BAMBINO CHE BALBETTA

Il momento più difficile che affronta il bambino che balbetta è di solito quando entra a scuola e dove sarà impegnato in quella che è la competizione scolastica. Difatti, mentre all’asilo il bambino è prevalentemente impegnato nel gioco e nella relazione ludica, a scuola invece, il bambino deve necessariamente confrontarsi con il giudizio della classe e ovviamente, dell’insegnante.

La competizione è il tasto dolente di chi balbetta, proprio perchè il bambino che ha già confermato la sua sintomatologia, trattiene una forte quantità di energia, attraverso quel fattore di controllo, più volte analizzato dal dott. Bitetti nei suoi lavori editoriali sulla balbuzie.

Questo è il vero problema del bambino che balbetta, che a volte è anche timido, molto spesso sensibile, a detta dei genitori, ed è un dato che si riscontra frequentemente in studio. Ci si dovrebbe chiedere cosa è questa sensibilità, o la timidezza, se non il fatto che il bambino trattiene molte emozioni, ed è questo in fondo che lo fa esitare, balbettare.

Certo, non è il caso di allarmarsi da subito, ma non si può neanche sottovalutare il rischio potenziale che un esordio di difluenza o del perdurare della cosiddetta fase del balbettìo permanga anche in un periodo diverso da quello ritenuto normale. Se la disfluenza è rimasta fino ai 5-6 siamo di fronte ad una balbuzie ormai cronicizzata e l’ingresso nel contesto scolastico va ad acuire un problema evidente.

I coetanei, a volte, possono essere sarcastici di fronte ad un bambino che manifesta una difficoltà di linguaggio, proprio perchè notano una evidente discrepanza tra l’età del bambino, ed una modalità di linguaggio che i tanti ormai ritengono superata da un bel pò di tempo, ed ecco la derisione, non frequente come un tempo, ma può accadere e questo, va a minare la sicurezza del bambino che balbetta.

 

TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE E BALBUZIE

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La Terapia Cognitivo Comportamentale viene sempre più frequentemente utilizzata come strumento per trattare la balbuzie, ma spesso trascurando un elemento fondamentale di approccio al problema, ed è quello di non tener conto del fattore controllo, come aspetto centrale della balbuzie.

Sin dagli inizi del suo lavoro di terapeuta della balbuzie, era il 1997, il dottor Antonio Bitetti si era confrontato molte volte con il compianto dottor Cesare De Silvestri, allievo storico del famoso Prof. Albert Ellis, ed unico e vero pioniere della Terapia Cognitivo Comportamentale in Italia, chiamata nello specifico, spesso con il termine di RET    ( Rational Emotive Therapy). Aveva stabilito con lui un continuo e proficuo lavoro di collaborazione e di ricerca nel campo dell’applicazione dei concetti cognitivo comportamentali nella cura della balbuzie.

Difatti, il dottor Cesare De Silvestri ha da sempre sostenuto le ricerche del dottor Antonio Bitetti, divenendo amici e nel 2001, anno della pubblicazione del suo primo libro sulla balbuzie ( A. Bitetti, Analisi e prospettive della balbuzie, Positive Press, Verona, 2001), ne cura la prefazione, sostenendo che probabilmente, da sola la terapia cognitivo comportamentale non possa riuscire a curare in maniera ampia e completa la balbuzie, in funzione degli importanti aspetti relazionali del problema e con le forti implicazioni sociali del disturbo.

L’Approccio Integrato del dottor Bitetti è un modello di cura della balbuzie, sia nei bambini e sia negli adulti, molto più avanzato, perchè si prefigge lo scopo di affrontare la balbuzie da più aspetti, apparentemente diversi, ma legati tra di loro radicalmente, sia nella sintomatologia manifesta e sia nel significato interno del problema. Ma, soprattutto è un modello di cura che affronta anche in età pediatrica, tutte quelle dinamiche comunicative e sociali del linguaggio umano, che hanno importanti implicazioni nella vita quotidiana.

CURA PRECOCE DELLA BALBUZIE

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Per evitare una cronicizzazione della disfluenza è necessario apportare delle importanti modifiche nell’assetto emotivo del bambino, soprattutto, cercando di evitare che l’elemento di controllo sulla fonazione diventi un comportamento abituale nel modo di parlare del bambino disfluente ( A. Bitetti, Emozioni, Comportamento e Controllo, IEB Editore 2016).

Molti genitori preoccupati e a volte, a giusta ragione, si rivolgono a figure storiche nel panorama rieducativo, ma solitamente non ricevono le giuste risposte, in quanto la ricerca in questo campo è ferma da tempo e gli operatori non hanno al momento a disposizione, nè elementi conoscitivi riguardo a questa problematica e neanche strumenti di intervento idonei a correggere la situazione.

L’ atteggiamento di solito assunto è quello dell’attesa passiva, cioè aspettare che eventi esterni possano ricreare le condizioni di normalità precedentemente interrotti. Questo atteggiamento di attesa passiva può avere delle ripercussioni sul futuro del bambino, perchè non tutti riescono a superare produttivamente questa situazione e rimangono bloccati da una condizione che in molti casi crea cronicizzazione e a lungo andare, di solito dopo qualche anno, la balbuzie vera e propria.

