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INTERVENTO PRECOCE NEL BAMBINO CHE BALBETTA

INTERVENTO PRECOCE NEL BAMBINO CHE BALBETTA

 

 

BAMBINO BALBUZIENTE A SCUOLA

La scuola rappresenta il contesto più importante dove il bambino inizia a relazionarsi, dove impara a competere con gli altri bambini  e ad interagire in maniera idonea per raggiungere obiettivi ben precisi e dove, la valutazione in rapporto alla prestazione, fa la sua prima comparsa. Il bambino a scuola deve necessariamente misurarsi con il giudizio, non solo dell’insegnate, ma della classe intera. In tal senso per sentirsi integrato nella dinamica scolastica, è necessario che il bambino abbia una buona percezione di sé e di conseguenza, una buona autostima.

L’autostima è data dalla capacità di saper riconoscere le proprie potenzialità, le propri qualità, e dalla capacità di canalizzarle in maniera adeguata nel contesto della relazione interpersonale. La comunicazione umana rappresenta il veicolo principale per indirizzare nel miglior modo possibile le proprie potenzialità. Attraverso il linguaggio gli essere umani veicolano idee, progetti, stati d’animo e tutte queste capacità, le quali, unite alla comunicazione non-verbale, creano i presupposti per una sana e proficua relazione sociale.

La balbuzie, come sintomo di una condizione di fondo a bassa autostima, va a compromettere la vita sociale del bambino, all’interno della vita scolastica. Il contesto dove dovrebbe vivere serenamente la dinamica sociale e competitiva, diventa un contesto di ansia e di giudizio negativo. Come sostiene il dott. Antonio Bitetti nelle sue ricerche sul fenomeno balbuzie, il balbuziente pensa male di sé e tende a proiettare sugli altri lo stesso metro di giudizio che rivolge verso se stesso. In questo dinamismo improntato alla negatività si crea un circolo vizioso che imprigiona il bambino balbuziente e lo può limitare nella sana dinamica di gruppo.

Mentre la cultura dominante su questo disturbo si concentra massicciamente sulla disfluenza, utilizzando metodi correttivi di tipo foniatrico, nessuno si occupa, o si occupa molto meno, delle problematiche che il bambino vive nella sua interiorità. Molti pensano che sia la balbuzie a compromettere il livello emozionale del bambino, ed invece sono le paure non risolte la vera causa della sua balbuzie.

E’ importante diffondere queste informazioni, soprattutto nella scuola, ambito primario di crescita sociale e culturale del bambino. E’ necessario superare lo stereotipo del bambino balbuziente in difficoltà sul piano delle relazioni all’interno del gruppo, andando ad esplorare quelle dinamiche emotive, ed affettive che trattengono non solo la parola ma, soprattutto, l’emozione necessaria per esprimere la propria forza caratteriale.

Da diverso tempo, il dott. Bitetti ha iniziato a descrivere in maniera dettagliata le sue ricerche in diverse scuole del territorio nazionale, parlando ai genitori e agli insegnanti, che sempre di più vogliono conoscere come si manifesta la balbuzie e perché. Uno degli ultimi incontri-seminario è stato tenuto a Cagliari, nell’Istituto Comprensivo di Via Stoccolma,1   –    caic86800v@istruzione.it

BAMBINO CHE BALBETTA

Il momento più difficile che affronta il bambino che balbetta è di solito quando entra a scuola e dove sarà impegnato in quella che è la competizione scolastica. Difatti, mentre all’asilo il bambino è prevalentemente impegnato nel gioco e nella relazione ludica, a scuola invece, il bambino deve necessariamente confrontarsi con il giudizio della classe e ovviamente, dell’insegnante.

La competizione è il tasto dolente di chi balbetta, proprio perchè il bambino che ha già confermato la sua sintomatologia, trattiene una forte quantità di energia, attraverso quel fattore di controllo, più volte analizzato dal dott. Bitetti nei suoi lavori editoriali sulla balbuzie.

Questo è il vero problema del bambino che balbetta, che a volte è anche timido, molto spesso sensibile, a detta dei genitori, ed è un dato che si riscontra frequentemente in studio. Ci si dovrebbe chiedere cosa è questa sensibilità, o la timidezza, se non il fatto che il bambino trattiene molte emozioni, ed è questo in fondo che lo fa esitare, balbettare.

Certo, non è il caso di allarmarsi da subito, ma non si può neanche sottovalutare il rischio potenziale che un esordio di difluenza o del perdurare della cosiddetta fase del balbettìo permanga anche in un periodo diverso da quello ritenuto normale. Se la disfluenza è rimasta fino ai 5-6 siamo di fronte ad una balbuzie ormai cronicizzata e l’ingresso nel contesto scolastico va ad acuire un problema evidente.

I coetanei, a volte, possono essere sarcastici di fronte ad un bambino che manifesta una difficoltà di linguaggio, proprio perchè notano una evidente discrepanza tra l’età del bambino, ed una modalità di linguaggio che i tanti ormai ritengono superata da un bel pò di tempo, ed ecco la derisione, non frequente come un tempo, ma può accadere e questo, va a minare la sicurezza del bambino che balbetta.