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IL CONTROLLO DELLE EMOZIONI NEL DINAMISMO DELLA BALBUZIE

Il controllo delle emozioni nel dinamismo della balbuzie

IL CONTROLLO DELLA PAROLA

Il controllo della bocca che osservo sistematicamente nei miei pazienti affetti da balbuzie, nasconde una tendenza a trattenere emozioni intrise di rabbia e di aggressività. E’ possibile  notare anche una forte tendenza a trattenere le emozioni positive, fatte di gioia e di abbandono fiducioso alla vita. Come se il balbuziente vivesse il tutto in una dimensione di forte rigidità, con la propensione a chiudere il rubinetto energetico, nella irrazionale paura di chissà quali effetti.

Nella letteratura scientifica riguardante le ricerche sulla balbuzie, non vi sono studi specifici che mettono in relazione il meccanismo di controllo dell’apparato fonatorio e la sintomatologia del balbettare. Io ho cominciato a parlarne già molti anni fa (Bitetti A. Analisi e prospettive della balbuzie, Verona, 2001) e ho continuato le mie ricerche, anche attraverso il lavoro costante con il modello di terapia da me ideato e denominato:  “Approccio Integrato” (Bitetti A. La Balbuzie Approccio Integrato, Milano, 2010).

Se dovessi definire in maniera pratica cos’è il problema della balbuzie, direi con una certa sicurezza, dettata da una ventennale esperienza di lavoro in tale settore, che il balbuziente balbetta, perché adotta una strategia psicologica antitetica al normale funzionamento della fonazione.

Affermare questo non è semplice, neanche per me che curo balbuzienti da molti anni, perché non è semplice pensare che un meccanismo di controllo possa essere così diretto ad influenzare negativamente il linguaggio; eppure, le prove a mia disposizione orientano tutte in questa direzione.

Difatti, qualsiasi strategia che distolga l’attenzione dal controllo sulla parola, permette rapidamente al balbuziente di esprimersi normalmente. Il controllo nella balbuzie è una cattiva abitudine appresa e mantenuta viva per parecchio tempo. Siamo in presenza di un apprendimento sbagliato, ma probabilmente adattativo in una esperienza ritenuta critica in un dato periodo dell’infanzia. Il problema nasce quando quel comportamento viene protratto nel tempo, credendo che l’emergenza debba durare necessariamente al di là di quel periodo.

 

IL NORMOLOQUENTE NON CONTROLLA IL SUO LINGUAGGIO

Mentre il normoloquente, cioè colui che non balbetta, non controlla la bocca in nessuna circostanza della vita di relazione, il balbuziente, invece, controllando massicciamente il suo linguaggio nel momento in cui si relaziona, condiziona negativamente il suo linguaggio. Quando è da solo, nel chiuso della propria stanza, il balbuziente non attua questo meccanismo di controllo e quindi, parla liberamente. Questo, perché tale meccanismo è strettamente connesso al timore di essere giudicato negativamente dagli altri, poiché molto probabilmente è già forte il giudizio negativo verso se stesso.

Tante volte, soprattutto nella balbuzie di tipo tonico, dove il controllo è davvero eccessivo, il corpo fa scattare dei meccanismi di compensazione, comunemente chiamate sincinesie. Questi, sono dei meccanismi  involontari della muscolatura facciale, che servono ad antagonizzare quella sensazione di vuoto che il balbuziente avverte nel momento in cui, da una parte vorrebbe parlare liberamente e dall’altra, frena questa possibilità.

Potremmo accostare questo concetto ad un esempio pratico, quale il meccanismo di pescaggio di un liquido attraverso una pompa. Se il motore della pompa funziona bene ed il liquido è presente nella vasca di estrazione, non ci dovrebbero essere problemi a trasferire il liquido dalla vasca all’esterno. Ma, se la cannula di pescaggio, per un problema qualsiasi avesse una ostruzione, allora la pompa agirebbe inutilmente, producendo un tipico rumore di un meccanismo non funzionante, che potremmo definire “meccanismo a vuoto”.

Il vuoto che si viene a creare durante il blocco della parola, fa avvertire una sensazione di impotenza,  espressione tipica di una persona che si chiede cosa stia succedendo, ma che non riesce a dare una spiegazione adeguata. La spiegazione sta nel fatto che, una parte della personalità vorrebbe agire in maniera produttiva e propositiva, mentre dall’altra, opera una forza antagonista che frena questa possibilità. Lo stupore che prova il balbuziente è da attribuire a quella parte di sè che si chiede: “chi e perché ha frenato il mio linguaggio?”.

Sta proprio in quest’ultimo passaggio il vero concetto di controllo sulla propria parola, vero ed autentico problema del balbuziente. Tale potente meccanismo di controllo limita la possibilità di quella libertà espressiva caratteristica invece di chi non ha mai sofferto di balbuzie e che può permettersi invece di vedere nel proprio linguaggio un potente strumento di comunicazione e di affermazione sociale.

Nella mia lunga pratica professionale, utilizzando tecniche di depolarizzazione del controllo della bocca, da me messe a punto, ho maturato prove evidenti  che confermano chiaramente tutto questo. Più si controlla e più si balbetta, la sintomatologia del balbettare è direttamente proporzionale al grado di controllo, che diventa una zavorra.

La bocca va lasciata libera, non ha necessità di essere controllata in continuazione, invece ostacolando questa libertà si ha un effetto contrario alla normale fisiologia umana. Di suo, il controllo è un meccanismo antitetico alla libertà di azione e preclude la possibilità di dare al balbuziente la possibilità di parlare liberamente.

 

IL RAPPORTO TRA BALBUZIE ED ESPRESSIONE

Il balbuziente è molto più attento, anzi esageratamente attento, al modo in cui si esprimerà nel momento della interazione. Come quando si guarda un quadro importante: “si è più attenti al dipinto o alla cornice?”. Certamente anche la cornice ha il suo valore, anche estetico, ma l’opera pittorica rappresenta indubbiamente l’elemento centrale di quello che si sta ammirando.

Ovviamente, non possiamo affermare che il balbuziente sottovaluti il contenuto che esprime, ma è estremamente attento alla cornice. Nella pretesa perfezionistica di trovare la migliore elaborazione concettuale ed espressiva, inciampa, ed è il caso di dirlo, proprio nel risultato opposto e quindi, balbetta.

Non è possibile mantenere lo stesso livello di attenzione per ogni azione, è una questione di economia psichica, come nel caso del bambino piccolo che sta iniziando ad imparare a camminare. Nelle prime fasi muove le gambe con difficoltà, alcune volte ha paura di cadere, ma una volta acquisita la capacità di camminare, essa va da sé, non si ha più nessun motivo di prestare la stessa attenzione di prima.

Questo vale anche per il linguaggio, che pur essendo una capacità innata nell’uomo ha bisogno di un certo periodo di tempo per poter esprimere appieno tutta la propria potenzialità. (ChomskyN.,1971). Una volta portato a termine il processo di acquisizione, il bambino si sente sufficientemente sicuro e comincia, con il procedere degli anni, a crearsi una meta più alta e cioè, l’arricchimento del repertorio lessicale e grammaticale.

E’ importante tener presente che il controllo, in un quadro generale di economia psichica ha dei costi, proprio in termini di dispendio energetico, perché non solo va ad invalidare la qualità dell’azione che si vorrebbe attuare, come nel caso del linguaggio, ma il meccanismo frenante, in se per se ha anch’esso un valore energetico e quindi, vi è una somma di effetti negativi su tutto il quadro energetico complessivo.

Del perché il balbuziente frena durante la relazione e non frena il proprio linguaggio nella classica situazione in cui è da solo, è un motivo che ho più volte analizzato nei miei precedenti lavori editoriali (Bitetti A., 2001, 2006, 2010, 2016). L’essere chiamato ad interagire scatena tutta una serie di meccanismi psichici e reazioni fisiologiche.