Quando sentiamo parlare di balbuzie, questa non è altro che una cronicizzazione di quella iniziale difficoltà verbale, che è stata trascurata nel tempo, minimizzata e spesso sottovalutata, che è diventata una costante nel repertorio comportamentale del bambino.

Il dottor Antonio Bitetti,  da alcuni anni ha approntato una strategia di intervento terapeutico, specifico per bambini al di sotto della fascia di età, tradizionalmente, non gestita da nessuna figura professionale del settore. Egli è stato il primo in Italia ad interessarsi a questo tipo di intervento terapeutico preventivo, ipotizzando l’importanza dell’intervento precoce, evitando così situazioni che ostacolano la normale evoluzione psicologica e relazionale del bambino.

Il linguaggio è uno strumento estremamente importante nell’essere umano e soprattutto in età pediatrica, non può essere caricato inutilmente di condizionamenti controproducenti. Se è possibile un intervento specifico, è più saggio non attendere. A volte l’attesa è dettata da una scarsa conoscenza su cosa fare e su come intervenire. In tal senso, le ricerche del dott. Bitetti offrono a tutti questo tipo di opportunità e sempre nel rispetto della libertà di decidere da parte dei genitori del bambino.

Queste ricerche saranno portate a breve in diversi convegni e simposi nazionali ed internazionali riguardo alla balbuzie e in qualità di membro associato dell’APA ( American Psychological Association) saranno divulgati ad una platea specialistica, per promuovere una cultura avanzata e offrendo al  lavoro di ricerca del dottor Antonio Bitetti, il giusto riscontro.

BALBUZIE E LA STAMPA ITALIANA

Da oltre vent’anni, il dott. Antonio Bitetti ha introdotto nel nostro Paese un modello interpretativo e
terapeutico decisamente innovativo, riguardo alla cura della balbuzie: l’Approccio Integrato. Da sempre, la
balbuzie viene curata con modelli rieducativi del linguaggio, basandosi su concetti periferici, dato che
l’aspetto finale del problema, risulta essere la difficoltà a parlare normalmente come tutti gli altri.

Ma, è importante sottolineare che il balbuziente, bambino ragazzo o adulto che sia, nel chiuso della propria
stanza, parla benissimo, non manifesta nessun tipo di difficoltà di linguaggio. Questo, ha spinto il dott. Bitetti ad approfondare quelli che sono i veri motivi che stanno alla base di questo diffuso disturbo, che ricordiamolo, interessa il 2-3 % della popolazione nazionale.

In una recente intervista da lui rilasciata ad una emittente televisiva spagnola, la giornalista ricordava che in Spagna ci sono almeno 800.000 persone affette da balbuzie.

Il balbuziente sa molto bene quello che intende dire, ma non riesce ad esprimerlo in maniera fluida e
serena, come invece fa la stragrande maggioranza della popolazione. A questo punto, è naturale chiedersi
del perché il balbuziente ha difficoltà di linguaggio quando si relaziona con gli altri, ed invece non balbetta
quando è da solo. La risposta non può essere semplice e banale, poiché investe quegli aspetti cognitivi,
emotivi e relazionali che il linguaggio ha in se.

Attraverso il linguaggio gli esseri umani creano collegamenti, esprimono emozioni, idee, progetti e quindi,
noi tutti riconosciamo il valore intrinseco di questo potente strumento. Il linguaggio ha una base strutturale
o genetica e una base acquisita, di tipo culturale o ambientale( N. Chomsky). In età infantile il bambino vive
una fase importante nel suo delicato periodo evolutivo ed è chiamata fase del balbettìo, in cui il bambino si
cimenta nella ricerca migliore possibile per far convergere aspetti strutturali e aspetti culturali.

Lo stesso avviene nella deambulazione, il bambino impara gradualmente a coordinare i suoi movimenti, in
funzione di una serie di prove ed errori, anche sulla base di un processo di rafforzamento del proprio
sistema muscolo-scheletrico. Una volta acquista l’intera sequenza, il bambino saprà camminare da solo e
senza l’aiuto dei grandi. Il linguaggio segue la stessa logica, ma a differenza dell’attività motoria, il
linguaggio ha una importante valore relazionale, poiché attraverso di esso siamo capaci di estrinsecare
emozioni, a volte, in alcune esperienze negative o traumatiche, anche a forte valenza aggressiva.

Queste ricerche del dott. Bitetti, che peraltro è autore di tre libri sulla balbuzie ( 2001,2006, 2010) l’ultimo
tradotto anche in inglese e tedesco, si sono concentrate sul meccanismo del controllo emozionale e nel
caso di chi è affetto da balbuzie, diventa un controllo della parte periferica del linguaggio, ossia, la parola.

La stragrande maggioranza della popolazione non controlla la parola mentre parla, sa che sarà un processo
automatico, così come avviene nella deambulazione. Nessuno si sognerebbe di controllare e di verificare i
movimenti delle gambe durante una passeggiata o durante una corsa, se lo facessimo, rischieremmo di
bloccarci o di condizionare fortemente l’attività spontanea.

