EMOZIONI E BALBUZIE

Una cosa accomuna tutti gli esseri viventi: le emozioni. Che ne siano consapevoli o meno, vivono in ogni istante un flusso emotivo straordinario: gioia, tristezza, paura, ansia, angoscia, euforia, ecc.

BALBUZIE E ATTUALITA’

Cosa si dice del problema balbuzie

La definizione di “Approccio Integrato” è stata introdotta dal Dott. Antonio Bitetti molti anni fa, precisamente nel 1997, con lo scopo di meglio definire l’atteggiamento terapeutico da adottare nella cura della balbuzie, sia nella balbuzie infantile e sia nella balbuzie degli adulti.

Fu poi successivamente presentato dal Dott. Bitetti nel 1999, in occasione del XXXIII Congresso Nazionale di Foniatria e Logopedia, che in quella circostanza si svolse a Bari, dove fu invitato dal comitato scientifico per tenere una comunicazione sulla balbuzie alla vasta platea scientifica lì convenuta.

Soprattutto il termine di Approccio, successivamente ripreso da tanti altri, a volte in maniera inadatta, va a collocarsi in quello che il Dott. Bitetti definisce il modo più preciso e significativo riguardo al modo di porsi nel trattamento e nella cura del problema balbuzie.

Questo modo di porsi però può risultare sterile, se non è sostenuto da una profonda conoscenza di tutte quelle dinamiche interne e relazionali che stanno alla base del problema. Non ci dobbiamo fare abbagliare dalla continua proposta di tecniche di cura della balbuzie. Ricordiamoci che questo disturbo non è possibile curarlo con una tecnica, poiché ha in essere tutta una serie di dinamiche che vanno focalizzate e chiarite.

Molti balbuzienti, sottoposti a tecniche, molto simili tra di loro, basate soprattutto su tecniche fonatorie e respiratorie trovano giovamento iniziale e danno la sensazione di poter superare definitivamente il problema, spingendosi ad affermare di essere completamente guariti. Invece, con il passare del tempo, iniziano ad avvertire i segni di un ritorno della sintomatologia, che come il Dott. Bitetti afferma da sempre, sono i segnali di un ritorno al passato, segnali tipici di una non vera guarigione.

Per il Dott. Bitetti, guarire dalla balbuzie significa allontanarsi dall’idea di controllo sulla fonazione e dal pensiero negativo che attanaglia il balbuziente nel suo modo di pensare, senza tralasciare il fatto di dover recuperare anche le capacità di relazionarsi senza difficoltà, perse con il procedere degli anni.

Pensare di avanzare da queste difficoltà con semplici tecniche, o strategie, soprattutto proposte da persone inesperte, è una pia illusione. ( A. Bitetti, Emozioni Comportamento e Controllo, IEB Editore, Milano 2016).
Per salvaguardare l’intenso lavoro di ricerca del Dott. Bitetti, svolto in tanti anni di sperimentazione e studio, è stato pubblicato il volume dal titolo chiaro e significativo: La Balbuzie Approccio Integrato, IEB Editore, Milano, 2010.

Non essendoci ricerca seria sul problema della balbuzie, spinge molti ex-balbuzienti a porsi come “terapeuti”, a volte senza nessun titolo specifico, senza preparazione seria e qualificata, il tutto, condito solo da una buona dose di marketing e pubblicità. Chi ne fa le spese è il balbuziente stesso, o le famiglie dei balbuzienti.

La balbuzie dovrebbe diventare un terreno di ricerca vera, basata su dati attendibili e verificabili. Inoltre, dovrebbe essere più chiaramente definita nella sua sintomatologia e sul significato vero e profondo, non soffermandosi unicamente sulla disfluenza del linguaggio, come da sempre si fa, in tanti ambiti.

124th A.P.A. Annual Convention – Denver, Colorado ( USA )

In occasione della prossima Convention dell’American Psychological Association, che si terrà a Denver, in Colorado ( USA ) è stato invitato il Dott. Antonio Bitetti. In qualità di membro effettivo della prestigiosa associazione degli psicologi americani avrà la possibilità di presentare un suo nuovo libro, in  imminente uscita.

Questo suo nuovo sforzo editoriale, in continuità rispetto alle sue ricerche nel campo della balbuzie, sarà incentrato sulle complesse dinamiche del controllo emozionale. Vero baluardo del problema balbuzie e di altre difficoltà psicologiche.