La paura di balbettare porta ad una costante attenzione su come si vuole esprimere, sul controllo in termini di previsione del giudizio altrui ed infine, su quello più realistico e logico che riguarda ciò che si vuole dire. Con una tale sequenza di pensiero, a dir poco eccessiva, è facile incappare in uno stato d’ansia compromettendo l’eloquio stesso.

 

L’AGGRESSIVITA’ COSTRUTTIVA

L’aggressività costruttiva ha un ruolo fondamentale nell’evoluzione personale e sociale di ogni individuo. Questo tipo di energia ha lo scopo prevalente di crearsi spazi operativi nella dinamica relazionale e sociale. Essa, permette all’individuo di penetrare nella rete di rapporti, aumentando considerevolmente le probabilità di affermazione e di successo personale e professionale. Se questa energia subisce delle distorsioni cognitive, invalida successivamente le emozioni e i comportamenti che ne conseguono, ponendo le basi per l’instaurarsi di una difficoltà.

Sono pienamente d’accordo sull’interpretazione data da (Frielingsdorf K., 2002, pag.17) il quale in un suo saggio, parla della valenza positiva della aggressività, come di una forza vitale per valorizzare la propria capacità di relazione. Egli facendo una distinzione tra diversi tipi di forze aggressive che lui definisce aggressioni, si sofferma soprattutto su quelle aggressioni che promuovono la vita. Le aggressioni che promuovono la vita e la relazione, operano come forze creative, costruttive e formative che fondano la vita e la relazione ed infine sono indirizzate all’amore, che a sua volta libera nuove energie.

Pensare in termini positivi di sé e delle proprie qualità di base, aumenta prima a livello cognitivo e poi a livello emotivo l’energia vitale, con una conseguente sensazione di benessere. Il linguaggio, come ogni altro elemento umano si avvale di questo flusso energetico, come linfa vitale, creando i presupposti per un tipo di comunicazione forte ed incisiva. Perché dunque avere paura di parlare, perché controllare la bocca e di conseguenza la parola, conoscendo già gli automatismi appresi del linguaggio?

Quando si ha paura di sbagliare, perché soggiogati da un sottostante senso di autosvalutazione, oppure ingabbiati da una pretesa perfezionistica, è facile esporsi al rischio di pensare di poter gestire l’intera situazione attraverso un meccanismo di controllo. Purtroppo, accade l’esatto contrario poichè, anziché facilitarne la gestione, la penalizza, andando a sottrarre quelle importanti risorse energetiche adatte ad un comportamento più deciso ed efficace.

Sembra che il balbuziente viva a metà la sua carica aggressiva e il suo sintomo esplicita chiaramente il suo problema. In tante circostanze, quando il balbuziente è fortemente adirato riesce a parlare bene: l’importante è che non metta in atto il meccanismo di controllo. In pratica, quando è fortemente arrabbiato e pensa esclusivamente al dimostrare il suo disappunto, la sua protesta, riuscendo a sganciarsi dal meccanismo di controllo sulla parola, questa diventa fluida e potente. Altre volte, ove permane il controllo, anche se c’è rabbia, può balbettare (Bitetti A., La Balbuzie Approccio Integrato, Milano, 2010). L’elemento che fa la differenza è senza dubbio l’attenzione costante, il controllo che rivolge alla sua bocca e simbolicamente alla sua parola, al significato relazionale che questa rappresenta nella dinamica sociale.

Ma il balbuziente, nella sua pratica di controllo abituale, ha una “ambizione” ancora maggiore. In tutti questi anni del mio lavoro ho indagato su un altro aspetto davvero interessante e cioè, egli tende a controllare non solo la dinamica precedentemente esposta ma tende a controllare anche il pensiero dell’interlocutore, molto probabilmente per tentare di prevenire atteggiamenti di derisione da parte di chi lo sta ascoltando e guardando.

Al telefono, per esempio, il balbuziente ha più difficoltà del solito. Molti adulti balbuzienti da me trattati hanno confermato di delegare ad altri, richieste di vario genere. Fare delle prenotazioni o chiedere informazioni al telefono, diventa un vero serio problema per chi balbetta.

Mancando il feed-back visivo, il balbuziente si fa venire tutta una serie di idee, prevalentemente negative, su quello che potrà fare, pensare o immaginate l’interlocutore. Siccome le sue idee sono prevalentemente di tipo negativo durante la relazione, prova forte difficoltà ad accettare tale esperienza. Attraverso questo atteggiamento di controllo, crede di poter gestire meglio la sua già difficile situazione durante l’impatto relazionale. Crede che studiando il comportamento altrui, possa creare i presupposti per gestire a suo vantaggio, qualsiasi risposta da parte dell’interlocutore.

Nella mia esperienza di terapeuta della balbuzie ho sempre sostenuto e sostengo ancora, l’importanza del meccanismo di controllo di quelle dinamiche a forte valenza aggressiva nell’eziopatogenesi della balbuzie.

E’ un tentativo maldestro da parte del balbuziente di gestire una situazione a forte significato autosvalutativo. Non essendo in grado di dirigere le sue energie in maniera adeguatamente competitiva, il che gli darebbe una sensazione di forza e di sicurezza nell’affrontare gli altri, si difende. Il meccanismo del controllo in questo caso è un meccanismo chiaramente difensivo, che invece di aiutarlo, lo paralizza di più e gli rafforza l’idea che non abbia capacità di gestione. Almeno è questo che egli crede e di cui è convinto.

Ecco perché il balbuziente è in difficoltà nell’esprimere la sua energia, egli tende a bloccare la parte propulsiva di sé, come se ne avesse timore, non sapendo che quella energia interna è il motore energetico di tutte le attività umane, compreso il linguaggio. L’energia è vita e il fluire positivamente di essa, permette una buona tonicità psichica, con la relativa sensazione di benessere fisico, predisponendo ad una buona concezione di sé, di forza e favorendo così un rapporto paritario con gli altri. (Bitetti A., La Balbuzie Approccio Integrato, Milano, 2010, pag.98,).

Nel balbuziente questa energia sembra bloccata o viene vissuta a tratti, frequentemente in relazione ad esperienze positive che aumentano solo momentaneamente la buona percezione di se. Manca la continuità, non c’è piena consapevolezza della propria forza e le azioni, i progetti, possono assumere carattere abortivo. Tipico il discorso di molti miei pazienti balbuzienti che mi chiedono come mai in alcune circostanze parlano bene ed in altre invece balbettano.

Non si rendono conto che avendo maturato nel tempo una convinzione circa il proprio disturbo e quindi, convinti di avere un problema di questo tipo, si abituano a viverlo passivamente, in balia di come esso potrà agire nell’arco della giornata. Non sono ancora pronti a recepire il concetto che se non si supera il controllo sulla bocca e non si creano a quel punto, migliori atteggiamenti propulsivi, che vanno nella direzione di valorizzazione di sè, risulta difficile contrastare positivamente il problema.

 

LIBERARE IL CONTROLLO PER LIBERARE IL LINGUAGGIO

Invece, superando il controllo, si aprirebbero prospettive energeticamente più produttive. E come se si aprisse una valvola, permettendo di fare uscire una energia maggiore, questa diventa più disponibile per un utilizzo adatto, prima di tutto verso una migliore percezione di sè e successivamente, verso una migliore utilizzazione a livello interpersonale.

Il liberare energie interne offrirebbe inevitabilmente una sensazione di forza, la stessa che ognuno di noi avverte nei momenti di gioia e di positività. Si avvertirebbe una sensazione di espansione, che spingerebbe all’azione e a fare di più.

Sul piano affettivo, il balbuziente può temere il coinvolgimento profondo e tende a posticipare la scelta, soprattutto quando sente di doversi prendere appieno le proprie responsabilità. Affronta meglio le situazioni quando sente di potersi poggiare su di un’altra persona, sia sul campo affettivo e sia su quello professionale.