Pertanto, è il controllo il vero elemento negativo di chi balbetta ( A. Bitetti, Emozioni, Comportamento e
Controllo, IEB Editore, 2016) ed è un aspetto appreso da bambino, in concomitanza di eventi a forte valenza negativa, quale la nascita di un fratellino, la conflittualità tra genitori o esperienze diverse in cui predomina
frustrazione e conseguente aggressività. Se lasciato libero di consolidarsi, a lungo andare, il meccanosmo
del controllo può creare un disturbo cronico, comunemente chiamato balbuzie.

Se mantenuto attivo, questo disturbo rischia di compromettere la normale crescita relazionale ed emotiva
del bambino, fino a fargli acquisire da adulto, quello che il dott. Bitetti definisce: “l’abito del balbuziente”.
La balbuzie, o meglio il balbettìo, nelle fasi iniziale è un meccanismo adattativo che dovrebbe essere
abbandonato in tempi brevi, ecco perché è necessario intervenire precocemente, soprattutto prima del
periodo adolescenziale, ancora meglio prima che si cronicizzi in maniera definitiva.

L’approccio Integrato è una terapia d’avanguardia, una tecnica risolutiva, nel vero senso della parola. Non
ç’è terapia più precisa e profonda di questa, proprio perché va nella giusta direzione, che è poi quella di
risolvere i delicati meccanismi interni ed esterni del problema. La divulgazione dei libri sulla balbuzie sono
un completamento di un processo di approfondimento, di un disturbo che non va assolutamente
sottovalutato.

Il dott. Antonio Bitetti, inoltre, ha esteso il suo modello di intervento di cura anche in maniera preventiva,
in quei bambini al di sotto dei 4-5 anni, che hanno mantenuto attivo il balbettìo, ma non possono essere
definiti bambini balbuzienti. Questa estensione del suo Approccio Integrato è una conquista e una novità
assoluta nel panorama nazionale e si rivolge ai genitori che vorrebbero intervenire in tempi rapidi, ma non
ricevono risposte adeguate da nessun ambito in Italia

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A VIBO VALENTIA L’APPROCCIO INTEGRATO

A VIBO VALENTIA UNA STRUTTURA CHE SI OCCUPERÀ DI BALBUZIE ATTRAVERSO L’APPROCCIO INTEGRATO.

