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ISTITUTO EUROPEO BALBUZIE - la balbuzie negli adulti dott. Bitetti - cura per la balbuzie - definizione di balbuzie

BALBUZIE E ATTACCHI DI PANICO

15179119_800471126761483_3996803693319297477_n Intervista in diretta su TELENORBA. Il dottor Bitetti, ospite della trasmissione ” Buon Pomeriggio” con Michele Cucuzza e Mary De Gennaro, ha affrontato il tema dell’ansia e degli attacchi di panico e non ha trascurato di collegare questi temi alla balbuzie, la quale è strettamente correlata all’ansia in molteplici situazioni.

La letteratura scientifica sul problema balbuzie è molto scarna, gli unici lavori di un certo livello sono frutto di percorsi di balbuzienti che poi sono giunti ad occupare importanti direzioni di dipartimenti di patologia del linguaggio in università americane, come Fred Murray o il prof. Yairi dell’Università di Chicago. I miei lavori editoriali sulla balbuzie sono stati pubblicati nel 2001 (Analisi e prospettive della balbuzie, Verona) nel 2006 ( La balbuzie. Un problema relazionale, Roma) ed infine il terzo volume ( La balbuzie Approccio Integrato ) Milano, 2010.

Il problema della balbuzie è di grande attualità e di notevole impatto sociale. Proprio per il grande valore che la comunicazione riveste in questo preciso momento storico e culturale.

Se ne sta parlando anche in televisione, perché alcuni noti personaggi televisivi, hanno dichiarato pubblicamente di aver sofferto di balbuzie in età giovanile, sembra che non ci si vergogna più di dirlo agli altri e questo è un bene. Chiaro il riferimento al conduttore televisivo Paolo Bonolis o all’attore Filippo Timi.

Ma c’è molto ancora da fare, perché l’incidenza del problema è alta e non tutti espongono apertamente la propria difficoltà. Si parla sempre poco di quelle sofferenze sottili, non apertamente manifestate, di quelle sofferenze che non ricevono finanziamenti o aiuti, ma che lasciano comunque solchi profondi nell’animo, non solo di chi le vive in prima persona, ma anche in chi gli sta vicino, molto spesso anche con l’aggravio di una stupida derisione.

Diceva Otto Fenichel, allievo di S. Freud :

La parola è vita, il mutismo è morte”, collocando perciò la balbuzie in una condizione di stallo, di assurda ambivalenza tra le due istanze.

 

 

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BALBUZIE INFANTILE

La diagnosi precisa di balbuzie non si può fare prima dei 5 anni, età in cui si evidenzia un picco massimo e viene  di solito definita balbuzie primaria, balbuzie precoce, balbuzie infantile etc. Si sa con certezza che ne sono colpiti circa il 5% dei bambini in ogni cultura e società in ogni parte del mondo.

Una recente ricerca australiana (Pediatrics, Vol. 123 N° 1 Gennaio 2009) riferisce addirittura un’incidenza dell’8,5% all’età di 3 anni e sembrerebbe associata al momento di rapido sviluppo della struttura delle aree predisposte al linguaggio e ad un forte incremento del vocabolario. Pare che l’80% di loro andranno incontro ad una graduale risoluzione del disturbo mentre l’1-2% cronicizzerà la difficoltà di linguaggio.

Recenti studi effettuati su un ampio campione di gemelli avvalorano l’ipotesi di una sorta di vulnerabilità familiare alla balbuzie, sia per quanto riguarda la cronicizzazione sia per la risoluzione spontanea.
Risulta pertanto inutile e controproducente che un bimbo che balbetta in età prescolare acceda ad un trattamento qualora esistano dei casi in famiglia di risoluzione spontanea. E’ per questo che le più recenti indicazioni invitano gli specialisti a prendere in carico i bambini intorno agli otto anni d’età. Inoltre solo a quell’epoca l’apparato fono-articolatorio ha raggiunto la sua piena maturazione fisiologica ed il disturbo può dirsi pertanto cronico e strutturato.

Tali scoperte non devono spaventare nè colpevolizzare i genitori, piuttosto incoraggiarli e contenere l’allarmismo di cui sono spesso vittime inconsapevoli, frutto di informazioni ormai superate e scientificamente non confermate. Secondo ricerche ad impostazione organicistica, l’origine della balbuzie è da ricercare in molte cause di svariata e complessa origine e quindi, per loro il fattore psicologico come elemento principe è ormai un concetto superato.

* Genetic etiology in cases of recovered and persistent stuttering in an unselected, longitudinal sample of young twins. Dworzynski K., Remington A., Rijsdijk F., Howell P., Plomon R., – Am J Speech Lang Pathol. 2007 May; 16(2): 169-178

Peccato però che molti ricercatori non confrontino adeguatamente le loro ricerche, si evidenzierebbe l’importanza della comunicazione, degli stili di comunicazione all’interno della famiglia del bambino candidato alla balbuzie e soprattutto, il fattore controllo emozionale che si riversa infine come controllo della fonazione (A. Bitetti,2001, 2006, 2010).

Di solito la balbuzie la si può evidenziare maggiormente a scuola, dove il bambino inizia ad interagire su un piano di relazione ed anche di competizione. Questo perché sono in gioco dinamiche aggressive ben studiate dal dott. Antonio Bitetti, ma scarsamente prese in considerazione da altri Autori.

Non tutti sanno che il balbuziente nel chiuso della propria stanza, non condizionato da eventuale giudizio esterno, parla benissimo. Tale aspetto si evince in qualunque balbuziente ed in tutte le diverse forme, anche in quei soggetti affetti dalle forme più gravi. Questo dato importante la dice lunga sulle implicazioni fortemente relazionali di tutta la problematica in questione.

Difatti, il dott. Bitetti, è da sempre impegnato nel sottolineare come il linguaggio ha necessità di essere sostenuto da una adeguata energia di base. Senza quella energia, che è su base aggressiva, da non confondere con la violenza, la prestazione verbale, ovviamente ne risente. Pertanto, con una carenza di supporto energetico si espone ad una prestazione di basso livello, ed ecco il linguaggio claudicante, tipico della balbuzie ( A. Bitetti, 2001, 2006, 2010).

Però, si sa che la cultura italiana ha sempre bisogno di conferme dall’estero, è un po’ esterofila. Tutto quello che viene da fuori è degno di nota, le nostre produzioni scientifiche, purtroppo per noi, vengono sottovalutate.

Il bambino balbetta perché ha paura della sua stessa energia, non comprende tante cose che gli accadono in così poco tempo e non viene nemmeno aiutato dai grandi, compresi i cosiddetti professionisti del linguaggio, perché la confusione è grande e le risposte idonee sono davvero poche.