Ad una prima osservazione sembra avere delle propensioni a progettare alla grande e può realisticamente possedere delle buone, se non ottime basi di partenza, in termini di intelligenza e di creatività. Ma una indagine più accurata, fa emergere la presenza di paure di fondo, o la carenza di quel supporto in termini di grinta e determinazione che necessariamente rappresentano la giusta carburazione di ogni progetto. Quel dinamismo, che alcuni psicoanalisti di scuola francese hanno definito: “impotenza orale” (Anzieu A.e D.,1980).

 

Bibliografia:

Anzieu A., in Psicoanalisi e linguaggio, Didier Anzieu, Bernard Gibello, Roland Gori, Annie  Anzieu, Michel Mathieu, Editore Borla,1980

Bitetti A., Analisi e prospettive della balbuzie, Positive Press, Verona, 2001

Bitetti A., La balbuzie. Un problema relazionale, Armando Editore, Roma, 2006

Bitetti A., La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, Milano, 2010

Bitetti A., Emozioni, Comportamento e Controllo, IEB Editore, Milano, 2016

Brown R., Social psychology, New York, Free Press of Glencoe,1965

Chomsky C., The acquisition of sintax in children from 5 to10, Cambridge, MIT Press,1969

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Euvres M., psychanalytiques, la relation d’objet, 1967 Payot, Paris

Fenichel O., Trattato di psicoanalisi delle nevrosi e delle psicosi, Astrolabio, Roma,1953

Frielingsdorf K., L’aggressività positiva, Edizioni San Paolo, 2002

Hayes, Strosahl & Wilson Acceptance and Commitment Therapy: An experiential approach to behaviour change. New York: Guildford Press, (1999).

Harris M., La nostra specie, natura e cultura nell’evoluzione umana, Rizzoli, Milano, 2002

Horney K., Nevrosi e sviluppo della personalità, Astrolabio, Roma, 1981.

Lacan J., Lo stadio delle specchio, in Scritti, Einaudi, Torino,1974

Lacan J., Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi, Einaudi, Torino, 1974

Miceli M., Castelfranchi C., Le difese della mente, NIS, Roma, 1995.

Mussen P.,Conger J., Kagan J., Child Development and personality, Harper & Row Publisher,1974

Naranjo C., Carattere e nevrosi, Astrolabio, Roma, 1996.

Polster E., Polster M., Gestalt Therapy Integrated, Vintage Books, New York, 1973

Restak R., Il cervello modulare, Longanesi, Milano, 1998.
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Sassaroli, Lorenzini & Ruggiero Psicoterapia Cognitiva dell’Ansia. Raffaello Cortina Editore (2007).

Sassaroli & Ruggiero International Journal of Child and Adolescent Health, 2, 229-242 (2008).
Winnicott D., Gioco e realtà, Armando, Roma, 1974

Winnicott D., Oggetti transizionali e fenomeni transizionali, in Gioco e realtà, Armando, Roma, 1974

 

 

IL PROBLEMA BALBUZIE, CAUSE E RIMEDI.

IL PROBLEMA BALBUZIE, CAUSE E RIMEDI.

 

 NEL MONDO SI CALCOLA CHE CI SIANO 70 MILIONI DI PERSONE CON BALBUZIE, 1 MILIONE SOLO IN ITALIA 

Si tratta del primo studio a fare un collegamento simile e i risultati potrebbero cambiare significativamente la nostra comprensione di questa disabilità comune. Fino ad ora, infatti, si presumeva che la balbuzie fosse dovuta in gran parte ai geni o a dinamiche familiari. L’unica certezza è il senso di disagio provocato da questo disturbo. La balbuzie può essere davvero frustrante: ripetizioni di parti di parole, di parole o di intere frasi; prolungamenti di suoni, blocchi e interiezioni sono elementi, non direttamente controllabili, che si accompagnano a emozioni e sentimenti negativi.

Il problema è piuttosto diffuso: si stima che in tutto il mondo siano più di 70 milioni le persone con balbuzie. E’ molto più comune negli uomini rispetto alle donne tant’è che i primi hanno fino a 4 volte più probabilità di soffrirne. E solitamente la balbuzie viene trattata con una specifica terapia del linguaggio.

 

 AFFLUSSO DI SANGUE AL CERVELLO LIMITATO? MAGGIORE GRAVITA’?

I risultati del nuovo studio, pubblicati sulla rivista Human Brain Mapping, suggeriscono che le persone che tartagliano hanno un ridotto afflusso di sangue al cervello. In particolare nell’area di Broca della corteccia frontale, dove nascono le frasi, e nel lobo posteriore, dove vengono rielaborate le parole ascoltate. Non solo. I ricercatori hanno scoperto che più il flusso di sangue è limitato maggiore è la gravita della balbuzie. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno monitorato il flusso sanguigno di specifiche regioni del cervello, tramite un esame chiamato Spettroscopia protonica di risonanza magnetica. Lo scopo era quello di valutare indirettamente l’attività dei neuroni. Da questo studio, secondo il coordinatore Bradley Peterson, sono emersi «risultati decisamente sorprendenti che aprono una nuova finestra sul cervello».

 

RIMEDI DI CURA DELLA BALBUZIE

Il periodo migliore per curare i bambini balbuzienti è fra l’età di 3 e 5 anni, preferibilmente almeno un anno prima di cominciare la scuola. Tanti bambini superano il problema delle balbuzie nel periodo prescolastico. Ma questo non vuol dire che non bisogna cercare consigli o terapie. E` assolutamente normale per i genitori avere delle domande su cosa devono fare per i loro bambini balbuzienti e come cercare i consigli giusti. Non è possibile sapere in anticipo se il vostro bambino guarirà da solo senza terapia, quindi se il vostro bambino comincia a balbettare, è raccomandabile cercare consigli da un esperto al più presto.

Una definizione più utilizzata in campo diagnostico psicologico è quella che definisce tale disordine come un disturbo multifattoriale della personalità, con rilevanti componenti psicologiche e ambientali. Ma è il Dott. Antonio Bitetti a dare un ulteriore contributo alla ricerca, attraverso l’introduzione del fattore controllo sulla fonazione, quale elemento centrale del problema balbuzie. Un meccanismo che scatta per frenare una sottostante energia aggressiva che il balbuziente ha difficoltà a gestire in maniera adeguata. Un aspetto frenante che va a compromettere la giusta capacità relazionale del soggetto balbuziente. La precocità dell’intervento clinico su bambini di 3-4 anni, afferma sempre il Dott. Bitetti è raccomandabile, poiché a quella età si instaurano fattori di controllo non solo del bambino sull’attività fonatoria, ma anche nel complesso fattore relazionale delle dinamiche interne del nucleo familiare.

 

SOLUZIONI E RIMEDI PROPOSTI SU EVIDENZE SCIENTIFICHE

Attualmente, vi è una sostanziale contraddizione nell’offerta terapeutica riguardante la balbuzie. Difatti, tutte le tecniche fonatorie e rieducative del linguaggio, così massicciamente proposte, partono dal presupposto che questo disturbo sia di linguaggio. Ma in sostanza non è così, poichè come è stato già descritto, il balbuziente nel chiuso della propria stanza, non sottoposto a giudizio altrui, non balbetta mai. E’ evidente quindi che il balbuziente in cuor suo, sa di parlare bene, ma sa anche e vorrebbe spiegarlo a tutti, che il suo vero problema, è solo di relazione.

Già nel 1999, il Dott.. Bitetti affermò questo concetto in un importante congresso di Foniatria e di Logopedia e nel 2000 ebbe a confrontarsi con il Prof.Yairi dell’Università di Chicago, il quale sosteneva la probabile origine genetica di tale problema. Il Dott. Bitetti, invece, sottolineava e tuttora sostiene la necessità di virare la ricerca su ben altri aspetti, poiché è ormai risaputo che il balbuziente parla benissimo, non ha bisogno di rieducazioni fonatorie, poiché il suo vero problema e lo sa riconoscere da solo, è il sofferto impatto con gli altri esseri umani, così come accade per il timido.