Incontriamo il dott. Antonio Bitetti per approfondire un mondo affascinante, quello della balbuzie, e del suo Approccio Integrato che, a breve, arriverà anche nella provincia di Vibo Valentia e sarà il punto di riferimento per la Calabria e anche per la vicina Sicilia.1. Prima di addentrarci nell’argomento principale, potrebbe darci qualche informazione sul suo percorso professionale?
Mi sono laureato in Psicologia presso l’Università “ La Sapienza” di Roma e ho effettuato un percorso di gruppo-analisi con il compianto Prof. Leonardo Ancona, pioniere in Italia di tale metodica, presso il Policlinico “A. Gemelli”. Sono abilitato alla professione di psicoterapeuta e oltre alla abilitazione presso l’Ente Federale Svizzero della sanità a Berna, sono membro associato della American Psychological Association. Inoltre, sono professore a contratto presso l’Università degli Studi Roma TRE. Ho lavorato nel campo della riabilitazione e della formazione, come trainer di docenti in diverse scuole italiane, nel campo della dispersione scolastica e del bullismo, sia a scuola e sia nelle dinamiche di gruppo. Sono specializzato in ippoterapia e ho maturato esperienza anche nel campo delle tossicodipendenze. In Italia sono conosciuto soprattutto per i miei studi sulla balbuzie attraverso il mio modello interpretativo e metodologico, denominato: “ Approccio Integrato”.2. Può spiegarci, brevemente, che cos’è la balbuzie?
La balbuzie, secondo la mia ventennale esperienza di ricercatore e di terapeuta è un problema di relazione, anche se l’aspetto più rilevante è la difficoltà di linguaggio, che rappresenta il sintomo di maggiore evidenza. Difatti, il balbuziente nel chiuso della propria stanza, non sottoposto a giudizio esterno parla benissimo. Purtroppo, da decenni prevale una cultura rieducativa di tale disturbo, sostenuta dalla più evidente difficoltà manifesta. Si è più portati a credere che la balbuzie possa essere un disturbo di linguaggio perché si è fatta poca ricerca in tal senso e perché non si è studiato abbastanza il dinamismo sottostante di questo disturbo. Molti anni fa in un simposio internazionale svoltosi a Roma, mi sono confrontato con il Prof. Yairi dell’Università di Chicago, il quale sosteneva l’ipotesi genetica della balbuzie, ma è giusto rilevare che il balbuziente non solo non balbetta sempre e nella stessa intensità, ma da solo e ad alta voce, parla senza nessun intoppo verbale. Un problema genetico non può avere tutte queste variazioni, è troppo strutturato su base organica e la balbuzie secondo me non ha elementi di vera organicità, tranne, forse per alcuni aspetti accessori, o di supporto all’instaurarsi del disturbo. Nell’arco di circa vent’anni ho pubblicato tre libri sulla balbuzie, nei quali ho spiegato ampiamente le dinamiche emozionali e relazionali della balbuzie. A tal proposito, sono stato invitato alla convention dell’American Psychological Association dello scorso anno, a Denver, in Colorado (USA), per illustrare le mie ricerche ai colleghi di diversi Paesi.3. Lei sostiene da tempo una tipologia di intervento definita “Approccio integrato”, in che cosa consiste?
Ho definito “ Approccio Integrato” il mio modello di intervento terapeutico sulla balbuzie, proprio per le caratteristiche di intervento, sia sul sintomo della disfluenza e sia sulle difficoltà che il balbuziente manifesta nelle diverse fasi della sua vita di relazione. E’ un approccio d’avanguardia che interviene nei diversi aspetti della problematica e non sull’unico aspetto della difficoltà verbale, come i tanti si soffermano a trattare, da sempre. A tal proposito ho richiesto una commissione scientifica presso il Ministero della Sanità, per cercare di fare un significativo passo avanti nella terapia della balbuzie nel nostro Paese.4. Il suo “Approccio Integrato” è ormai ampiamente diffuso su tutto il territorio nazionale, e ha anche varcato i confini italiani per approdare in tutto il mondo, quali sono i suoi punti di forza?
I punti di forza sono soprattutto la ricerca approfondita delle dinamiche sottostanti al problema e l’analisi di tutti quegli aspetti riguardanti le idee irrazionali che il balbuziente si è creato nei primi anni di insorgenza del suo disturbo. C’è da premettere che tutti abbiamo vissuto la fase del cosiddetto balbettìo, tipico del bambino che inizia ad esercitarsi con il significato e il valore del proprio linguaggio, così come avviene nel processo di apprendimento dell’attività motoria. I miei studi si sono concentrati su un aspetto che vado studiando da molti anni e che riguarda il meccanismo di controllo sulla fonazione. Difatti, a parer mio e sulla base di migliaia di casi trattati in Italia e all’estero, il bambino candidato a diventare un ragazzo o un adulto balbuziente, fa una cosa che non dovrebbe fare e cioè, controlla il suo linguaggio nel momento in cui si relaziona con gli altri, per una sottostante paura del giudizio altrui. C’è da chiedersi cosa controlla e perché controlla. La risposta la troviamo in quelle dinamiche aggressive sottostanti al disturbo. Di sicuro il balbuziente trattiene emozioni forti che non riesce ad esprimere e quindi, controlla e blocca sul nascere questa possibilità, poiché ne ha paura. A questo punto, è ovvio che il trattamento del problema non può essere limitato alla semplice rieducazione, come abitualmente si fa da sempre, ma è necessario far capire alle famiglie con bambini balbuziente e ai balbuzienti adulti che il loro disturbo va affrontato in maniera completa, proprio come faccio da sempre con il mio “Approccio Integrato”. Il mio ultimo libro sulla balbuzie, dal titolo: “ La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, 2010” è stato tradotto anche in inglese e tedesco.5. Come reagiscono i pazienti a questo tipo di approccio?
Quando il balbuziente capisce di essere di fronte ad un modello terapeutico che coglie tutti gli aspetti del suo problema, si sente risollevato, compreso e in buone mani. In cuor suo, il balbuziente capisce qual è la dinamica del suo problema, ma non riesce ad inquadrarla in maniera completa ed organizzata, ed è per questo che il mio è un modello completo di terapia e viene apprezzato da subito. Infatti, sono stato il primo in Italia a spiegare la necessità di superare le tecniche rieducative di tipo fonetico o fonatorio o respiratorio, poiché sono tecniche che non completano il processo di verifica e di interpretazione del disturbo chiamato balbuzie. Se non si affrontato le ansie e le paure che il balbuziente vive, è difficile pensare che una semplice tecnica possa risolvere completamente il problema. Ed è per questo che dal 2001 al 2016 ho pubblicato quattro libri su questo argomento, i primi tre sulla balbuzie e il quarto, sul meccanismo del controllo (A. Bitetti. Emozioni, Comportamento e Controllo, IEB Editore, 2016), come elemento centrale di tutta la questione, con l’intento di creare una nuova cultura di approccio alla balbuzie su tutto il territorio nazionale.

6. Ci sono degli indicatori sulle percentuali di casi di balbuzie nella nostra regione?
Non ci sono dati aggiornati al riguardo. Due anni fa, una giornalista spagnola della TVSE di Madrid che voleva intervistarmi, mi diceva che in Spagna sono più di 800.000 le persone affette da balbuzie e secondo l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) nel mondo si calcola una media dell’1-2 dell’ intera popolazione mondiale. Sono dati che fanno riflettere.