La convention americana sarà la giusta cornice per presentare alla vasta platea americana, l’ampio lavoro che il Dott. Bitetti da molti anni sta facendo nel campo della ricerca e della terapia sulla balbuzie e non solo, in Italia e all’estero.

RICERCA SCIENTIFICA E BALBUZIE

La ricerca scientifica nel campo della balbuzie

Sul problema specifico della balbuzie, la ricerca scientifica da troppo tempo stenta a decollare, anzi, per dirla tutta, in questo campo siamo molto lontani da un modello di ricerca interdisciplinare e su vasta scala che dovrebbe tendere a dare risposte adeguate sulle implicazione di aspetti cognitivi ed emozionali del linguaggio.

Sarebbe opportuno produrre nuovi dati statistici, che potrebbero rappresentare un importante serbatoio da dove attingere risposte adeguate per screening a breve, medio e lungo termine.

Sarebbe di notevole interesse per la ricerca anche un confronto tra le diverse scuole interpretative e metodologiche, per cercare di dare un nesso causale tra eventuali aspetti organici del problema, ovvero la predisposizione o la familiarità del disturbo e tutti quegli aspetti psicologici ed ambientali che condizionano la prestazione verbale in contesti diversi.

Se ci mettessimo nei panni di una famiglia che ha un figlio balbuziente, ci troveremmo a che fare con una realtà decisamente complessa in cui la proposta di intervento è soprattutto quella logopedica, almeno nelle strutture pubbliche.

I professionisti che operano con questa impostazione, da sempre quella di riferimento nell’ambito della sanità pubblica, certamente si impegnano a fare al meglio il loro lavoro, ma ammettono candidamente di non avere i requisiti formativi, oltre che interpretativi del disturbo che sono chiamati a trattare.

Anche lo specialista medico, punto di riferimento del settore, non ne sa di più e solitamente, per prassi, delega l’intervento alle logopediste. Manca la visione d’insieme da molti auspicata e fortemente richiesta, soprattutto da chi vive in prima persona la difficoltà del problema.

Persino il pediatra, che a volte è lo specialista di prima istanza consultato dalla famiglia non dice tanto, si sofferma a dare delle rassicurazioni. Ipotizzando che la balbuzie possa avere una evoluzione positiva con il passare del tempo, tende a tranquillizzare i genitori, nell’attesa che eventi occasionali modifichino in meglio la condizione.

Si sa che la balbuzie, ed è un dato statistico, una volta consolidata, cronicizzata, con l’entrata del bambino a scuola, tende a permanere nel repertorio comportamentale, fino ad incitarsi nella personalità, diventando quel disturbo complesso appena descritto.

NUOVO MODELLO TERAPEUTICO

Nel nostro modello di intervento terapeutico si parte dal presupposto che il balbuziente va aiutato a comprendere che il suo linguaggio alterato è frutto di un modello di pensiero e di emotività che ha radici nella propria personalità.

“Il MIO EROE E’ DEMOSTENE!” – Intervista ad Antonio Bitetti

Intervista su TicinoLive.ch ad Antonio Bitetti, definito: ” il dottore dei balbuzienti”

Intervisto oggi per i lettori di Ticinolive uno specialista della cura della balbuzie: profondo conoscitore della materia, autore di libri, terapeuta di grande esperienza. Il dottor Antonio Bitetti, psicologo e psicoterapeuta, proviene dalla Puglia, precisamente da Santeramo in Colle ( Bari), e da poco tempo si è stabilito a Lugano. È stato lui stesso balbuziente e dalla balbuzie è guarito. Un’intenso racconto di grande interesse.

Un’intervista di Francesco De Maria.

Francesco De Maria Che cos’è la balbuzie?

Antonio Bitetti A differenza di quanti pensano che la balbuzie sia un problema di linguaggio, io ritengo che la balbuzie sia un problema di relazione, pur manifestandosi sul piano terminale a livello di linguaggio. Difatti, il balbuziente quando è solo parla benissimo e senza intoppi verbali. La balbuzie può essere di tipo clonico o di tipo tonico, in relazione alla sintomatologia manifesta, ma più spesso e di tipo misto, con la presenza di entrambe le caratteristiche.