 

 

BALBUZIE – UNA PROPOSTA AL MINISTERO SALUTE

Descrizione ed analisi del problema balbuzie:

La balbuzie interessa circa il 1-2% della popolazione, con incidenza maggiore nel sesso maschile, su dieci casi di balbuzie, otto sono sicuramente di sesso maschile, interessando persone di ogni estrazione sociale e in ogni parte del mondo. Già questo aspetto potrebbe essere un importante motivo di ricerca nel cercare di dimostrare la valenza socio-relazionale del disturbo o, eventuali implicazioni di diverso ordine.

Il balbuziente sa quello che vuole verbalizzare ma non riesce ad esprimerlo, non c’è sinergia tra pensiero e parola. Nella maggior parte dei soggetti balbuzienti, per dei motivi estremamente variabili, esiste una disorganizzazione tra il pensiero ed il linguaggio. Troppo tempo passa tra ciò che c’è da dire e la possibilità di dirlo. Secondo il noto studioso spagnolo De Ajuriaguerra, la balbuzie è un disturbo di realizzazione della lingua parlata nell’ambito della relazione interpersonale.

Le teorie relative all’eziologia della balbuzie sono divergenti secondo i paesi e secondo le scuole di pensiero, invece tutti concordano nel riconoscere a questo disturbo due diverse forme:
1. FORMA CLONICA,
la cui caratteristica è la ripetizione di una sillaba o di una lettera.
2. FORMA TONICA ,
che presenta un aspetto spasmodico della parola, con dei blocchi più o meno gravi sia nell’iniziare che nel corso del discorso e che a volte può essere accompagnata anche da sincìnesie, ovvero movimenti involontari della mimica facciale in funzione di compensazione per il vuoto verbale che si viene a creare.
Esiste poi una terza forma di balbuzie, che comprende entrambe le due forme sopra citate e che viene chiamata: FORMA MISTA.   

Si incomincia a parlare di balbuzie vera e propria non prima dei 5 o 6 anni, una leggera forma in età inferiore, può essere quella che viene chiamata FORMA TRANSITORIA  ed è in rapporto ad una fisiologica evoluzione della normale acquisizione linguistica.
In effetti, si può fare diagnosi precisa di balbuzie solo quando il meccanismo si è ormai consolidato nel modo e nel tipo di comunicazione del bambino, cioè quando si è: CRONICIZZATO.

Consiste in un insieme di alterazioni del ritmo e della fluidità dell’espressione verbale e viene vissuto da chi ne è affetto con grande sofferenza e disagio, perché il rallentamento nel parlare non riguarda assolutamente il pensiero; il soggetto sa benissimo ciò che desidera dire, ma fatica a dirlo.

Un’altra definizione più utilizzata in campo diagnostico psicologico è quella che definisce tale disordine come un disturbo multifattoriale della personalità con rilevanti componenti psicologiche e ambientali. Ma è il Dott. Antonio Bitetti a dare un ulteriore contributo alla ricerca, attraverso l’introduzione del fattore controllo sulla fonazione, quale elemento centrale del problema balbuzie. Un meccanismo che scatta per frenare una sottostante energia aggressiva che il balbuziente ha difficoltà a gestire in maniera adeguata. Un aspetto frenante che va a compromettere la giusta capacità relazionale del soggetto balbuziente.

Soluzioni ed interventi proposti sulla base delle evidenze scientifiche:

Attualmente, vi è una sostanziale contraddizione nell’offerta terapeutica riguardante la balbuzie. Difatti, tutte le tecniche fonatorie e rieducative del linguaggio, così massicciamente proposte, partono dal presupposto che questo disturbo sia di linguaggio. Ma in sostanza non è così, poichè come è stato già descritto, il balbuziente nel chiuso della propria stanza, non sottoposto a giudizio altrui, non balbetta mai. E’ evidente quindi che il balbuziente in cuor suo, sa di parlare bene, ma sa anche e vorrebbe spiegarlo a tutti, che il suo vero problema, è solo di relazione.

Già nel 1999, il Dott. Bitetti affermò questo concetto in un importante congresso di Foniatria e di Logopedia e nel 2000 ebbe a confrontarsi con il Prof.Yairi dell’Università di Chicago, il quale sosteneva la probabile origine genetica di tale problema. Il Prof. Bitetti, invece, sottolineava e tuttora sostiene la necessità di virare la ricerca su ben altri aspetti, poiché è ormai risaputo che il balbuziente parla benissimo, non ha bisogno di rieducazioni fonatorie, poiché il suo vero problema e lo sa riconoscere da solo, è il sofferto impatto con gli altri esseri umani, così come accade per il timido.

La sola differenza tra il timido ed il balbuziente è data dal fatto importante che il balbuziente esercita un potente meccanismo di controllo sulla sua bocca, tendente a frenare quella energia a matrice aggressiva, necessaria per competere normalmente con i propri simili. La balbuzie poggia su tre aspetti fondamentali: una idea  autosvalutativa di fondo, una proiezione sugli altri dello stesso tipo di giudizio negativo ed infine, quell’elemento di controllo, come aspetto finale, nel tentativo irrazionale di poter gestire l’intera situazione durante il sofferto impatto relazionale.

Partendo da queste riflessioni, nel 1997, il Dott.. Antonio Bitetti ha fondato con risorse proprie, l’Istituto Europeo per la Balbuzie e la Psicologia della Comunicazione. Nel 2010 è diventato editore, nell’intento di dare una svolta  nella divulgazione di concetti più evoluti e di  proporre una terapia innovativa, frutto delle sue intuizioni personali, dopo aver superato brillantemente la propria balbuzie con una esperienza di gruppo-analisi su suggerimento dell’Illustre Prof. Leonardo Ancona, allora Direttore della Cattedra di Psichiatria  dell’Università Cattolica di Roma e dopo ricerche di tipo cognitivo-comportamentale, condotte con il compianto Prof. Cesare De Silvestri, pioniere in Italia di questo importante filone di ricerca psicologica.

Sostenendo la matrice eminentemente relazionale di questo diffuso disturbo, è importante evidenziare un altro aspetto rilevante di tutta questa dinamica e cioè, che il balbuziente è condizionato anche dal feedback generato dall’ascolto del suo balbettare. Infatti, una importante ricerca dell’Università di Edimburgo ha prodotto negli anni’80 uno strumento tecnologico che permetteva di annullare, attraverso un cicalino, emesso durante  l’emissione, l’ascolto della propria voce (Edinburgh Masker).Questa ulteriore prova conduce inevitabilmente al fatto che il balbuziente è fortemente condizionato nella sua prestazione verbale, perché tende a subire la relazione umana, anziché gestirla in maniera propositiva e produttiva.

Tutto il dinamismo del balbettare si traduce in un dispendio imponente di risorse potenziali, di mancate affermazioni personali e che vanno a ripercuotersi sul dinamismo generale e soprattutto sociale. A volte si sottovalutano le tante risorse umane sprecate attraverso inutili e sterili atteggiamenti, ma non dovremmo continuare a chiudere gli occhi di fronte a tale annichilimento. La salute di un popolo è alla base della sua realizzazione e affermazione, poiché tutti concorrono a tale progetto. A questo intento è chiamato anche il balbuziente e non può più nascondersi dietro questo sintomo.

Fattibilità/criticità delle soluzioni e degli interventi proposti

Fermo restando che il progetto “ Approccio Integrato” è un modello ormai collaudato da circa venti anni, su scala nazionale ed internazionale e di cui hanno usufruito diverse migliaia di pazienti, di ogni fascia di età. L’idea di fondo è quella di renderlo ancora più fruibile, soprattutto da quella parte di popolazione, ormai la maggioranza, che fa fatica a trovare le risorse disponibili per accedervi.

Sul piano scientifico e dei risultati, questo approccio è di sicuro il più avanzato presente sul mercato nazionale poiché affronta la balbuzie a 360°. Difatti, l’intento del progetto riguarda anche la misurabilità data dal confronto tra il nostro modello terapeutico e le tecniche rieducative proposte dal SSN o da altre strutture similari presenti sul territorio italiano.