7. La sede nazionale si trova a Milano (via S. Antonio, 5), perché ha avvertito la necessità di creare un punto di riferimento anche nella provincia di Vibo Valentia?
Ho trattato molti pazienti calabresi che mi hanno raggiunto a Milano, o in altre città più vicine alla Calabria e ho scoperto attraverso il mio lavoro degli amici, amici veri, che mi hanno invitato a creare delle premesse di fattiva collaborazione, mettendo a disposizione una moderna ed efficace struttura. Per questo, nel dare risposte terapeutiche più immediate ed efficaci, ai tanti pazienti della Calabria che vorranno usufruire del mio modello terapeutico, si è pensato di creare un punto di riferimento, in pianta stabile, senza la necessità di fare grossi spostamenti. In più, nel far convergere pazienti della vicina Sicilia, che potranno trovare più comodo incontrarmi e chiedere consigli sul problema di cui stiamo argomentando. Vibo Valentia, si presta bene come centro geograficamente ben posizionato sul territorio.

8. Sono previsti corsi di formazione permanenti sulla terapia della balbuzie anche in Calabria?
Certamente si, la sede di Vibo Valentia dovrebbe diventare un punto di riferimento regionale e come dicevo prima, anche per quelle famiglie della vicina Sicilia che vorranno usufruire del mio “Approccio Integrato”. Si farà terapia individuale e di gruppo, sia nei bambini, nei ragazzi adolescenti e sia negli adulti affetti da balbuzie. La sede dovrebbe diventare anche la location per iniziative di divulgazione degli ultimi due libri su tutto il territorio, così come si è già fatto in altre regioni d’Italia e tra poco anche all’estero. Lo scopo è di creare un punto di riferimento stabile e funzionale a tutto vantaggio di coloro che usufruiranno del servizio messo a disposizione.

9. Quale messaggio vuole lasciare ai professionisti calabresi? E quale a chi soffre di balbuzie?
Un messaggio intriso di fiducia e di ottimismo nella cura della balbuzie. Il balbuziente va curato in tutta la sua manifestazione e non in maniera parziale o parcellizzata. Dobbiamo superare paure ed ostacoli, perché un linguaggio forte e sicuro offre più possibilità di affermazione nella vita. Quindi, l’intento è anche quello di creare e di radicare una cultura più forte e più completa riguardo alla balbuzie e se si creeranno i presupposti, sono disposto ad organizzare corsi di formazione per specialisti del settore, soprattutto rivolto a logopediste, psicologi, medici foniatri e altri.

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BALBUZIE E ATTACCHI DI PANICO

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Intervista in diretta su TELENORBA. Il dottor Bitetti, ospite della trasmissione ” Buon Pomeriggio” con Michele Cucuzza e Mary De Gennaro, ha affrontato il tema dell’ansia e degli attacchi di panico e non ha trascurato di collegare questi temi alla balbuzie, la quale è strettamente correlata all’ansia in molteplici situazioni.

La letteratura scientifica sul problema balbuzie è molto scarna, gli unici lavori di un certo livello sono frutto di percorsi di balbuzienti che poi sono giunti ad occupare importanti direzioni di dipartimenti di patologia del linguaggio in università americane, come Fred Murray o il prof. Yairi dell’Università di Chicago. I miei lavori editoriali sulla balbuzie sono stati pubblicati nel 2001 (Analisi e prospettive della balbuzie, Verona) nel 2006 ( La balbuzie. Un problema relazionale, Roma) ed infine il terzo volume ( La balbuzie Approccio Integrato ) Milano, 2010.

Il problema della balbuzie è di grande attualità e di notevole impatto sociale. Proprio per il grande valore che la comunicazione riveste in questo preciso momento storico e culturale.

Se ne sta parlando anche in televisione, perché alcuni noti personaggi televisivi, hanno dichiarato pubblicamente di aver sofferto di balbuzie in età giovanile, sembra che non ci si vergogna più di dirlo agli altri e questo è un bene. Chiaro il riferimento al conduttore televisivo Paolo Bonolis o all’attore Filippo Timi.

Ma c’è molto ancora da fare, perché l’incidenza del problema è alta e non tutti espongono apertamente la propria difficoltà. Si parla sempre poco di quelle sofferenze sottili, non apertamente manifestate, di quelle sofferenze che non ricevono finanziamenti o aiuti, ma che lasciano comunque solchi profondi nell’animo, non solo di chi le vive in prima persona, ma anche in chi gli sta vicino, molto spesso anche con l’aggravio di una stupida derisione.

Diceva Otto Fenichel, allievo di S. Freud :

La parola è vita, il mutismo è morte”, collocando perciò la balbuzie in una condizione di stallo, di assurda ambivalenza tra le due istanze.

 

 

BALBUZIE E ATTUALITA’

 

La definizione di “Approccio Integrato” è stata introdotta dal Dott. Antonio Bitetti molti anni fa, precisamente nel 1997, con lo scopo di meglio definire l’atteggiamento terapeutico da adottare nella cura della balbuzie, sia nella balbuzie infantile e sia nella balbuzie degli adulti.

Fu poi successivamente presentato dal Dott. Bitetti nel 1999, in occasione del XXXIII Congresso Nazionale di Foniatria e Logopedia, che in quella circostanza si svolse a Bari, dove fu invitato dal comitato scientifico per tenere una comunicazione sulla balbuzie alla vasta platea scientifica lì convenuta.