Qual è la causa della balbuzie?

AB Dopo una mia personale esperienza di balbuzie brillantemente superata e dopo venti anni di esperienza professionale sul campo, posso affermare che la componente psicologica e relazionale, supera di gran lunga la tesi di quanti ipotizzano un coinvolgimento genetico nella eziopatogenesi di questo disturbo. Ho sostenuto in diversi simposi e convegni scientifici che la causa principale del problema sta in una forte componente autosvalutativa del balbuziente, tendente a proiettare sugli altri gli elementi negativi e infine lo strutturarsi di un meccanismo di controllo sulla parola, che diventa una zavorra del linguaggio e che va a condizionare tutta la prestazione verbale.

Quanti ne soffrono? La diffusione più o meno elevata del disturbo dipende dal gruppo etnico che si considera?

AB Da statistiche Dell’OMS , peraltro non aggiornate, si evince che la balbuzie incide i sul 2-3% della popolazione mondiale, in ogni angolo e latitudine del pianeta, ma è più presente nel sesso maschile: su dieci casi, otto sono maschi. Probabilmente gli elementi culturali incidono massicciamente sul dinamismo del problema. Difatti, il maschio è più della donna esposto a dover estrinsecare quella energia a matrice aggressiva, che è uno degli altri elementi importanti delle mie ricerche sul problema.

Quali sono i principali metodi terapeutici della balbuzie (anche in una visione storica)?

AB Se consideriamo il secolo scorso come inizio della moderna medicina, quella ad orientamento veramente scientifico e l’inizio della ricerca psicologica ad ampio raggio, possiamo affermare che da quel periodo e fino ad oggi la balbuzie è stata trattata sempre con la logopedia, cioè con tecniche rieducative e sintomatiche, senza mai incidere su quelle dinamiche sopra descritte. Il balbuziente è stato sempre visto in maniera ambigua dagli addetti ai lavori, proprio in funzione di questa variabilità del suo problema. Non vi è stata mai una vera ricerca scientifica su questo disturbo, addirittura possiamo affermare che qualcosa si è mosso solo grazie a delle iniziative personali di balbuzienti o ex-balbuzienti che come me hanno dato qualche contributo di idee e di ricerca.

La medicina e le istituzioni hanno fatto poco e niente in questo campo e, onestamente lo riconoscono pure loro, in quanto organismi deputati ad offrire risposte concrete ai tanti che soffrono di balbuzie.

Qualche anno fa mi sono confrontato con il Prof. Yairi di Chicago e lui sosteneva la teoria di una base genetica del disturbo, ma ho diverse prove cliniche di miei pazienti gemelli omozigoti, in cui uno aveva la balbuzie e l’altro non ne era affetto. Addirittura, casi in cui la balbuzie ha esordito prima in un fratello gemello e poi questo ha passato il testimone all’altro.

Nel panorama delle tecniche e si parla solo di tecniche, negli ultimi decenni hanno preso piede e si sono diffuse a macchia d’ olio, tecniche di cura basate sul canto o l’ utilizzo della melodia canora per curare la balbuzie.

Poi vi sono tecniche basate sul rilassamento per curare l’ ansia connessa con il problema ed infine tecniche sulla respirazione.

Una menzione a parte merita l’ipnosi che il maestro S. Freud aveva già utilizzato nella sua prima fase clinica, anche per curare una ragazza affetta da balbuzie, ma poi abbandonò tale metodica aprendosi alla strategia delle libere associazioni ed all’ interpretazione dei sogni.

Lei ha studiato a lungo il fenomeno e sull’argomento ha scritto ben tre libri. Nelle sue opere ci sono idee innovative? Quali? Ha elaborato un suo metodo originale di cura?

AB Le mie molteplici esperienze, personali e professionali, dopo una esperienza di gruppo analisi che mi ha condotto a fare luce su aspetti importanti del nostro dinamismo mentale, mi hanno fatto intravvedere idee che mi hanno portato a fare tanta sperimentazione clinica, fino a giungere a conclusioni che ho descritto e che secondo me sono le basi su cui poggia il problema della balbuzie.

A parte quello che ho già anticipato precedentemente, la mia ricerca più importante riguarda il meccanismo del controllo, vero fattore destruente di tutto il problema.