L’ideale sarebbe quello di creare una commissione scientifica e valutare le performance dell” Approccio Integrato” con tutte le altre metodologie e definire quella più efficace a ottenere risultati ottimali e duraturi. Per fare ciò è necessario attingere a risorse finanziarie che allo stato attuale delle cose, è difficile da ottenere ed anche perché vincere un bando di concorso ministeriale aumenterebbe sensibilmente la caratura ed il valore scientifico del lavoro del Dott. Bitetti, il quale da parte sua ha già dimostrato ampiamente le basi su cui poggia il proprio lavoro di ricerca e di cura della balbuzie.

La fattibilità è data soprattutto dai tantissimi pazienti che chiedono informazioni al libero mercato, riconoscendo una cronica carenza ed una latitanza delle istituzioni pubbliche nel dare risposte concrete ed efficace a chi soffre di questo disturbo della comunicazione, come già ampiamente descritto nelle pagine precedenti. Ed infine, e non di minore importanza, le continue richieste che arrivano a noi, da parte di addetti ai lavori che vorrebbero formarsi ad una cultura avanzata nell’approccio di cura della balbuzie. I tempi sono oramai maturi per un cambiamento nella impostazione di cura e da più parti si è pronti a recepire l’innovazione ed il cambio di passo, passando da una impostazione semplicemente rieducativa, ad una impostazione olistica, che tiene conto del sintomo, ma non trascura tutti quei fattori, interni ed esterni del problema.

Criticità

La criticità è rappresentata soprattutto dal fattore culturale. Dopo diversi decenni di cultura rieducativa, il mondo sanitario, a vari livelli, indirizza i pazienti affetti da balbuzie verso soluzioni terapeutiche rieducative o riabilitative, trascurando i tanti aspetti sopraelencati.

Si è strutturata nel tempo, una cultura e in maniera stereotipata, la si ritiene la più adatta, semplicemente perché storicamente è quella proposta dalla sanità pubblica. In tutti questi anni non si è mai fatta ricerca seria e questo ha facilitato anche il pullulare di risposte di cura tra le più strane e disparate, basterebbe dare una occhiata su internet, a tutto svantaggio della qualità e dell’efficacia del servizio offerto.

Vi è la necessità di un cambiamento culturale e metodologico, ma questo richiede proposte e soprattutto, una formazione che spinga ad una visione moderna del problema. Ma come tutti sappiamo non è facile adattarsi ad un nuovo modello, soprattutto se non è supportato da evidenze statistiche e di risultati. Ecco la necessità di una sperimentazione capillare che coinvolga le strutture già presenti sul territorio, ma che abbiano a cuore l’interesse della popolazione bisognosa di cure, le migliori presenti sul territorio.

IL METODO DI CURA DEL DOTT. BITETTI

Il metodo di cura del Dott. Bitetti

Il dott. Antonio Bitetti fondatore dell’Istituto Europeo Balbuzie è l’ideatore dell’ Approccio Integrato, un innovativo modello d’avanguardia nell’interpretazione e nella cura della balbuzie, in età pediatrica e nell’adulto. Da anni è attivamente impegnato in Italia e all’estero nella divulgazione delle sue ricerche e in questo campo sono di sicuro d’eccellenza, non solo da un punto di vista interpretativo, ma anche metodologico. Ricerche ormai da tempo apprezzate anche in altri paesi.

É autore di numerose pubblicazioni per rubriche e riviste scientifiche e di diversi libri sulla balbuzie, tra cui ( La Balbuzie Approccio Integrato, 2010) e l’ultimo (Emozioni, Comportamento e Controllo, 2016) che affrontano il dinamismo interno del controllo della fonazione e delle emozioni, vero fattore destruente di tutta la problematica. Le ricerche del dott. Bitetti, presentate anche in importanti convegni nazionali ed internazionali, in qualità di membro associato della prestigiosa associazione americana A.P.A. (American Psychological Association), nascono da una lunga esperienza professionale, a partire da un personale vissuto di balbuzie e da un percorso formativo di gruppo-analisi che gli hanno permesso di gettare una luce sui dinamismi interni di questo problema.

Secondo diverse statistiche, la balbuzie interessa circa il 2-3% della popolazione, con incidenza maggiore nel sesso maschile, interessando persone di ogni estrazione sociale e in ogni angolo del pianeta. In una recente intervista rilasciata dal dott. Bitetti ad una emittente televisiva spagnola, la giornalista che lo intervistava dichiarava che in Spagna ci sono 800.000 balbuzienti.

É giusto sottolineare che la ricerca scientifica in questo campo è un po’ carente, manca una visione d’insieme riguardo alle cause e al modo di affrontare tutta la problematica. La cura della balbuzie è lasciata prevalentemente a figure professionali che curano di solito la componente esterna, cioè quella disarticolazione del linguaggio, tipica di chi balbetta. Nel balbuziente si osserva una certa limitazione o cattiva gestione delle proprie energie, soprattutto quelle a valenza aggressiva. Come se volutamente si censurasse la possibilità di aumentare il “tono emozionale”, provandone paura.

Quello che è certo e lo sottolineano tutti coloro che balbettano è che il balbuziente nel chiuso della sua stanza, non sottoposto a giudizio altrui, parla benissimo. E’ il confronto con gli altri che crea maggiori difficoltà nel balbuziente. Vive con disagio la relazione, soprattutto con persone estranee, o ritenute autorevoli, come succede spesso nel bambino a scuola, posto davanti agli insegnanti e alla intera classe, dove deve dimostrare il suo valore. E’ l’impatto con gli altri che scatena tutta una serie di idee che condizionano poi la componente emotiva e comportamentale.

In un importante convegno di Foniatria e Logopedia il dott. Antonio Bitetti ha evidenziato alla platea di specialisti la sua interpretazione riguardo al significato interno della balbuzie, spiegando come da un sottostante senso di autosvalutazione, il balbuziente innesca un temuto giudizio altrui e procede con un controllo sul linguaggio, nell’idea irrazionale di poter gestire al meglio la situazione. Elementi cognitivi errati che una volta appresi in età infantile possono permanere nell’età adulta, condizionando negativamente la normale fluidità verbale. Questa è la sequenza di pensiero che opera sistematicamente nella mente del balbuziente quando si relaziona con gli altri (XXXIII° Congresso Nazionale di Foniatria e Logopedia, Bari,1999, abstracts).
L’origine più plausibile circa le cause della balbuzie, da sempre ipotizzata dal dott. Bitetti è fatta risalire nell’infanzia del bambino, durante il periodo della cosiddetta balbuzie primaria, quando ha sperimentato le prime grosse difficoltà. Riconducibile in parte ad una iperprotezione nello stile affettivo-educativo, a forti sentimenti di frustrazione e gelosia connessi alla nascita di un fratellino o di una sorellina, a stili educativi protesi al perfezionismo e alla scarsa tolleranza all’errore, oppure ad esperienze a forte connotazione conflittuale.
Di sicuro, dopo una frustrazione ha sperimentato una forte reazione aggressiva, ed ecco perché il balbuziente è in difficoltà nell’esprimere la sua energia, poichè tende a bloccare la parte propulsiva di se, come se ne avesse timore, nel ricordo di quella primitiva esperienza.

Da sempre, la balbuzie viene trattata con tecniche fonetiche e/o logopediche, le quali partono dal presupposto che la balbuzie abbia delle implicazioni neurologiche di fondo e perciò, tendono a curare il problema andando a rieducare il linguaggio, nel tentativo di armonizzarlo, con metodiche basate molto spesso su esercizi di modulazione del linguaggio, a partire dal canto, o con tecniche di respirazione, o abbinando entrambe.