Soprattutto il termine di Approccio, successivamente ripreso da tanti altri, a volte in maniera inadatta, va a collocarsi in quello che il Dott. Bitetti definisce il modo più preciso e significativo riguardo al modo di porsi nel trattamento e nella cura del problema balbuzie.

Questo modo di porsi però può risultare sterile, se non è sostenuto da una profonda conoscenza di tutte quelle dinamiche interne e relazionali che stanno alla base del problema. Non ci dobbiamo fare abbagliare dalla continua proposta di tecniche di cura della balbuzie. Ricordiamoci che questo disturbo non è possibile curarlo con una tecnica, poiché ha in essere tutta una serie di dinamiche che vanno focalizzate e chiarite.

Molti balbuzienti, sottoposti a tecniche, molto simili tra di loro, basate soprattutto su tecniche fonatorie e respiratorie trovano giovamento iniziale e danno la sensazione di poter superare definitivamente il problema, spingendosi ad affermare di essere completamente guariti. Invece, con il passare del tempo, iniziano ad avvertire i segni di un ritorno della sintomatologia, che come il Dott. Bitetti afferma da sempre, sono i segnali di un ritorno al passato, segnali tipici di una non vera guarigione.

Per il Dott. Bitetti, guarire dalla balbuzie significa allontanarsi dall’idea di controllo sulla fonazione e dal pensiero negativo che attanaglia il balbuziente nel suo modo di pensare, senza tralasciare il fatto di dover recuperare anche le capacità di relazionarsi senza difficoltà, perse con il procedere degli anni.

Pensare di avanzare da queste difficoltà con semplici tecniche, o strategie, soprattutto proposte da persone inesperte, è una pia illusione. ( A. Bitetti, Emozioni Comportamento e Controllo, IEB Editore, Milano 2016).
Per salvaguardare l’intenso lavoro di ricerca del Dott. Bitetti, svolto in tanti anni di sperimentazione e studio, è stato pubblicato il volume dal titolo chiaro e significativo: La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, Milano, 2010.

Non essendoci ricerca seria sul problema della balbuzie, spinge molti ex-balbuzienti a porsi come “terapeuti”, a volte senza nessun titolo specifico, senza preparazione seria e qualificata, il tutto, condito solo da una buona dose di marketing e pubblicità. Chi ne fa le spese è il balbuziente stesso, o le famiglie dei balbuzienti.

La balbuzie dovrebbe diventare un terreno di ricerca vera, basata su dati attendibili e verificabili. Inoltre, dovrebbe essere più chiaramente definita nella sua sintomatologia e sul significato vero e profondo, non soffermandosi unicamente sulla disfluenza del linguaggio, come da sempre si fa, in tanti ambiti.

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124th ANNUAL CONVENTION, AUGUST 4-7, 2016 ( DENVER, COLORADO )

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In occasione della prossima Convention dell’American Psychological Association,
che si terrà a Denver, in Colorado, il Prof. Antonio Bitetti invitato in qualità di
membro effettivo
, avrà la possibilità di presentare un suo nuovo libro, in imminente uscita.

Questo suo nuovo sforzo editoriale, in continuità rispetto alle sue ricerche nel campo
della balbuzie, sarà incentrato sulle complesse dinamiche
del controllo emozionale
, vero baluardo del problema balbuzie e di altre difficoltà psicologiche.

La convention americana sarà la giusta cornice per presentare alla vasta platea americana,
l’ampio lavoro che il prof. Bitetti da molti anni sta facendo nel campo della ricerca
e della terapia sulla balbuzie e non solo, in Italia e all’estero.

Link ufficiale:
http://www.apa.org/convention/index.aspx

RICERCA SCIENTIFICA E BALBUZIE

Sul problema specifico della balbuzie, la ricerca scientifica da troppo tempo stenta a decollare, anzi, per dirla tutta, in questo campo siamo molto lontani da un modello di ricerca interdisciplinare e su vasta scala che dovrebbe tendere a dare risposte adeguate sulle implicazione di aspetti cognitivi ed emozionali del linguaggio.

Sarebbe opportuno produrre nuovi dati statistici, che potrebbero rappresentare un importante serbatoio da dove attingere risposte adeguate per screening a breve, medio e lungo termine.

Sarebbe di notevole interesse per la ricerca anche un confronto tra le diverse scuole interpretative e metodologiche, per cercare di dare un nesso causale tra eventuali aspetti organici del problema, ovvero la predisposizione o la familiarità del disturbo e tutti quegli aspetti psicologici ed ambientali che condizionano la prestazione verbale in contesti diversi.

Se ci mettessimo nei panni di una famiglia che ha un figlio balbuziente, ci troveremmo a che fare con una realtà decisamente complessa in cui la proposta di intervento è soprattutto quella logopedica, almeno nelle strutture pubbliche.

I professionisti che operano con questa impostazione, da sempre quella di riferimento nell’ambito della sanità pubblica, certamente si impegnano a fare al meglio il loro lavoro, ma ammettono candidamente di non avere i requisiti formativi, oltre che interpretativi del disturbo che sono chiamati a trattare.

