della Sanità, per cercare di fare un significativo passo avanti nella terapia della balbuzie nel nostro Paese.4. Il suo “Approccio Integrato” è ormai ampiamente diffuso su tutto il territorio nazionale, e ha anche varcato i confini italiani per approdare in tutto il mondo, quali sono i suoi punti di forza?
I punti di forza sono soprattutto la ricerca approfondita delle dinamiche sottostanti al problema e l’analisi di tutti quegli aspetti riguardanti le idee irrazionali che il balbuziente si è creato nei primi anni di insorgenza del suo disturbo. C’è da premettere che tutti abbiamo vissuto la fase del cosiddetto balbettìo, tipico del bambino che inizia ad esercitarsi con il significato e il valore del proprio linguaggio, così come avviene nel processo di apprendimento dell’attività motoria. I miei studi si sono concentrati su un aspetto che vado studiando da molti anni e che riguarda il meccanismo di controllo sulla fonazione. Difatti, a parer mio e sulla base di migliaia di casi trattati in Italia e all’estero, il bambino candidato a diventare un ragazzo o un adulto balbuziente, fa una cosa che non dovrebbe fare e cioè, controlla il suo linguaggio nel momento in cui si relaziona con gli altri, per una sottostante paura del giudizio altrui. C’è da chiedersi cosa controlla e perché controlla. La risposta la troviamo in quelle dinamiche aggressive sottostanti al disturbo. Di sicuro il balbuziente trattiene emozioni forti che non riesce ad esprimere e quindi, controlla e blocca sul nascere questa possibilità, poiché ne ha paura. A questo punto, è ovvio che il trattamento del problema non può essere limitato alla semplice rieducazione, come abitualmente si fa da sempre, ma è necessario far capire alle famiglie con bambini balbuziente e ai balbuzienti adulti che il loro disturbo va affrontato in maniera completa, proprio come faccio da sempre con il mio “Approccio Integrato”. Il mio ultimo libro sulla balbuzie, dal titolo: “ La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, 2010” è stato tradotto anche in inglese e tedesco.5. Come reagiscono i pazienti a questo tipo di approccio?
Quando il balbuziente capisce di essere di fronte ad un modello terapeutico che coglie tutti gli aspetti del suo problema, si sente risollevato, compreso e in buone mani. In cuor suo, il balbuziente capisce qual è la dinamica del suo problema, ma non riesce ad inquadrarla in maniera completa ed organizzata, ed è per questo che il mio è un modello completo di terapia e viene apprezzato da subito. Infatti, sono stato il primo in Italia a spiegare la necessità di superare le tecniche rieducative di tipo fonetico o fonatorio o respiratorio, poiché sono tecniche che non completano il processo di verifica e di interpretazione del disturbo chiamato balbuzie. Se non si affrontato le ansie e le paure che il balbuziente vive, è difficile pensare che una semplice tecnica possa risolvere completamente il problema. Ed è per questo che dal 2001 al 2016 ho pubblicato quattro libri su questo argomento, i primi tre sulla balbuzie e il quarto, sul meccanismo del controllo (A. Bitetti. Emozioni, Comportamento e Controllo, IEB Editore, 2016), come elemento centrale di tutta la questione, con l’intento di creare una nuova cultura di approccio alla balbuzie su tutto il territorio nazionale.

6. Ci sono degli indicatori sulle percentuali di casi di balbuzie nella nostra regione?
Non ci sono dati aggiornati al riguardo. Due anni fa, una giornalista spagnola della TVSE di Madrid che voleva intervistarmi, mi diceva che in Spagna sono più di 800.000 le persone affette da balbuzie e secondo l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) nel mondo si calcola una media dell’1-2 dell’ intera popolazione mondiale. Sono dati che fanno riflettere.

7. La sede nazionale si trova a Milano (via S. Antonio, 5), perché ha avvertito la necessità di creare un punto di riferimento anche nella provincia di Vibo Valentia?
Ho trattato molti pazienti calabresi che mi hanno raggiunto a Milano, o in altre città più vicine alla Calabria e ho scoperto attraverso il mio lavoro degli amici, amici veri, che mi hanno invitato a creare delle premesse di fattiva collaborazione, mettendo a disposizione una moderna ed efficace struttura. Per questo, nel dare risposte terapeutiche più immediate ed efficaci, ai tanti pazienti della Calabria che vorranno usufruire del mio modello terapeutico, si è pensato di creare un punto di riferimento, in pianta stabile, senza la necessità di fare grossi spostamenti. In più, nel far convergere pazienti della vicina Sicilia, che potranno trovare più comodo incontrarmi e chiedere consigli sul problema di cui stiamo argomentando. Vibo Valentia, si presta bene come centro geograficamente ben posizionato sul territorio.

8. Sono previsti corsi di formazione permanenti sulla terapia della balbuzie anche in Calabria?
Certamente si, la sede di Vibo Valentia dovrebbe diventare un punto di riferimento regionale e come dicevo prima, anche per quelle famiglie della vicina Sicilia che vorranno usufruire del mio “Approccio Integrato”. Si farà terapia individuale e di gruppo, sia nei bambini, nei ragazzi adolescenti e sia negli adulti affetti da balbuzie. La sede dovrebbe diventare anche la location per iniziative di divulgazione degli ultimi due libri su tutto il territorio, così come si è già fatto in altre regioni d’Italia e tra poco anche all’estero. Lo scopo è di creare un punto di riferimento stabile e funzionale a tutto vantaggio di coloro che usufruiranno del servizio messo a disposizione.

9. Quale messaggio vuole lasciare ai professionisti calabresi? E quale a chi soffre di balbuzie?
Un messaggio intriso di fiducia e di ottimismo nella cura della balbuzie. Il balbuziente va curato in tutta la sua manifestazione e non in maniera parziale o parcellizzata. Dobbiamo superare paure ed ostacoli, perché un linguaggio forte e sicuro offre più possibilità di affermazione nella vita. Quindi, l’intento è anche quello di creare e di radicare una cultura più forte e più completa riguardo alla balbuzie e se si creeranno i presupposti, sono disposto ad organizzare corsi di formazione per specialisti del settore, soprattutto rivolto a logopediste, psicologi, medici foniatri e altri.