L’Approccio Integrato del dott. Bitetti affronta la balbuzie nella modalità integrata, unica terapia nel suo genere in Italia e in Europa. Questo metodo di cura va ad affrontare non solo la parte manifesta del problema, cioè quella disfluenza tipica del balbuziente, in tutte le sue manifestazioni, ma va ad intervenire in tutta quella dinamica psicologica che altri tipi di intervento non affrontano mai o rifiutano di affrontare. Non si può curare la balbuzie se non si cura il balbuziente ( cit. dott. Antonio Bitetti)

BALBUZIE E STAMPA ITALIANA

Da oltre vent’anni, il dott. Antonio Bitetti ha introdotto nel nostro Paese un modello interpretativo e terapeutico decisamente innovativo, riguardo alla cura della balbuzie: l’Approccio Integrato.

A VIBO VALENTIA L’APPROCCIO INTEGRATO

A Vibo Valentia una struttura che si occuperà di Balbuzie attraverso l’Approccio Integrato

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DEL DOTT. BITETTI A LONDRA

Presentazione del libro del dott. Antonio Bitetti al pubblico londinese nella cornice di Hub Dot:

Stuttering an Integrated Approach.

Hub Dot

Anthropologie Store

Kings Road – Chelsea – London

Ho ancora nitido nella mia mente, il ricordo più doloroso di tutta la mia storia di balbuziente. Quando, davanti a tutta la classe, sono stato deriso per la mia balbuzie. Quel giorno ero molto più agitato di altre volte, non avrei voluto essere interrogato davanti a miei compagni di classe, ma non fu così. Il nostro insegnante volle interrogarmi e mi tocco affrontare una prova che quel giorno mi terrorizzava più del solito. Ricordo che balbettai tantissimo. I compagni cominciarono a ridere di me e la cosa più brutta, fu quando mi accorsi che rideva anche il nostro maestro, che era accanto a me, vicino alla cattedra. Volevo sprofondare per l’umiliazione e per la vergogna.

Tante volte ho sofferto per il mio problema, però non mi sono mai arreso, ho avuto la lungimiranza di guardare oltre le mie amarezze e le mie difficoltà, ho sempre pensato a quello che sarei diventato. Sono diventato uno psicologo-psicoterapeuta e mi occupo proprio di terapia della balbuzie. Ho superato completamente il mio problema, dopo aver fatto un percorso di gruppo analisi, durato cinque anni. Questa esperienza mi ha fatto comprendere che i problemi psicologici esistono dentro di noi, sotto forma di idee e convinzioni errate, dettate dalla necessità di rimanere ancorati ad un passato che ormai non esiste più. Solo per la paura di staccarsi da situazioni e relazioni intrafamiliari ormai improduttive e regressive.

Ho capito tante cose di me stesso e le ho viste confermate in anni e anni di lavoro terapeutico sui miei pazienti. Ho compreso bene delle resistenze che sono presenti in ognuno di noi e delle sforzo che ciascuno dovrebbe fare per emanciparsi dalla paura e delle difficoltà. Queste dinamiche interne al problema ho organizzate in un modello interpretativo e metodologico che ho definito: “ Approccio Integrato” e le ho espresse nei miei libri, tradotti in inglese e tedesco.

Le mie riflessioni sulla balbuzie partono dal presupposto che il balbuziente pensa male di sé, non perché non abbia qualità, ma perché non sa canalizzare adeguatamente le sue energie interne, perché ha imparato da piccolo a trattenere le sue risorse emozionali. Poi tende a proiettare sugli altri lo stesso giudizio negativo e quindi, teme costantemente di essere giudicato male dagli altri. Infine, adotta una strategia improduttiva che io definisco: “controllo della fonazione”. Il balbuziente, a differenza degli altri, quando si relaziona, tende a frenare la propria energia e quindi trattiene quella forza necessaria per relazionarsi bene con gli altri.

E’ necessario sapere che il balbuziente quando è da solo, nel chiuso della sua stanza, non balbetta mai. Invece, quando parla in pubblico è fortemente condizionato, proprio perché vive costantemente il timore di essere giudicato male. Questo, perché pensa male di sé e il tutto parte da questo fattore. Per parlare bene è necessario pensare bene di sé. E’ necessario conoscere la propria forza interiore, ed indirizzarla con la giusta consapevolezza di essere una persona forte e decisa. Il nostro linguaggio è sostenuto da una certa dose di energia, così come tutto il nostro comportamento. Sapere indirizzare adeguatamente la propria energia caratteriale è alla base del nostro successo relazionale.

Dal 1997, le mie ricerche in questo campo hanno permesso di aprire uno scenario nuovo nella cura della balbuzie e adesso, posso affermare con una buona dose di certezze, che spostando adeguatamente il controllo dalla bocca e liberando il controllo su di sé, si liberano quelle energie adatte per confrontarsi liberamente e senza blocchi, a tutto vantaggio di una percezione forte di se e senza esitazioni.

I still remember it as if it were yesterday. Standing in front of the class….. My hands sweating……. My heart racing. The Teacher called me to the blackboard to test my spelling. I wanted the floor to open up and suck me in. ….my mouth.. frozen… I couldn’t push any words out. The class started to laugh…louder and louder…to make it worse… the teacher joined in. I sank into humiliation and shame. That is the most painful memory of my stammering history.

I grew up feeling socially isolated but that did not stop me from having ambition, getting a degree and becoming a psychologist with one passion and commitment – understand the nature of stammering. So, I have developed my own method, written books this is my English version and I have …and will continue to dedicate my whole life to helping teenagers getting rid of this paralysing condition. Every human being deserves to have a voice and for that voice to be heard.

Stammering is the result of an incorrect idea and belief that we create in our head dictated by our need to remain anchored in a past that no longer exists. When the stutterer is alone he does not stammer. But as soon as he is surrounded by others, he tends to project the same negative judgment he has of himself onto others. He is constantly afraid of being misjudged, he is afraid of facing life, he doesn’t feel strong enough and so he adopts an unproductive strategy: “phonation control”. He thinks badly about himself, because he does not know how to channel his internal energies properly, because he has learned to hold back his emotional resources as a child.

The key to speak well is to think well about yourself. To think well of ourselves we need to stop controlling our emotions and start expressing them without fear.

Parents ask me all the time ‘Antonio…..what is the secret for teenagers to grow into confident adults?’ – and I’ll give you my answer ….straight from the heart. We need to stop pretending that life is always perfect and happy and stop filtering and shielding them. Talk to your kids talk talk talk …… about your successes, your defeats and your fears and your struggles – don’t give the illusion that life is always positive. When they see that you – their role model – have experienced the full spectrum of emotions – that you are real

only then they will reach their full potential. Thank you!!.

BALBUZIE E ATTUALITA’

Cosa si dice del problema balbuzie

La definizione di “Approccio Integrato” è stata introdotta dal Dott. Antonio Bitetti molti anni fa, precisamente nel 1997, con lo scopo di meglio definire l’atteggiamento terapeutico da adottare nella cura della balbuzie, sia nella balbuzie infantile e sia nella balbuzie degli adulti.

Fu poi successivamente presentato dal Dott. Bitetti nel 1999, in occasione del XXXIII Congresso Nazionale di Foniatria e Logopedia, che in quella circostanza si svolse a Bari, dove fu invitato dal comitato scientifico per tenere una comunicazione sulla balbuzie alla vasta platea scientifica lì convenuta.

Soprattutto il termine di Approccio, successivamente ripreso da tanti altri, a volte in maniera inadatta, va a collocarsi in quello che il Dott. Bitetti definisce il modo più preciso e significativo riguardo al modo di porsi nel trattamento e nella cura del problema balbuzie.

Questo modo di porsi però può risultare sterile, se non è sostenuto da una profonda conoscenza di tutte quelle dinamiche interne e relazionali che stanno alla base del problema. Non ci dobbiamo fare abbagliare dalla continua proposta di tecniche di cura della balbuzie. Ricordiamoci che questo disturbo non è possibile curarlo con una tecnica, poiché ha in essere tutta una serie di dinamiche che vanno focalizzate e chiarite.