Anche lo specialista medico, punto di riferimento del settore, non ne sa di più e solitamente, per prassi, delega l’intervento alle logopediste. Manca la visione d’insieme da molti auspicata e fortemente richiesta, soprattutto da chi vive in prima persona la difficoltà del problema.

Persino il pediatra, che a volte è lo specialista di prima istanza consultato dalla famiglia non dice tanto, si sofferma a dare delle rassicurazioni. Ipotizzando che la balbuzie possa avere una evoluzione positiva con il passare del tempo, tende a tranquillizzare i genitori, nell’attesa che eventi occasionali modifichino in meglio la condizione.

Si sa che la balbuzie, ed è un dato statistico, una volta consolidata, cronicizzata, con l’entrata del bambino a scuola, tende a permanere nel repertorio comportamentale, fino ad incitarsi nella personalità, diventando quel disturbo complesso appena descritto.

 

CAUSE DELLA BALBUZIE

 

Da un punto di vista medico c’è una tendenza ad interpretare su base organica i problemi di difficile comprensione. In effetti non si può dar torto a chi, intravedendo una indubbia complessità interpretativa della balbuzie, tende a credere ad una implicazione organica.

Tale ipotesi organicistica o genetica, va a naufragare contro la evidente fluidità di parola che il balbuziente manifesta nella quiete della propria stanza, o in qualunque altro contesto dove non è soggetto allo sguardo ed al giudizio altrui.

Da diversi anni si susseguono notizie da fonti diverse e che parlano di identificazioni genetiche del problema, annunciando imminenti terapie geniche, ma dopo un po’ di tempo tutto passa nel dimenticatoio. Difatti, il gene o i geni responsabili della balbuzie non sono stati mai individuati e persino le aree neurologiche coinvolte non trovano esaurienti spiegazioni.

Un esempio recentissimo è questo articolo, tratto da fonte AGI:

(AGI) – Washington, 21 feb. – La balbuzie e’ genetica. Un gruppo di ricercatori del National Institutes of Health americano ha identificato tre mutazioni genetiche che influenzano il modo in cui il cervello elabora il discorso e che sono molto comuni nelle persone che balbettano. I risultati sono stati presentati in occasione del meeting dell’American Association for the Advancement of Science in corso a Washington.

“E’ chiaro che questi difetti non sono la sola causa del disturbo”, ha precisato Dennis Drayson, scienziato che ha coordinato lo studio. “Una grande frazione del disturbo – ha continuato – non e’ probabilmente genetica per tutti, ma questi geni ci stanno fornendo un sacco di sorprese”. “A occhio e croce – ha detto Drayson – circa la meta’ delle balbuzie e’ dovuta a quello che ereditiamo dalla famiglia”. Al momento gli scienziati americani hanno creato in laboratorio un topo geneticamente modificato che ha le mutazioni genetiche individuate. Ora i ricercatori sono convinti di poter trovare una cura per trattare la balbuzie genetica.

Emblematico il caso di un altro ricercatore, il dottor Dennis Drayna, del National Institute on Deafness and Other Communication Disorders che in un’ intervista, affermava che: “molti aspetti sono stati suggeriti essere causa del disturbo, ma nessuno di loro ha confermato però di essere vero. Per la prima volta, oggi, conosciamo una delle cause del disordine”. Continua dicendo: “Le persone che sono aiutate da un tipo di terapia possono essere persone con una mutazione in uno di questi geni, mentre persone che sono aiutate da un’altro tipo di terapia possono essere persone con una mutazione in un altro dei geni che abbiamo identificato. Per la prima volta possiamo chiederci: perchè alcune cure funzionano bene per certuni e non per altri ?”

La scoperta necessita ulteriori studi, ma riaccende la luce della speranza, con l’obiettivo di riuscire ad affrontare il disturbo con terapie sempre più efficaci, inoltre, come dice bene Jane Fraser, presidente della Stuttering Foundation of America: “I genitori non causano la balbuzie, e questa ricerca dovrebbe togliere il fardello della colpa dalle loro spalle”.

E’ evidente però che lo studio sui topi è ben diverso dallo studio sull’uomo, anche perché i topi non hanno sviluppato il linguaggio, a differenza degli esseri umani che sono le uniche creature a possederlo, con la ben chiara implicazione relazionale che il linguaggio comporta.

Sono informazioni ad orologeria, mai documentate seriamente e mai espresse dettagliatamente, attraverso l’identificazione del gene o dei geni che causano la balbuzie. Si ha il sospetto che da diverse parti si voglia spostare l’interesse verso un settore di intervento su base medica, con quella cultura riabilitativa che di per sé è obsoleta, tentando maldestramente di mantenere fermo un dominio curativo che ormai è ampiamente datato.