Ho descritto nei miei libri il fattore determinante di questo meccanismo che, appreso in età infantile, se non affrontato e curato può diventare parte integrante del repertorio caratteriale e comportamentale del balbuziente.

Altra mia importante ricerca è lo studio di quelle dinamiche aggressive che sottendono il dinamismo relazionale di chi balbetta. Difatti, secondo le mie ricerche, il balbuziente ha imparato a trattenere la sua rabbia e sbaglia, quindi controlla e trattiene una importante risorsa energetica determinante per la normale vita quotidiana.

Quando comunemente parliamo di grinta, di determinazione, parliamo proprio di questi aspetti, di una energia fondamentale che invece sia il balbuziente, ma anche il timido o il depresso, trattengono o negano, privandosi così di risorse importanti nella vita di ogni giorno.

Il mio modello di terapia l’ho definito ” Approccio Integrato” proprio perché ritengo che il problema vada affrontato in maniera completa e organizzata, partendo dal fatto che la balbuzie è un meccanismo complesso, così come è complessa la nostra personalità, e che risente di diversi aspetti: personali, culturali, sociali.

Lei ha curato moltissime persone. Quanto dura un trattamento? In quante/quali fasi si articola?

AB Nella mia vasta casistica clinica, ho curato diverse migliaia di balbuzienti di ogni età e in diversi Paesi, ho la conferma che un approccio integrato offre migliori garanzie di risultato. Il mio corso base dura dieci-dodici giorni e può proseguire con sedute di mantenimento, sia in gruppo e sia individualmente.

Importante far riconoscere al partecipante la necessità di un suo impegno, poiché tende a sottovalutare la determinazione al cambiamento. Difatti, e sono sempre mie ricerche, vi è una componente della personalità del balbuziente che lo spinge a delegare, a posticipare, e questi sono aspetti che nella mia prassi terapeutica vengono affrontati da subito, senza lasciare spazio alla passività e alla indecisione.

La mia terapia spinge inevitabilmente a un viraggio da una zona di negatività a una zona di forte positività, poiché solo pensando bene di se è degli altri è possibile relazionarsi con fiducia ed efficacia. Questo concetto vale molto per il balbuziente, ma vale anche per ciascuno di noi.

La cura può talvolta concludersi in un insuccesso?

AB Certo che l’ insuccesso sta in ogni aspetto terapeutico, sia in medicina e ancora di più nella cura psicologica, perché le variabili sono maggiori e dove l’aspetto motivazionale risulta fondamentale per il buon esito della terapia. Il terapeuta dovrebbe essere un esperto preparato a conoscere benissimo il problema, ma importante è la motivazione e la determinazione del paziente. Un capitolo a parte merita il bambino balbuziente che nella mia pratica clinica viene sempre accompagnato da un genitore o da entrambi ; essi partecipano al dinamismo terapeutico.

A volte, paradossalmente, i genitori sono coloro che offrono le maggiori resistenze al cambiamento, a differenza dei bambini, che invece sono i migliori candidati a superare brillantemente la loro balbuzie e che di solito seguono con entusiasmo il mio programma terapeutico.

Come organizza lei concretamente la sua attività terapeutica?

AB Di solito in Italia effettuo dinamiche di gruppo, piccoli gruppi, per diverse città, ovviamente le più importanti. Da un paio di anni mi avvalgo della tecnologia SKIPE e ho pazienti che seguo online, con un miglioramento nell’organizzazione e nei costi.

Adesso ho pazienti anche sud-americani che altrimenti non avrei potuto curare con le precedenti modalità organizzative. Comunque offro sempre un ventaglio di opportunità a tutto vantaggio dell’utenza, ma non trascurando l’ottimizzazione del tempo e dei costi.

Lei ha l’intenzione di esercitarla anche in Svizzera?

AB Sì. Mi sono trasferito a Lugano e credo possa diventare la giusta location per una forte espansione in Europa Centrale e soprattutto nei Paesi di lingua tedesca a forte cultura psicologica. Avendo tradotto il mio ultimo libro in tedesco, la Svizzera si sposa benissimo con tale mio progetto culturale e professionale. Mi auguro di avere interessanti risposte.

Conosce personalmente qualche specialista della balbuzie che già operi sul nostro territorio?