Molti balbuzienti, sottoposti a tecniche, molto simili tra di loro, basate soprattutto su tecniche fonatorie e respiratorie trovano giovamento iniziale e danno la sensazione di poter superare definitivamente il problema, spingendosi ad affermare di essere completamente guariti. Invece, con il passare del tempo, iniziano ad avvertire i segni di un ritorno della sintomatologia, che come il Dott. Bitetti afferma da sempre, sono i segnali di un ritorno al passato, segnali tipici di una non vera guarigione.

Per il Dott. Bitetti, guarire dalla balbuzie significa allontanarsi dall’idea di controllo sulla fonazione e dal pensiero negativo che attanaglia il balbuziente nel suo modo di pensare, senza tralasciare il fatto di dover recuperare anche le capacità di relazionarsi senza difficoltà, perse con il procedere degli anni.

Pensare di avanzare da queste difficoltà con semplici tecniche, o strategie, soprattutto proposte da persone inesperte, è una pia illusione. ( A. Bitetti, Emozioni Comportamento e Controllo, IEB Editore, Milano 2016).
Per salvaguardare l’intenso lavoro di ricerca del Dott. Bitetti, svolto in tanti anni di sperimentazione e studio, è stato pubblicato il volume dal titolo chiaro e significativo: La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, Milano, 2010.

Non essendoci ricerca seria sul problema della balbuzie, spinge molti ex-balbuzienti a porsi come “terapeuti”, a volte senza nessun titolo specifico, senza preparazione seria e qualificata, il tutto, condito solo da una buona dose di marketing e pubblicità. Chi ne fa le spese è il balbuziente stesso, o le famiglie dei balbuzienti.

La balbuzie dovrebbe diventare un terreno di ricerca vera, basata su dati attendibili e verificabili. Inoltre, dovrebbe essere più chiaramente definita nella sua sintomatologia e sul significato vero e profondo, non soffermandosi unicamente sulla disfluenza del linguaggio, come da sempre si fa, in tanti ambiti.

“Il MIO EROE E’ DEMOSTENE!” – Intervista ad Antonio Bitetti

Intervista su TicinoLive.ch ad Antonio Bitetti, definito: ” il dottore dei balbuzienti”

Intervisto oggi per i lettori di Ticinolive uno specialista della cura della balbuzie: profondo conoscitore della materia, autore di libri, terapeuta di grande esperienza. Il dottor Antonio Bitetti, psicologo e psicoterapeuta, proviene dalla Puglia, precisamente da Santeramo in Colle ( Bari), e da poco tempo si è stabilito a Lugano. È stato lui stesso balbuziente e dalla balbuzie è guarito. Un’intenso racconto di grande interesse.

Un’intervista di Francesco De Maria.

Francesco De Maria Che cos’è la balbuzie?

Antonio Bitetti A differenza di quanti pensano che la balbuzie sia un problema di linguaggio, io ritengo che la balbuzie sia un problema di relazione, pur manifestandosi sul piano terminale a livello di linguaggio. Difatti, il balbuziente quando è solo parla benissimo e senza intoppi verbali. La balbuzie può essere di tipo clonico o di tipo tonico, in relazione alla sintomatologia manifesta, ma più spesso e di tipo misto, con la presenza di entrambe le caratteristiche.

Qual è la causa della balbuzie?

AB Dopo una mia personale esperienza di balbuzie brillantemente superata e dopo venti anni di esperienza professionale sul campo, posso affermare che la componente psicologica e relazionale, supera di gran lunga la tesi di quanti ipotizzano un coinvolgimento genetico nella eziopatogenesi di questo disturbo. Ho sostenuto in diversi simposi e convegni scientifici che la causa principale del problema sta in una forte componente autosvalutativa del balbuziente, tendente a proiettare sugli altri gli elementi negativi e infine lo strutturarsi di un meccanismo di controllo sulla parola, che diventa una zavorra del linguaggio e che va a condizionare tutta la prestazione verbale.

Quanti ne soffrono? La diffusione più o meno elevata del disturbo dipende dal gruppo etnico che si considera?

AB Da statistiche Dell’OMS , peraltro non aggiornate, si evince che la balbuzie incide i sul 2-3% della popolazione mondiale, in ogni angolo e latitudine del pianeta, ma è più presente nel sesso maschile: su dieci casi, otto sono maschi. Probabilmente gli elementi culturali incidono massicciamente sul dinamismo del problema. Difatti, il maschio è più della donna esposto a dover estrinsecare quella energia a matrice aggressiva, che è uno degli altri elementi importanti delle mie ricerche sul problema.

Quali sono i principali metodi terapeutici della balbuzie (anche in una visione storica)?

AB Se consideriamo il secolo scorso come inizio della moderna medicina, quella ad orientamento veramente scientifico e l’inizio della ricerca psicologica ad ampio raggio, possiamo affermare che da quel periodo e fino ad oggi la balbuzie è stata trattata sempre con la logopedia, cioè con tecniche rieducative e sintomatiche, senza mai incidere su quelle dinamiche sopra descritte. Il balbuziente è stato sempre visto in maniera ambigua dagli addetti ai lavori, proprio in funzione di questa variabilità del suo problema. Non vi è stata mai una vera ricerca scientifica su questo disturbo, addirittura possiamo affermare che qualcosa si è mosso solo grazie a delle iniziative personali di balbuzienti o ex-balbuzienti che come me hanno dato qualche contributo di idee e di ricerca.

La medicina e le istituzioni hanno fatto poco e niente in questo campo e, onestamente lo riconoscono pure loro, in quanto organismi deputati ad offrire risposte concrete ai tanti che soffrono di balbuzie.

Qualche anno fa mi sono confrontato con il Prof. Yairi di Chicago e lui sosteneva la teoria di una base genetica del disturbo, ma ho diverse prove cliniche di miei pazienti gemelli omozigoti, in cui uno aveva la balbuzie e l’altro non ne era affetto. Addirittura, casi in cui la balbuzie ha esordito prima in un fratello gemello e poi questo ha passato il testimone all’altro.

Nel panorama delle tecniche e si parla solo di tecniche, negli ultimi decenni hanno preso piede e si sono diffuse a macchia d’ olio, tecniche di cura basate sul canto o l’ utilizzo della melodia canora per curare la balbuzie.

Poi vi sono tecniche basate sul rilassamento per curare l’ ansia connessa con il problema ed infine tecniche sulla respirazione.

Una menzione a parte merita l’ipnosi che il maestro S. Freud aveva già utilizzato nella sua prima fase clinica, anche per curare una ragazza affetta da balbuzie, ma poi abbandonò tale metodica aprendosi alla strategia delle libere associazioni ed all’ interpretazione dei sogni.

Lei ha studiato a lungo il fenomeno e sull’argomento ha scritto ben tre libri. Nelle sue opere ci sono idee innovative? Quali? Ha elaborato un suo metodo originale di cura?

AB Le mie molteplici esperienze, personali e professionali, dopo una esperienza di gruppo analisi che mi ha condotto a fare luce su aspetti importanti del nostro dinamismo mentale, mi hanno fatto intravvedere idee che mi hanno portato a fare tanta sperimentazione clinica, fino a giungere a conclusioni che ho descritto e che secondo me sono le basi su cui poggia il problema della balbuzie.

A parte quello che ho già anticipato precedentemente, la mia ricerca più importante riguarda il meccanismo del controllo, vero fattore destruente di tutto il problema.

Ho descritto nei miei libri il fattore determinante di questo meccanismo che, appreso in età infantile, se non affrontato e curato può diventare parte integrante del repertorio caratteriale e comportamentale del balbuziente.

Altra mia importante ricerca è lo studio di quelle dinamiche aggressive che sottendono il dinamismo relazionale di chi balbetta. Difatti, secondo le mie ricerche, il balbuziente ha imparato a trattenere la sua rabbia e sbaglia, quindi controlla e trattiene una importante risorsa energetica determinante per la normale vita quotidiana.