Anche perché e bisogna sottolinearlo, se fosse vera la causa genetica, tutte le cure logopediche e riabilitative del linguaggio adesso praticate su larga scala, non avrebbero senso ed utilità. Per capire meglio i meccanismi intrinseci della balbuzie consigliamo la lettura dell’ultimo libro del Dott. Bitetti incentrato sul meccanismo del controllo emozionale. (A.Bitetti, La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, Milano,2010)

ISTITUTO EUROPEO BALBUZIE - la balbuzie negli adulti dott. Bitetti - cura per la balbuzie - definizione di balbuzie

 

Nella stragrande maggioranza dei balbuzienti è certa la conoscenza di quella variabilità del problema in rapporto alla presenza di persone, soprattutto di estranei o ritenute importanti. La sintomatologia del balbettare è variabile a seconda del contesto dove il balbuziente viene ad interagire e a seconda delle persone con cui si relaziona.

Ad esempio, il bambino balbuziente teme fortemente l’interrogazione a scuola, oppure, se è chiamato a ripetere un argomento già esposto. E’ in un continuo stato di fibrillazione nel timore di essere chiamato ad esprimersi davanti ai suoi compagni. Invece è facilitato nel rapporto con persone amiche, che non lo impegnano molto sul piano del valore personale e preferibilmente, non protese a giudicarlo.

A volte, se la sintomatologia è forte, può essere addirittura esonerato dalla lettura ad alta voce, con ripercussioni sulla propria autostima e con una conseguente stigmatizzazione di tutta la sua condizione.

Nell’adolescente balbuziente, la difficoltà di linguaggio può avere forti ripercussioni sulla normale evoluzione caratteriale, già di per se difficile a quella età. Possono instaurarsi momenti di isolamento nel non potersi esprimere adeguatamente con il gruppo dei pari, manifestando note anche di forte autosvalutazione e a volte anche di autocommiserazione, con marcate tinte depressive.

Tutti aspetti che devono far riflettere sulla importanza di un problema, che si estrinseca sul linguaggio come dato finale della sintomatologia, ma che investe una sfera molto più ampia, quella della propria personalità e soprattutto, del modo di pensare di se in rapporto agli altri.

Non intervenendo processi di effettivo cambiamento, il bambino o l’adolescente balbuziente, rischia fortemente di diventare un adulto balbuziente, con grave compromissione dell’assetto relazionale, ai vari livelli operativi di tutta la personalità.

Ecco perché è fortemente riduttivo pensare al problema della balbuzie, come ad un semplice problema di linguaggio. Pensare ciò, limita fortemente tutto il discorso e trascura l’importanza del significato psicologico e relazionale che il linguaggio rappresenta per l’essere umano nella sua interazione quotidiana.

Coloro che sono fermi a credere che la balbuzie rappresenta solo un semplice disturbo della fluenza verbale, come di solito accade nella cultura di impostazione rieducativa, tendono a  perdere di vista il valore fortemente psicologico del linguaggio, strumento estremamente sofisticato che il genere umano ha elaborato per veicolare pensieri ed emozioni.

La presenza di una vasta popolazione di balbuzienti adolescenti ed adulti, la dice lunga sul fatto che più di tanto non si è potuto fare nell’infanzia, o non si è saputo fare. Va da se che molte rinunce sono state fatte dalle famiglie con bambini balbuzienti, proprio nella impossibilità di trovare risposte adeguate nei tempi idonei per tentare di invertire la condizione. Ma in cuor suo, chi balbetta sa che la situazione interna non è così semplice come la si vuole far credere.

Il balbuziente conosce le sue paure interne, le posizioni rigide da un punto di vista cognitivo, la irrazionalità di alcune sue idee e che vanno a pregiudicare la possibilità realistica di avere un adeguato rapporto interpersonale. La comunicazione umana non dovrebbe essere una esperienza sofferta, come lo è nel caso del balbuziente, che a volte non è capace di fare una semplice telefonata, o provare grande sofferenza anche nel chiedere una semplice consumazione al bar.

Sul piano della comunicazione interpersonale, quello che è semplice e a volte piacevole per il normoloquente, diventa pura sofferenza per il balbuziente. Tale stato di cose pregiudica il balbuziente dal poter investire adeguatamente le proprie risorse culturali ed umane nell’ambito sociale, ed è per questo che il problema balbuzie può diventare un limite nella realizzazione personale, a scapito anche della ricchezza di tutto il contesto del gruppo di riferimento.

Se è vero il concetto che la emancipazione e la partecipazione alla vita di relazione creano ricchezza, una forte limitazione di tali possibilità certamente crea impoverimento, a scapito ovviamente, di tutta la collettività. A questo punto è legittimo pensare che la balbuzie non rappresenta più un disturbo solo soggettivo, della sfera personale. L’atteggiamento del singolo, con le sue paure e le sue incertezze a comunicare, creando un blocco di quella energia psicologica e relazionale, porta ad un certo impoverimento nel processo di crescita collettiva.

Ecco perché è importante limitare l’incidenza di questo problema sin dall’infanzia, cercando di dare le migliori possibilità al bambino balbuziente. Non permettendo di superare la soglia della adolescenza, limite importante, affinché non diventi elemento grave di difficoltà relazionale e quindi, adoperandosi molto per sganciarsi da questo modello comunicativo nel più breve tempo possibile.