AB No, purtroppo ancora no, ma ho preso contatto con istituzioni locali e cantonali per avviare un dialogo ed offrire le mie ricerche a una popolazione che da sempre è attenta alla propria salute e al proprio benessere. In Svizzera la ricerca viene vista come un valore aggiunto e non come in altri posti dove questo non accade o accade con forte ritardo. e sono qui è perché credo in questo territorio e nella sua gente.

Immagino che uno dei suoi film preferiti sia “Il discorso del Re”…

AB Beh, a dire il vero, sul piano strettamente legato alla balbuzie, mi è parso scarso di contenuti, a parte la descrizione del vissuto del protagonista non ho intravisto altro. Resta comunque un gran bel film. Ma il mio preferito e che consiglio ai miei pazienti è ” Il Gladiatore” con Russel Crowe. In quel film è descritta tutta quella serie di elementi di personalità che ritengo importanti da apprendere per superare la balbuzie, soprattutto in età adulta.

Demostene, Cicerone (!), Virgilio, Napoleone, il matematico Tartaglia, Bruce Willis, Marilyn Monroe… Una lista di nomi illustri (l’ho presa da Wikipedia), che potrebbe essere molto più lunga. Che cos’avevano in comune questi – molto diversi, almeno all’apparenza – personaggi?

AB Per me Demostene è il balbuziente che prima di tutti ha capito cosa si nasconde dietro al problema e questo mi ha spinto a conoscerlo meglio, fino a dedicargli un intero capitolo del mio ultimo libro. Demostene aveva sperimentato su di sé gli stessi concetti che io esplicito nel mio Approccio Integrato ed è per questo che io lo ammiro più di altri personaggi, E’ stato coraggioso ed intuitivo, passando così alla storia, fino ad essere definito: il più grande oratore della storia greca. Semplicemente fantastico!

Esclusiva di Ticinolive. Riproduzione consentita citando la fonte.

http://bit.ly/IntervistaTicinoLive

INTERVISTA BALBUZIE su MyBestLife

La balbuzie, MyBestLife (26/04/2000)

La balbuzie affligge l’1,5% della popolazione italiana con un’incidenza maggiore sugli uomini. Sono per lo più persone che non hanno fiducia in se stesse e nelle proprie capacità: si autosvalutano, o meglio, tendono a trattenere le proprie energie, a scapito della competizione.

Si tratta di un blocco del normale fluire del linguaggio causato da un controllo ossessivo su di esso che provoca ansia la quale si manifesta con la balbuzie, appunto; è chiaramente un sintomo dalla palesi cause caratteriali e psicologiche. Nella maggior parte dei casi viene infatti affrontato basandosi su questi dati, altrimenti, l’alternativa è quella di rivolgersi ad un logopedista.

Spesso i risultati però non sono soddisfacenti poiché il problema viene affrontato considerando uno solo degli aspetti che caratterizzano il problema, mentre invece si dovrebbero considerare tutte le componenti del disturbo. A tal proposito il Prof. Antonio Bitetti ha ideato un sistema che prende in esame tutte queste componenti e che lo ha denominato “Approccio Integrato”.

 

Da un lato il problema si affronta con una terapia psicologica breve e mirata, lavorando sul carattere, sulla scarsa valutazione che il paziente ha di se stesso, aiutandolo a riacquistare fiducia; contemporaneamente si cerca di allontanare l’attenzione del paziente dalla bocca, quello che il Prof. Bitetti definisce “controllo sulla bocca” e di focalizzarla su zone del corpo neutre e periferiche del corpo. Di recente affermazione il lavoro su genitori di bambini molto piccoli, non ancora affetti da balbuzie consolidata, ma a scopo preventivo, per evitare la cronicizzazione dei primi episodi di balbettìo, il tutto attraverso una tecnica motoria che induce a depolarizzare il controllo.

Si tratta di una terapia da seguire sia individualmente e sia in gruppo poiché consente di condividere con altre persone i propri problemi ed i loro sviluppi. Il gruppo è costituito da pochi individui formati e selezionati da un terapeuta che valuta sulla base di elementi psicodiagnostici e motivazionali. Il trattamento si articola in incontri giornalieri della durata di 4-5 ore ciascuno per 10-14 giorni consecutivi; il proseguimento dipende poi dall’evoluzione personale di ogni singolo paziente, ma si calcola di ottenere una risoluzione del problema nel corso di alcuni mesi.