Quando comunemente parliamo di grinta, di determinazione, parliamo proprio di questi aspetti, di una energia fondamentale che invece sia il balbuziente, ma anche il timido o il depresso, trattengono o negano, privandosi così di risorse importanti nella vita di ogni giorno.

Il mio modello di terapia l’ho definito ” Approccio Integrato” proprio perché ritengo che il problema vada affrontato in maniera completa e organizzata, partendo dal fatto che la balbuzie è un meccanismo complesso, così come è complessa la nostra personalità, e che risente di diversi aspetti: personali, culturali, sociali.

Lei ha curato moltissime persone. Quanto dura un trattamento? In quante/quali fasi si articola?

AB Nella mia vasta casistica clinica, ho curato diverse migliaia di balbuzienti di ogni età e in diversi Paesi, ho la conferma che un approccio integrato offre migliori garanzie di risultato. Il mio corso base dura dieci-dodici giorni e può proseguire con sedute di mantenimento, sia in gruppo e sia individualmente.

Importante far riconoscere al partecipante la necessità di un suo impegno, poiché tende a sottovalutare la determinazione al cambiamento. Difatti, e sono sempre mie ricerche, vi è una componente della personalità del balbuziente che lo spinge a delegare, a posticipare, e questi sono aspetti che nella mia prassi terapeutica vengono affrontati da subito, senza lasciare spazio alla passività e alla indecisione.

La mia terapia spinge inevitabilmente a un viraggio da una zona di negatività a una zona di forte positività, poiché solo pensando bene di se è degli altri è possibile relazionarsi con fiducia ed efficacia. Questo concetto vale molto per il balbuziente, ma vale anche per ciascuno di noi.

La cura può talvolta concludersi in un insuccesso?

AB Certo che l’ insuccesso sta in ogni aspetto terapeutico, sia in medicina e ancora di più nella cura psicologica, perché le variabili sono maggiori e dove l’aspetto motivazionale risulta fondamentale per il buon esito della terapia. Il terapeuta dovrebbe essere un esperto preparato a conoscere benissimo il problema, ma importante è la motivazione e la determinazione del paziente. Un capitolo a parte merita il bambino balbuziente che nella mia pratica clinica viene sempre accompagnato da un genitore o da entrambi ; essi partecipano al dinamismo terapeutico.

A volte, paradossalmente, i genitori sono coloro che offrono le maggiori resistenze al cambiamento, a differenza dei bambini, che invece sono i migliori candidati a superare brillantemente la loro balbuzie e che di solito seguono con entusiasmo il mio programma terapeutico.

Come organizza lei concretamente la sua attività terapeutica?

AB Di solito in Italia effettuo dinamiche di gruppo, piccoli gruppi, per diverse città, ovviamente le più importanti. Da un paio di anni mi avvalgo della tecnologia SKIPE e ho pazienti che seguo online, con un miglioramento nell’organizzazione e nei costi.

Adesso ho pazienti anche sud-americani che altrimenti non avrei potuto curare con le precedenti modalità organizzative. Comunque offro sempre un ventaglio di opportunità a tutto vantaggio dell’utenza, ma non trascurando l’ottimizzazione del tempo e dei costi.

Lei ha l’intenzione di esercitarla anche in Svizzera?

AB Sì. Mi sono trasferito a Lugano e credo possa diventare la giusta location per una forte espansione in Europa Centrale e soprattutto nei Paesi di lingua tedesca a forte cultura psicologica. Avendo tradotto il mio ultimo libro in tedesco, la Svizzera si sposa benissimo con tale mio progetto culturale e professionale. Mi auguro di avere interessanti risposte.

Conosce personalmente qualche specialista della balbuzie che già operi sul nostro territorio?

AB No, purtroppo ancora no, ma ho preso contatto con istituzioni locali e cantonali per avviare un dialogo ed offrire le mie ricerche a una popolazione che da sempre è attenta alla propria salute e al proprio benessere. In Svizzera la ricerca viene vista come un valore aggiunto e non come in altri posti dove questo non accade o accade con forte ritardo. e sono qui è perché credo in questo territorio e nella sua gente.

Immagino che uno dei suoi film preferiti sia “Il discorso del Re”…

AB Beh, a dire il vero, sul piano strettamente legato alla balbuzie, mi è parso scarso di contenuti, a parte la descrizione del vissuto del protagonista non ho intravisto altro. Resta comunque un gran bel film. Ma il mio preferito e che consiglio ai miei pazienti è ” Il Gladiatore” con Russel Crowe. In quel film è descritta tutta quella serie di elementi di personalità che ritengo importanti da apprendere per superare la balbuzie, soprattutto in età adulta.

Demostene, Cicerone (!), Virgilio, Napoleone, il matematico Tartaglia, Bruce Willis, Marilyn Monroe… Una lista di nomi illustri (l’ho presa da Wikipedia), che potrebbe essere molto più lunga. Che cos’avevano in comune questi – molto diversi, almeno all’apparenza – personaggi?

AB Per me Demostene è il balbuziente che prima di tutti ha capito cosa si nasconde dietro al problema e questo mi ha spinto a conoscerlo meglio, fino a dedicargli un intero capitolo del mio ultimo libro. Demostene aveva sperimentato su di sé gli stessi concetti che io esplicito nel mio Approccio Integrato ed è per questo che io lo ammiro più di altri personaggi, E’ stato coraggioso ed intuitivo, passando così alla storia, fino ad essere definito: il più grande oratore della storia greca. Semplicemente fantastico!

Esclusiva di Ticinolive. Riproduzione consentita citando la fonte.

http://bit.ly/IntervistaTicinoLive

INTERVISTA BALBUZIE su MyBestLife

La balbuzie, MyBestLife (26/04/2000)

La balbuzie affligge l’1,5% della popolazione italiana con un’incidenza maggiore sugli uomini. Sono per lo più persone che non hanno fiducia in se stesse e nelle proprie capacità: si autosvalutano, o meglio, tendono a trattenere le proprie energie, a scapito della competizione.

Si tratta di un blocco del normale fluire del linguaggio causato da un controllo ossessivo su di esso che provoca ansia la quale si manifesta con la balbuzie, appunto; è chiaramente un sintomo dalla palesi cause caratteriali e psicologiche. Nella maggior parte dei casi viene infatti affrontato basandosi su questi dati, altrimenti, l’alternativa è quella di rivolgersi ad un logopedista.

Spesso i risultati però non sono soddisfacenti poiché il problema viene affrontato considerando uno solo degli aspetti che caratterizzano il problema, mentre invece si dovrebbero considerare tutte le componenti del disturbo. A tal proposito il Prof. Antonio Bitetti ha ideato un sistema che prende in esame tutte queste componenti e che lo ha denominato “Approccio Integrato”.

 

Da un lato il problema si affronta con una terapia psicologica breve e mirata, lavorando sul carattere, sulla scarsa valutazione che il paziente ha di se stesso, aiutandolo a riacquistare fiducia; contemporaneamente si cerca di allontanare l’attenzione del paziente dalla bocca, quello che il Prof. Bitetti definisce “controllo sulla bocca” e di focalizzarla su zone del corpo neutre e periferiche del corpo. Di recente affermazione il lavoro su genitori di bambini molto piccoli, non ancora affetti da balbuzie consolidata, ma a scopo preventivo, per evitare la cronicizzazione dei primi episodi di balbettìo, il tutto attraverso una tecnica motoria che induce a depolarizzare il controllo.

Si tratta di una terapia da seguire sia individualmente e sia in gruppo poiché consente di condividere con altre persone i propri problemi ed i loro sviluppi. Il gruppo è costituito da pochi individui formati e selezionati da un terapeuta che valuta sulla base di elementi psicodiagnostici e motivazionali. Il trattamento si articola in incontri giornalieri della durata di 4-5 ore ciascuno per 10-14 giorni consecutivi; il proseguimento dipende poi dall’evoluzione personale di ogni singolo paziente, ma si calcola di ottenere una risoluzione del problema nel corso di alcuni mesi.